Cultura in lutto, è morto il poeta e scrittore Nico Naldini

Si è spento all'età di 91 anni, nella sua "tana" di Treviso, Nico Naldini, lo scrittore e il poeta cugino di Pier Paolo Pasolini, con cui aveva condiviso molte delle tante avventure intellettuali e artistiche.
Dapprima, ancora ragazzino nella Casarsa e nella Versuta degli anni della guerra, anni fertilissimi di formazione alla vita e alla scrittura, e poi, dopo aver lavorato negli anni '60 a Milano come editor da Longanesi, a Roma a fianco del Pasolini negli anni della sua straordinaria e feconda militanza cinematografica.
Un rapporto quello con Pasolini molto affettuoso e mai vissuto con soggezione o invidia, sfociato in quello che è forse il libro più completo ed esauriente, oltre che il più bello, su Pasolini, quel "Pier Paolo Pasolini.
Una vita" uscito da Einaudi nel 1997, seguito nel 2009 da una altrettanto puntuale e indispensabile "Breve vita di Pasolini", senza dimenticare le molte curatele dei racconti e delle poesie, come "Paese di temporali e primule" o "Romans" in cui l'esperienza friulana diventa poetica epopea, evocazione di un mondo ancora puro e incontaminato, che tanto peso avrà nella vicenda umana e intellettuale di Pasolini e di cui Naldini da' nelle sue prefazioni testimonianze illuminanti e struggenti.
Ma non è all'ombra del cugino che Naldini esaurisce la sua vena creativa di scrittore e intellettuale. Le sue biografie di Comisso, De Pisis o di Leopardi sono e restano dei veri e propri unicum perché coniugano scrittura alta e dato oggettivo in maniera assolutamente originale, sono prove di superba letterarieta' e puntuale ricostruzione storica e ambientale, approfonditi e circostanziati percorsi nell'animo, nella psiche e nell'interiorità dei protagonisti sviscerati alla luce della loro esperienza esistenziale: vite che si dipanano come un romanzo avvincente, genere di cui Naldini resta insuperato maestro. Come resta maestro anche nella sua produzione letteraria e poetica.
In cui, soprattutto nella prima, tra racconti autobiografici, ricordi personali e descrizione dei moltissimi protagonisti della cultura italiana e non solo del '900 incontrati e frequentati da Naldini, ricostruisce una temperie culturale e umana, di cui si sono perse le tracce e che anche grazie ai racconti di Naldini possiamo conoscere e rimpiangere, visto il piattume conformistico e di banale autoreferenzialita' della stagione che stiamo vivendo, nonostante il bulimico proliferare di manifestazioni dedicate ai libri,alla poesia.
Verso i quali Naldini è stato fortemente critico perché ne intravedeva l'aleatorietà e la pretestuosita', in questo specularmente ricambiato del resto, visto che non è mai stato chiamato, se non in rare occasioni per lo più legate alla sua frequentazione con Pasolini, a parteciparvi in quanto autore e poeta di autonoma originalità.
Libri come "Meglio gli antichi castighi" in cui sbertuccia tanta omologante e finta liberalità contemporanee nell'accettazione, ad esempio, dell'omosessualita' o "L'alfabeto degli amici" una avvincente galleria di ritratti dei più grandi del '900, ripresa anche in "Treni del buon appetito" e "Quando il tempo s'ingorga", inanellano le storie di un novecento che nessuno ha mai raccontato con ricordi, episodi inediti su Pasolini, Comisso, Parise, Marin, Penna, Fellini e altri ancora.
Ma forse l'opera che meglio rende giustizia alla grandezza di Naldini è il bellissimo, toccante, vitalissimo e disperato "Piccolo romanzo magrebino", in cui fenomeni come le migrazioni dall'Africa, le trasformazioni sociali del mondo arabo, amatissimo, l'integralismo islamico sono descritti con preveggente attualità e al tempo stesso con struggente malinconia e rimpianto.
Carattere burbero, scontroso ma anche generoso nel darsi - ne è bel esempio il film documentario da poco uscito "In un futuro aprile" di Francesco Costabile e Federico Savonitto -, negli ultimi tempi, pur affaticato stava scrivendo epigrammi,"sconcissimi" in cui riversava rancori, amarezze e quella cattiveria necessaria e creativa di cui solo i grandi sono capaci.
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