Colloredo di Monte Albano, issata la frasca: la rinascita del Castello del Nievo è finalmente realtà

Mezzo secolo dopo il sisma del 1976, si chiude lo storico cantiere: porte aperte ai visitatori dal 19 e 20 settembre. L’assessore Amirante: «Simbolo di rinascita

che si avvicina»

Letizia Treppo
La frasca sul mastio annuncia il finale del cantiere: il Castello di Colloredo riapre a 50 anni dal terremoto
La frasca sul mastio annuncia il finale del cantiere: il Castello di Colloredo riapre a 50 anni dal terremoto

La frasca è stata issata sul mastio e a Colloredo di Monte Albano scattato il conto alla rovescia. È il segnale che il grande cantierLee del castello si avvia verso la conclusione e che, dopo cinquant’anni dal terremoto del 1976, il maniero si prepara finalmente a tornare alla comunità.

La tradizione friulana del licôf, celebrata venerdì alla presenza dell’assessore regionale alle infrastrutture e territorio Cristina Amirante, ha accompagnato la conclusione della fase più impegnativa dei lavori. Un momento di festa per maestranze, tecnici e committenti, ma anche un passaggio dal forte valore simbolico per un territorio che ha fatto della ricostruzione uno dei capitoli più importanti della propria storia recente.

«La frasca issata sul mastio del castello di Colloredo di Monte Albano è molto più di un’antica tradizione», ha sottolineato Amirante, «è il simbolo concreto di un traguardo che si avvicina e della rinascita di uno dei luoghi più rappresentativi della ricostruzione del Friuli dopo il terremoto del 1976».

La data da cerchiare sul calendario è quella del fine settimana compreso tra il 19 e il 20 settembre.

Sarà l’occasione per riportare cittadini e visitatori all’interno di uno dei luoghi più conosciuti e significativi del Friuli. Il castello venne duramente colpito dal sisma del 1976 e il suo recupero è diventato negli anni una delle operazioni più complesse e articolate della ricostruzione regionale. Un percorso lungo, che oggi entra nella fase decisiva.

«Un rito antico che unisce maestranze, tecnici e committenti, celebra la conclusione della fase più impegnativa del cantiere e testimonia il valore del lavoro svolto con professionalità e passione», ha spiegato l’assessore. Il maniero non è soltanto un edificio storico. È un pezzo della memoria collettiva del Friuli, legato a personaggi che hanno segnato la cultura e la storia della regione. Tra le sue mura sono vissuti Ermes di Colloredo e Ippolito Nievo, nomi che contribuiscono a rendere il castello un punto di riferimento culturale ben oltre i confini di Colloredo. «Giunge a compimento una tra le più grandi opere di ricostruzione post terremoto» ha dichiarato il presidente della Comunità collinare del Friuli Luigino Bottoni che esprime soddisfazione assieme alla sindaca Renza Baiutti, «è un intervento molto importante per il territorio poiché permette di recuperare uno dei beni storici e culturali più belli della regione. Il fatto che venga messo a disposizione della collettività è importante: dà impulso alla cultura e agli eventi territoriali che si terranno all’interno dello stesso. Si tratta di un intervento che, grazie alla Regione, trova la soddisfazione di tutti. Anche per noi, che siamo proprietari dell’ala ovest del maniero, valorizzare l’intero compendio significa contribuire a valorizzare un luogo centrale per la realtà territoriale».

La riapertura si inserisce nelle celebrazioni del cinquantesimo anniversario del terremoto e assume quindi un significato particolare: mezzo secolo dopo il sisma, un altro importante tassello della ricostruzione viene riconsegnato ai cittadini. «Ci avviciniamo a un evento atteso e particolarmente importante», ha concluso Amirante, «poiché rappresenta una delle più grandi e complesse operazioni di recupero dell’intera ricostruzione post terremoto in Friuli».

Per l’assessore, il completamento del percorso è motivo di grande gioia e soddisfazione perché consente di restituire alla comunità un luogo entrato nell’immaginario collettivo. Il castello, una volta tornato pienamente fruibile, potrà diventare un ulteriore motore per la valorizzazione culturale e turistica del territorio.

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