Ombrelloni distanti e autocertificazioni: ecco come si andrà in spiaggia

Dieci metri, dice il governo. Per gli stabilimenti in Friuli significa dimezzare il numero di postazioni da attrezzare

Coronavirus e mare: ecco come sarà andare in spiaggia in Friuli Venezia Giulia

UDINE. È una questione di metri. Quelli che dovranno separare, lungo gli arenili del Belpaese, un ombrellone dall’altro quando la stagione balneare più difficile di sempre riuscirà a partire. Dieci metri, dice il governo. Significherebbe, anche per gli stabilimenti friulani, dimezzare il numero di postazioni da attrezzare. Chi le spiagge le gestisce non ci sta: ferma restando la disponibilità a trovare misure che consentano ai turisti di rilassarsi in sicurezza, la distanza obbligatoria viene giudicata discriminatoria per i litorali stretti e le scogliere, dove difficilmente potrebbe essere rispettata.

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L’idea allora è quella di delimitare le singole postazioni. Non con il plexiglass: le simulazioni e i rendering apparsi sulla stampa e sui social, elaborati da un’azienda privata, hanno scatenato una levata di scudi quasi plebiscitaria, attirando le ire dei gestori degli stabilimenti e la disapprovazione da parte degli amanti della sabbia.

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La proposta che arriva da Assobalneari è quella di individuare il perimetro di ciascuno spazio con nastri, cordicelle e fettucce ancorate a paletti. Poi starà al buonsenso dei bagnanti e alla loro educazione rispettare le norme di distanziamento sociale e fisico, per evitare ogni genere di contatto a rischio.

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Il controllo sarà demandato al personale messo a disposizione dalle strutture di gestione degli impianti turistici: facile prevedere che toccherà a vigilantes e bagnini individuare eventuali irregolari, che andranno redarguiti e segnalati all’autorità. Serviranno leve normative? Lo diranno le prossime settimane.

Quel che è certo fin d’ora è che sarà assolutamente difficile, per non dire impossibile, un controllo puntuale sui tratti di spiaggia libera: in Italia sono migliaia i chilometri di costa non presidiati da stabilimenti, dove il rispetto delle regole d’ingaggio sarà giocoforza difficile da esigere. Anche per questo le associazioni dei gestori degli spazi attrezzati pretendono di avere voce in capitolo: gli stabilimenti diventeranno un porto sicuro per chi intende trascorrere una vacanza con rischio minimo.

Anche in Friuli le strutture si stanno attrezzando: possibile che ai bagnanti venga richiesta un’autocertificazione che attesti la non positività al Covid-19. Sicuramente non mancheranno gli erogatori di gel igienizzante, che saranno posizionati agli ingressi degli stabilimenti e in prossimità degli spazi condivisi, come bar, ristoranti, servizi igienici. Le attrezzature (lettini, ma anche ombrelloni) andranno sanificate dopo ogni utilizzo, rendendo così più laborioso - e quindi costoso - il loro rimessaggio. Potrebbero essere introdotti regolamenti ad hoc come già accade in alcune piscine, che richiedono anche per i lettini, le sedie e le sdraio l’obbligo di utilizzare a mo’ di copertura l’asciugamano.

C’è chi in spiaggia va per riposarsi e ciondolarsi al sole, magari leggendo un libro, e chi in riva al mare si scatena, facendo sport e giocando con gli amici: anche su questo punto il governo potrebbe fissare delle linee guida, consentendo attività senza contatto fisico come beach volley, bocce e ping-pong. Nessuna restrizione per i bagni (concessi già oggi) e per altre discipline come il surf.

Fare presto e fare bene: servono norme che evitino il default di un comparto che guarda con timore al futuro. Un’indagine pubblicata ieri da Demoskopica racconta che in Fvg rischiano il fallimento 798 imprese del turismo, per quasi 4 mila addetti interessati dall’onda lunga dalla crisi post-coronavirus. Solo nel primo trimestre dell’anno hanno cessato l’attività 259 aziende del settore, a fronte di sole 86 nuove iscrizioni. —

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