Coronavirus in Friuli Venezia Giulia, ecco chi sono le ultime vittime in provincia di Udine e di Pordenone

Sono 7 i decessi in più rispetto alla comunicazione di giovedì, che portano a 136 il numero complessivo di morti da Covid-19. Abbiamo raccolto qui le storie di chi ha perso la vita venerdì, 3 aprile

Come in altri angoli d’Italia, anche in Friuli le case di riposo si confermano il fianco scoperto nella guerra al coronavirus. Cinque gli anziani morti soltanto nelle ultime ventiquattro ore, che fanno salire a quota 33 il computo dei decessi nelle strutture di accoglienza per la terza età delle province di Udine e Pordenone. Anche il clero piange la sua prima vittima. Dopo un ricovero in ospedale, prima a Oderzo e poi a Treviso, inizialmente dovuto al complicarsi delle già fragili condizioni di salute, aggravatesi con la positività al coronavirus, è morto don Corrado Forest.

CORONAVIRUS, I DATI

Paluzza. È stata la giornata del dolore alla casa di riposo Matteo Brunetti di Paluzza. Sono stati quattro i decessi e sono i primi nella struttura dell’Alto Friuli. Le anziane morte sono Elsa Di Doi di 79 anni di Trasaghis; Velia Silverio, 88enne di Paluzza; Maria Maddalena Del Missier di 80 anni residente in località Braida a Comeglians e, l’ultima in tarda serata, Eulalia Stefani, 91 anni, di Ovaro.

Nella casa di riposo sono inoltre saliti a 60 i casi positivi. Contagiati anche quattro operatori sanitari impiegati nella struttura che potrebbero, come ha evidenziato durante una conferenza stampa il vicepresidente del Fvg, Riccardo Riccardi, essere stati il veicolo dell’infezione che ha colpito metà degli ospiti della casa di riposo paluzzana.

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La casa di riposo Brunetti di Paluzza

Velia Silverio, 88 anni, si trovava nella casa di riposo di Paluzza da un paio di mesi. «È un’angoscia – commenta il figlio Mario Pagavino – non averla potuta abbracciare. Mia madre è morta verso le 11.30 di oggi (ieri per chi legge). Martedì scorso era risultata positiva al test. Lo abbiamo il giorno dopo. Aveva altre patologie, il virus probabilmente ha accelerato i tempi».

Unica consolazione il fatto di averle parlato, tutta la famiglia, Mario, la sorella Marinella e i nipoti, lunedì in teleconferenza prima che le sue condizioni di salute si aggravassero. «Appariva tranquilla e serena. Mia madre era una donna della Carnia, grande lavoratrice che ha voluto sempre bene alla sua famiglia. Un bene che ha trasmesso poi ai nipoti e pronipoti per i quali stravedeva».

Mario ha incontrato un dipendente che ha assistito sua madre negli ultimi momenti. «Mi fanno riflettere – racconta – le sue ultime parole “O voi viodi me fie par daisi une busade” (voglio vedere mia figlia per darle un bacio)». Velia due anni fa a seguito della rottura del bacino era stata ricoverata alla Rsa di Tolmezzo e poi a Paluzza per evitare alla famiglia lunghi tragitti. Rientrata a casa, le sue condizioni di salute non miglioravano ed è tornata in casa di riposo.

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Ovaro. Maria Maddalena Del Missier, 80 anni, è deceduta nel pomeriggio. Lascia i figli Gianni e Edda Borta, quest’ultima gestisce il supermercato Despar a Ovaro. «Mia madre – ricorda il figlio Gianni con la quale Maria Maddalena ha vissuto nell’ultimo anno a Ovaro – era la classica donna carnica, pratica, che si è dedicata al lavoro nei campi, con le mucche lontana dai centri più popolati, fosse anche il paese, e alla famiglia». «Mia madre mi ha trasmesso – ricorda con emozione Gianni – quei valori propri di una volta, che ho fatto miei e che cerco di trasmettere ai miei figli».

Gianni si rammarica di non aver potuto abbracciarla nell’ultimo mese. «Ha sempre vissuto all’aria aperta. L’ultima volta che l’ho incontrata è stato il 4 marzo, poi la casa di riposo ha scelto di vietare gli incontri». L’infezione potrebbe essere entrata nella struttura da un operatore sanitario. «Errori se ne possono fare, ma mia madre aveva già diverse patologie. Il virus ha solamente accelerato l’iter verso la sua dipartita. La casa di riposo non ha colpe». La donna sarà tumulata nel cimitero di Ovaro in forma strettamente privata.

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Trasaghis. A Trasaghis la seconda vittima da coronavirus è Elsa Di Doi, 79 anni, da due anni ospite nella casa di riposo di Paluzza. La donna è spirata ieri all’ospedale di Udine dove era sta portata martedì sera quando aveva lamentato i primi problemi di respirazione dovuti a contagio da coronavirus. Purtroppo, nonostante le attenzioni dei sanitari, non c’è stato niente da fare: «L’influenza l’ha colpita improvvisamente – spiega la figlia di Elsa, Liliana Bogana –: mia mamma aveva alcune patologie, ma l’avevo sentita anche lunedì e stava bene. Anche al primo tampone che le avevano fatto era risultata negativa. Martedì ha purtroppo cominciato ad avere problemi di respirazione».

Elsa Di Doi era originaria di Trasaghis ma per buona parte della vita aveva vissuto con la famiglia a Osoppo. Negli ultimi undici anni, con l’avanzare dell’età, la figlia Liliana aveva voluto tenerla a casa sua, nella località di Cjalcor a Trasaghis, e due anni fa era stata portata in casa di riposo a Paluzza.

Elsa Di Doi lascia i figli Liliana e Mauro, il genero, la nuora, e i nipoti Domenico, Stefano e Luca. I funerali si svolgeranno in forma privata martedì nella chiesa di Alesso alle 14.30.

Trasaghis. È una donna di 73 anni la prima vittima registrata nella casa di riposo di Gemona. Si chiama Andrée Marie Schiltz ed era originaria di Alesso di Trasaghis. Schiltz è mancata giovedì all’ospedale di Udine dopo essere stata messa in isolamento una settimana fa, quando nella struttura di via Croce del Papa di Gemona emerse la presenza di tre casi di contagio da coronavirus. Come le altre due ospiti, anche Andrée Marie era stata messa in isolamento e seguito dai sanitari ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Quando è risultata colpita dall’influenza, Schiltz era già da tempo malata di Alzheimer.

L’improvvisa scomparsa di Andrée Marie Schiltz ha registrato la vicinanza ai familiari della popolazione di Alesso dove la donna aveva abitato prima di spostarsi in casa di riposo. Ad Alesso era conosciuta da tutti come “Dedée”: Schiltz era di origine belga ma viveva a Trasaghis da qualche decina di anni. Nel suo paese natio, Marie Andrée aveva conosciuto il marito Valentino Turisini che allora vi lavorava come emigrante.

I due tornarono a Trasaghis dopo il terremoto e decisero di porre la loro dimora nel paese di provenienza del marito. La coppia è molto conosciuta in paese: Turisini, che attualmente è ospitato nella casa di riposo di Tolmezzo, aveva lavorato come artigiano edile e dopo il terremoto con la sua ditta aveva contribuito alla ricostruzione. Andrée Marie era nota in paese anche per il suo lavoro di magliaia. Andrée Marie Schiltz, con il marito Valentino Turisini, lascia anche i figli Sandra, Marco e Giorgio.

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Socchieve. La notizia si è diffusa nella mattinata di ieri e ha scosso profondamente la comunità di Socchieve, sopraffatta dal dolore per la prima vittima del coronavirus. Alessandra Meda, 77 anni, è morta nella notte fra il primo aprile e ieri all’ospedale di Udine dove era ricoverata. A ucciderla è stato il coronavirus.

La donna, residente con il marito Renzo Parussatti a Treviso, soggiornava ogni anno a Mediis di Socchieve, paese d’origine della famiglia del marito, dove una decina di giorni fa la farmacia era stata chiusa dopo che era stato individuato un caso di positività al virus. La coppia era solita trascorrere, da quando entrambi avevano raggiunto l’età per andare in pensione, alcuni mesi nella frazione dove erano molo conosciuti. I due coniugi, infatti, si trovavano nel piccolo borgo carnico di Mediis quando, un mese fa è scoppiata l’emergenza e sono rimasti bloccati in Carnia, senza poter rientrare a casa a Treviso.

Domenica 22 marzo, ricorda il sindaco di Socchieve Coriglio Zanier, la donna si era sentita male e successivamente risultata positiva al coronavirus tanto da dover essere ricoverata nel nosocomio friulano dove è deceduta. La notizia è stata commentata con profondo cordoglio dal primo cittadino che ha cercato di rassicurare la popolazione. «A oggi (ieri per chi legge) – ha specificato il primo cittadino– la situazione in paese vede una persona ancora ricoverata in ospedale a Udine e 9 in isolamento domiciliare in quanto risultati positivi al test Covid-19. Altre 10 persone, per lo più familiari o persone che sono state in contatto con dei pazienti positivi al virus, si trovano in quarantena».

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San Giorgio di Nogaro. Quinto decesso da contagio da Covid-19 alla casa di riposo Azienda per i servizi alla persona “G. Chiabà” di San Giorgio di Nogaro. Alle 13 di ieri è mancata Teresa Andreuzza vedova Tesan di 83 anni di San Giorgio di Nogaro: già affetta da demenza senile progressiva, era risultata positiva al test del coronavirus una quindicina di giorni fa. Anche lei era da tempo isolata nell’apposito “reparto contagi” creato all’interno della struttura, è andata peggiorando nell’ultima settimana, come racconta il figlio Rudy, fino al decesso di ieri. Teresa  Andreuzza discendeva da una storica famiglia di commercianti all’ingrosso di pollame.

Pordenone. Anche il clero piange la sua prima vittima. Dopo un ricovero in ospedale, prima a Oderzo e poi a Treviso, inizialmente dovuto al complicarsi delle già fragili condizioni di salute, aggravatesi con la positività al coronavirus, è morto don Corrado Forest. I positivi in provincia di Pordenone sono saliti a 417, di cui 77 ricoverati, 908 le persone in isolamento, di cui 340 positive, 985 le persone coinvolte dall’emergenza, in 38 comuni su 50. Dieci i guariti (due tamponi negativi).

Del decesso di don Corrado ha dato notizia la diocesi di Vittorio Veneto, che comprende anche il territorio sacilese. Nato a Mansuè nel 1940, Forest fu ordinato prete nel 1967 dall’allora vescovo Albino Luciani, poi Papa Giovanni Paolo I. Esercitò come vicario cooperatore nelle parrocchie di Vazzola, Mansuè e Caneva, come vicerettore al Collegio Dante Alighieri e poi come parroco a Farrò di Follina. Arciprete di Fontanelle dal 1996 al 2004, oltre che di Fontanellette e Vallonto per alcuni anni, venne nominato parroco di Tempio di Ormelle.

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