Gli anni friulani di Pier Paolo Pasolini: la vitale arcadia di un giovane poeta

Fra le tante iniziative, convegni, pubblicazioni che in questi anni si sono svolti attorno all’opera di Pier Paolo Pasolini, molti anche con un’attenzione particolare all’apprendistato poetico ed esistenziale dello scrittore nel Friuli del dopoguerra, il film “In un futuro aprile” di Francesco Costabile e Federico Savonitto, in prima italiana nell’ambito del BiografilmFestival di Bologna (5-15 giugno), si segnala, tra le altre cose, per aver dato ampiamente e meritatamente voce a Nico Naldini, l’ultimo prezioso testimone di quella stagione felice e di tutte quelle che seguirono nella vicenda artistica e umana di Pasolini.
Poeta e scrittore lui stesso, Nico Naldini, in questo film ha disegnato un ritratto, per molti versi inedito di Pasolini, giovane e appassionato partecipe del povero mondo contadino vissuto però come una sorta di vitalissima arcadia. E lo fa con il distacco ironico di chi ha vissuto tanto e intensamente ma con lo stesso calore e anche rigore documentario con cui ha raccontato Pasolini in diversi libri, come l’impareggiabile “Vita di Pier Paolo Pasolini”, rimasti fondamentali per comprendere compiutamente il poeta di Casarsa. Una voce quella di Naldini che giustamente gli autori di questo bellissimo film hanno voluto valorizzare, e questo è un loro merito non da poco, visto che pochissimi altri in questi anni di celebrazioni pasoliniane si sono - ingiustamente - ricordati di Naldini e ne hanno “sfruttato” la sapienza narrativa, e il racconto in prima persona di una vita spesa accanto al cugino più grande e famoso.
Il film, forte dunque delle testimonianze di Naldini, si sviluppa lungo due tematiche che ne caratterizzano l’impianto registico: da un lato il rievocare la dimensione poetica dei testi che Pasolini compose in quegli anni a Casarsa attraverso una partitura visiva - quasi musicale - che accompagna tutto il documentario; dall’altro il racconto biografico dell’artista, attraverso i documenti e la testimonianza, come detto, di Nico Naldini, che fin da allora fu accanto a Pasolini la cui vita scorre nella voce del cugino svelando due percorsi inevitabilmente connessi: «entrambi, in quel momento, scrivono gli autori, assorbono la violenza estetica ed erotica di un mondo sconosciuto, che si svela nella sua cruda realtà: un universo che influenzerà tutta la successiva opera pasoliniana». Il tutto narrato con «uno stile di regia piuttosto asciutto ed evocativo, per non cadere nel classico prodotto di ricostruzione storica docu-fiction. Anzi il Friuli di oggi, il suo contrasto con il passato, è protagonista di questo lavoro, come a testimonianza di ciò che resta e di ciò che è andato perduto irrimediabilmente».
Entrando nel merito della scrittura del film, che va ricordato è stato prodotto da Remigio Guadagnini e Augusta Eniti per Altreforme in collaborazione con il Centro Studi di Casarsa e con il sostegno del Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia, il coautore Federico Savonitto, cresciuto in quel di Codroipo e quindi in molta sintonia con i luoghi pasoliniani, «in particolare il letto del Tagliamento», sottolinea come nello scegliere i brani da testi pasoliniani da usare come suggestioni letterarie alle immagini pregnanti che li accompagnano, dice che «sono stati privilegiati i due romanzi Atti impuri e Amado mio e I quaderni rossi, i diari giovanili su cui sono basate le pagine dei due romanzi. Pagine che trasudavano vitalità e si prestavano a una lettura filmica».
«I testi di Pasolini e la voce di Naldini – ribadisce l’altro regista Francesco Costabile – ci aiutano a ricostruire i percorsi poetici e biografici. Sui quali si articola poi il lavoro sul paesaggio, che per noi è stato fondamentale esplorare oggi, osservarne i cambiamenti, scovarne le resistenze». «Così sullo schermo – concludono i due autori – si alternano immagini legate al mondo rurale tanto caro a Pasolini e immagini che rimandano agli aspetti più contraddittori del presente, quelli che lo stesso Pasolini intravvedeva e condannava già negli anni ’70.»—
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