Quei protagonisti che seppero ridare vita a una terra devastata

Nell’inserto del Messaggero Veneto in edicola il 12 settembre vi proponiamo i ritratti, i racconti e le testimonianze che rafforzano la memoria e la storia del nostro Friuli, da condividere e da trasmettere alle generazioni che poco conoscono il passato di questa terra

Paolo Possamai, Paolo Mosanghini

Ma perché mezzo secolo dopo siamo a ricordare il terremoto del 1976? E che rapporto hanno con la memoria delle loro macerie le popolazioni colpite dal terremoto in Irpinia, nel Belice, a Amatrice e via elencando le aree martoriate dal sisma?

Da queste domande vogliamo partire, per riflettere insieme. E per dire immediatamente e senza infingimenti che il “caso” Friuli è del tutto sui generis: il terremoto, con il suo fardello di sciagure e di distruzioni, è stato pur tuttavia un evento capace di orientare una società rispetto alle proprie radici, alla propria identità, al proprio destino.

L'esodo a Lignano e le scosse di settembre: esce "11 settembre", la bonus track del podcast sul terremoto in Friuli
Un'immagine dal settembre del 1976: un anziano, vestito di tutto punto, passeggia a Lignano. È uno degli sfollati del terremoto del Friuli

Il terremoto ha chiamato i friulani a rispondere ciascuno personalmente e insieme come un popolo. Con una assunzione diretta di responsabilità. Con tanti buoni, anzi eccellenti esempi cui guardare. Con l’idea di essere un popolo in cammino. Un popolo sofferente, ma orgogliosamente in cammino. La differenza, rispetto a tanti altri eventi tragici che hanno colpito l’Italia, sta qui. E nelle pagine che seguono non altro desideriamo proporre al lettore, se non fare memoria insieme di coloro i quali stavano davanti al popolo in cammino.

Dei funzionari pubblici, degli amministratori, dei sindaci, degli imprenditori, degli uomini di Chiesa, dei sindacalisti insomma di coloro in quali seppero interpretare il proprio ruolo con lungimiranza, senza vacillare. Chiedendo allo Stato non aiuti o generiche provvidenze, ma di essere messi nelle condizioni di esercitare direttamente responsabilità e autonomia. I friulani sanno di avere avuto l’aiuto e l’attenzione dello Stato e soprattutto della comunità nazionale, che in mille modi concreti si è manifestata.

Ma in questi giorni di anniversario fanno memoria, accanto alla gratitudine per l’Italia e gli italiani, anche della propria identità e di coloro che hanno saputo rifondare una una terra devastata. La parola “memoria” è importante. Chiama in causa la mente, chiama in causa l’analisi. L’apparente sinonimo “ricordo” in effetti sinonimo non è, perché è una partita del cuore, degli affetti, dei sentimenti. Noi oggi, tutti insieme, siamo a coltivare la memoria di chi ci ha preceduti e non c’è più, ma anche a valutare la identità di noi che siamo presenti. E se possibile, affidiamo questa memoria al futuro.

Piegati dal dolore per i mille morti e davanti a uno scenario apocalittico, c’è stato chi non ha mai perso la speranza e la forza. Sono i friulani, tutti, quelli che si sono messi al lavoro per riportare la vita in una terra di morte e polvere. Migliaia e migliaia di persone che a partire dal loro cortile, dal loro giardino, dalla loro strada hanno lavorato incessantemente per costruire le basi di un futuro migliore. È nata così la ricostruzione che è stata una grande piano di ammodernamento economico e sociale del post Friuli terremotato.

Nelle lunghe celebrazioni per l’anniversario dei cinquant’anni del 6 maggio 1976 sono state ripercorse le tappe di un percorso unico e straordinario, tanto da assurgere a modello per l’Italia e per il mondo intero. Non si è più ripetuto.

È un evento che ha segnato la storia di questi territori e di queste comunità.

«A quella stagione, a quegli anni, a quel contesto di desolazione e di preoccupazione, le dirigenze dell’epoca, le popolazioni hanno opposto determinazione e grande energia, quella di una volontà di vita che ricomincia, attingendo al seme della cultura e del carattere della gente friulana. Viene da pensare che il concetto di resilienza trovi qui, in questa terra, la sua radice», sono state le parole del presidente della repubblica Sergio Mattarella il 6 maggio scorso, durante il consiglio regionale straordinario nel teatro di Gemona.

I friulani hanno reagito all’”Orcolat”, che quella sera, e poi di nuovo con la forte scossa del 15 settembre, sembrò schiacciare il futuro. Furono il Friuli e i friulani a prevalere sulla distruzione e sullo sconforto opponendo energia e speranza con la tenacia, con il lavoro, con l’impegno delle comunità.

La rete delle autonomie locali, il rapporto di fiducia e di responsabilità con le istituzioni nazionali hanno contribuito a costruire il “modello Friuli”.

«Ricordo anch’io il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti: dieci anni fa, in occasione del quarantesimo anniversario, era qui tra noi e desidero ricordarne la figura con riconoscenza. Si trovò a sperimentare in questo contesto inedito, e in una situazione di profonde difficoltà, una modalità nuova di relazione tra apparati pubblici, rappresentanze locali e forze sociali... Accanto a Zamberletti, per tutte ricordo anch’io il Presidente della Regione di allora, Antonio Comelli, e il suo successore, Adriano Biasutti. Possiamo collocarli, in maniera emblematica ma concreta, all’inizio e alla conclusione del percorso di ricostruzione. I buoni risultati della ricostruzione sono diventati elementi propulsivi dello sviluppo economico e sociale dei decenni successivi», sono ancora le parole di Mattarella.

Decine di sindaci e amministratori, figure che lavorarono giorno e notte per mesi, anni, con l’obiettivo di far rivivere il Friuli. Professionisti che seppero intuire come affiancare la politica, e la Chiesa che con i

sacerdoti e soprattutto con l’arcivescovo Battisti ebbe un ruolo fondamentale.

Tanti sono stati i friulani che hanno guidato la ricostruzione, che hanno saputo avere visione, protagonisti della ricostruzione che vanno ricordati e ancora ringraziati. Lo facciamo attraverso queste pagine, con i loro ritratti e i loro ricordi, con interviste e analisi.

Vi proponiamo pagine che rafforzano la memoria e la storia del nostro Friuli, da condividere e da trasmettere alle generazioni che poco conoscono il passato di questa terra.

 

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