La leggenda della bellissima Amariana e il tesoro dei boschi che rischiamo di perdere per sempre

Dalla favola della giovane che si fece roccia per sfuggire all'Orcolat ai 500 ettari in fiamme. L'appello per la difesa e la cura della montagna friulana. Il danno ambientale avrà conseguenze destinate a durare per decenni: servono piani per la prevenzione e più attenzione per le aree interne fragili

Paolo MosanghiniPaolo Mosanghini
L'Amariana in fiamme
L'Amariana in fiamme

La montagna che dominava sul paese non aveva ancora un nome. Amariana, una bellissima ragazza di Amaro, un giorno, mentre lavava i panni al fiume, fu avvicinata da un orribile energumeno, a cui avevano dato il soprannome di Orcolat, che le chiese di diventare sua moglie. Amariana gridò il suo no e fuggì spaventatissima, tra le urla del bruto che le giurò vendetta.

Spaventata e non avendo nessuno a cui confidare l'accaduto, la giovane salì sulla montagna amica e invocò la Regina dei Ghiacci, che apparve e ascoltò il racconto, ma poi sconsolata rispose che lei non poteva fare granchè ma forse una cosa si poteva fare.

La giovane ascoltò e seppur a malincuore accettò l’offerta pur di non cadere nelle grinfie di quel mostro. Fu così che la Regina la toccò più volte con la sua bacchetta di ghiaccio e poi le raccomandò di mettersi in piedi sulla punta del monte ad aspettare gli eventi. Amariana ubbidì e pregando attese. Le sue gambe divennero sentieri, le sue braccia si trasformarono in alberi e il suo corpo si modificò in roccia e prese la forma elegante che la montagna attuale possiede.

La Regina battezzò quel monte con il nome Amariana e maledisse l'Orcolat relegandolo sotto il monte San Simeone.

Sì, certo, è una favola ma è il racconto di una delle montagne più amate e della quale, in questi giorni, stiamo assistendo al suo consumarsi. Bruciano le gambe che divennero sentieri, le braccia fattesi alberi, brucia tutto il corpo di Amariana.

Siamo di fronte a uno dei peggiori incendi boschivi che mai abbiano colpito la nostra terra, 450/500 ettari, provate a immaginare 500 campi di calcio.

Un danno inestimabile per la montagna di questa regione.

Ogni estate il copione sembra ripetersi: boschi in fiamme, colonne di fumo visibili per chilometri, comunità costrette a evacuare, ecosistemi distrutti. Gli incendi boschivi sono una delle piaghe che colpiscono il nostro ambiente devastando la flora e la fauna. Conseguenze sconvolgenti non solo per il loro impatto sull’ambiente, ma anche sulle comunità locali. La perdita di boschi e aree naturali comporta un impoverimento della biodiversità, con specie animali e vegetali che possono essere spazzate via in poche ore.

Gli incendi compromettono la qualità dell’aria, generando fumi tossici e particolato che possono causare gravi problemi respiratori nelle popolazioni vicine, come vediamo anche dalle disposizioni che sono state date dalla Regione in queste ore ai residenti della zona.

Negli ultimi anni abbiamo subìto violenti incendi dal Carso alla Carnia, per rimanere in Friuli Venezia Giulia, e ci vorranno decenni perché si possa recuperare l’ecosistema ambientale di quei luoghi consumati dai roghi.

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Il caldo e la siccità, i cambiamenti climatici sono concause che contribuiscono ad elevare i rischi delle fiamme nei boschi, soprattutto nelle aree più emarginate e meno curate. A questo si aggiunge la follia dei piromani, insomma di chi si diverte o ha interesse ad alimentare il fuoco sperando di restare impunito.

Scelte emotive e allarmismi alzano l'attenzione nel momento dell'emergenza, ma la difesa e la cura dell'ambiente cominciano molto prima, con la predisposizione di piani d’intervento adatti e con un'educazione all'ambiente adeguata.

Amariana chiese aiuto alla regina dei ghiacci, ma anche i ghiacci non ci sono più. Il compito di difendere l'Amariana e il nostro meraviglioso e al tempo stesso fragile Friuli spetta a noi, con la responsabilità di quel che lasceremo a chi verrà dopo.

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