Rinascita pietra su pietra: la lezione di Pirzio Biroli

Gli interventi dell’architetto friulano hanno fatto scuola: dal borgo di Portis a quello di Santa Maria del Gruagno. Ha saputo proiettare con sensibilità interi paesi nel futuro

Michele Meloni Tessitori

Accanto al commissario straordinario Giuseppe Zamberletti e a una squadra di sindaci senza paura, il Friuli può oggi dire di essersi salvato dalla ricostruzione grazie a figure come Roberto Pirzio Biroli, l’architetto del “com’era dov’era”, non semplicemente per conservare e custodire, bensì per rianimare e proiettare borghi e paesi nel nostro presente ed è stato un miracolo.

Le comunità dell’area devastata dal sisma potevano dissolversi, allora si sarebbe detto parcellizzarsi e rimescolarsi, dominavano idee di città satellite costruite a valle, in zone più sicure, concentrando famiglie, vecchi abituati ai loro campi e bimbi con le ginocchia sbucciate dai giochi di cortile, così dissolvendo i legami custoditi da sentieri, acciottolati, piazze, orti.

Niente di tutto questo grazie a figure come Pirzio Biroli, incline alla bellezza dei paesaggi di Potsdam e Lubecca, esempi di rigenerazione urbana e rurale, vere e proprie ricostruzioni dell’ambiente conciliando architettura, storia e natura. Perché è così che si fa, forse i grandi ricostruttori degli anni Settanta vedevano corto e a volte anche oggi, anticipatori di periferie infelici e di ambiti vorrei, ma non posso.

L'architetto Pirzio Biroli
L'architetto Pirzio Biroli

Pirzio Biroli invece credeva nel restauro sensibile, per quel che si poteva. La sua idea era il lotto gotico, fare di un intero borgo un unico edificio da costruire insieme con i vecchi abitanti, uniti in cooperativa, resi essi stessi artefici del loro destino, fatti costruttori, anche se guidati, aiutati a preordinare le proprietà distrutte perché tornassero case con porticato, con strade comuni e dietro gli orti, per tutti. A pochi passi dalle rovine del vecchio abitato. Un unico edificio aggregato per particelle: così oggi abbiamo uno dei più felici esempi in Europa di borgo: Portis di Venzone.

Sempre a lui si deve l’invenzione del “cassero del Gruagno”, va Santa Margherita del Gruagno, nel comune di Moruzzo: combinazione di nuovo e di antico sull’esempio dell’ingegneria dei romani. Forte del sostegno degli abitanti costituiti in cooperativa di proprietari, Pirzio Biroli allestì un cantiere simultaneo di ripristino scongiurando la permanenza nelle baracche. L’idea consisteva nel realizzare un sistema di muratura antisismica con cemento e armature a sostegno delle pietre originali recuperate a una a una anche con l’aiuto di studenti stranieri venuti a dare una mano. Si smontavano le pietre e si riutilizzavano inserendo all’interno armature in ferro e cemento armato all’insegna del recupero filologico e della sicurezza.

L’aspetto storico era salvo, il paesaggio era restituito intonso, nessuno stravolgimento, tutto come prima, meglio di prima: a prova di terremoto.

Questa sperimentazione divenne un modello pilota che influenzò la legge sulla ricostruzione. Fu le fondamenta del “modello Friuli”, della ricostruzione “com’era e dov’era”, in sicurezza e con il concorso della comunità. Tanto che a volerla inaugurare fu lo stesso Zamberletti, il commissario simbolo della rinascita insieme con il presidente della Regione Antonio Comelli. La consideravano il fiore all’occhiello della stagione della ripartenza.

Pirzio Biroli è un gentleman, ma accetterebbe scommesse: «È questo il futuro dei nostri centri storici», dice sempre. La sua è una figura di intellettuale, di un uomo di buon gusto. La sua sensibilità di architetto si è nutrita di un grande e doloroso passato familiare, si distende nei giardini e nelle vestigia del Castello di Brazzà caro allo scopritore di Brazzaville in Congo e a Fey von Hassell, sua madre, testimone del coraggioso tentativo del padre Ulrich, ambasciatore tedesco a Roma, di fermare la furia nazista, giustiziato dopo il fallimento dell’Operazione Valchiria. Egli stesso porta queste ferite su di sé, salvato dalla deportazione, ancora bambino, grazie al cavallino di pezza riconosciuto nelle mani della mamma che lo cercava da mesi per riportarlo a casa.

Con il fratello Corrado, economista e diplomatico al servizio dell’Europa, difende il patrimonio familiare con la forza della sua visione contemporanea di architettura sostenibile e paesaggistica.

E il Friuli gli deve il riconoscimento di essere stato il valore aggiunto nel “fasin di bessoi”, perché con il suo operato, fare da soli non è stato un atto di presunzione, né di sfiducia verso gli altri, e varranno sempre le parole di quel murale tra le macerie di Gemona in cui “il Friuli ringrazia e non dimentica”.

Però fare friulanamente, insomma fare, è stato utile ed era opportuno. Anche a costo di ricomporre un edificio pietra su pietra, per anastilosi come dicono gli esperti di restauro. E pietra su pietra è stato ricostruito il duomo di Venzone anche grazie all’apporto di Pirzio Biroli che partecipò alla direzione dei lavori con Francesco Doglioni. Tra le otto e le novemila pietre squadrate raccolte, catalogate, numerate e ricollocate badando di lasciare ben visibili le ferite del sisma, tracce di memoria storica.

 

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