Attentati a Parigi, il racconto dei friulani: «Ore di terrore e disperazione». E Udine scende in piazza

UDINE. Attaccati agli smartphone alla disperata ricerca di informazioni. Telefonate, sms, “navigazioni” sui principali sito di informazione – via cellulare – per capire cosa stava accadendo attorno a loro. Chiusi in ristoranti, alberghi, o case private, mentre là fuori, nelle strade di Parigi, un nugolo di terroristi ammazzava, una dopo l’altra, centinaia di persone.
Sono state ore di vero terrore, paura, angoscia e disperazione quelle che hanno trascorso nella notte tra venerdì e sabato i friulani – e ce ne sono parecchi – che lavorano o studiano a Parigi.
Come Maria che si trovava a cena – assieme ad altre tre amiche – in un altro ristorante dell’XI arrondissment, a quattro minuti a piedi dal Bataclan, quando è scoppiato l’inferno.
«È stato tutto surreale e incredibile – racconta –. Ero con tre amiche a cena e a turno abbiamo iniziato a ricevere messaggi su quello che stava succedendo.
A un certo punto tutto il ristorante, una trentina di persone più o meno, ha iniziato a controllare il cellulare ed è scattato il panico. Abbiamo iniziato a “googlare”, ma non si riusciva a capire bene la situazione. Alcuni erano ad assediare il teatro, altri ancora in giro per strada.
Non sapevamo cosa fare. Un ragazzo a un altro tavolo si è alzato e ha iniziato a dire a tutti di andare a casa sua, attaccato al ristorante. Noi eravamo in piedi, ci siamo dette: paghiamo e andiamo con loro. Poi però ci abbiamo ripensato e siamo rimaste dentro. Io avevo troppa paura a uscire in strada e abbiamo atteso nel ristorante che la situazione si normalizzasse».
Ancora più vicino a Giunchi c’era Stefano Dorigo, ricercatore udinese di 29 anni che nei fine settimana lavora in un ristorante attaccato al Bataclan.
«Siamo stati avvisati dal cuoco – spiega –, poi qualcuno è uscito all’esterno del locale per cercare di capire quello che stava accadendo. Tutti si sono collegati a internet con i propri cellulari, mentre fuori i giornalisti si accalcavano sul luogo della strage. I poliziotti e le teste di cuoio sono arrivati immediatamente sul posto e ci hanno detto di stare tranquilli, di aspettare chiusi all’interno la fine delle operazioni.
La direzione, giustamente, ha deciso di chiudere il ristorante e di abbassare la saracinesca prima di fare uscire i clienti dal retro del locale.
È stata una notte lunga, molto lunga. Paura? Al momento ovviamente sì, ma quello che mi interessa maggiormente è, a essere onesti, capire le reazioni delle istituzioni e gli eventuali rischi di nuovi attentati».
«È il terrore generale – ha scritto praticamente “live” sul proprio profilo Facebook Elena Vorano, giovane codroipese che lavora alle “Galeries Lafayette” –. Mi trovo a un chilometro dal teatro e ci hanno detto di rimanere chiusi perchè fuori c’è il coprifuoco. Sinceramente la paura è grande».
Elena vive da anni nella capitale francese, al pari di un’altra udinese innamorata della “Ville Lumiere”, Denise Martucci la quale – fortunatamente – venerdì sera si trovava lontano dalle zone in cui hanno agito i terroristi, ma i cui sentimenti di fronte a questa tragedia sono chiari e forti.
«Ieri ero a casa – spiega –, ma la sensazione che provo in questo momento è un misto di paura e disgusto. Senza pensare a tutta quella gente che si lancia in tanti salamalecchi, ma a cui, in fin dei conti non interessa nulla visto che non vengono toccati in maniera diretta: esattamente come per Charlie Hebdo».
Denise ha scelto Facebook – come ormai accade sempre più spesso in occasione delle grandi tragedie che scuotono il pianeta – per comunicare a familiari e amici di stare bene.
E come lei ha fatto Chiara Bardelli, utilizzando tra l’altro la lingua inglese, con il suo post «Thanks for all the messages, just got in the hotel room and I’m ok».
Stessa scelta, quindi, anche per Gabriele Dorigo, ex barista udinese trapiantato da tempo per lavoro nella capitale transalpina, che poco dopo gli attentati che hanno devastato Parigi ha scritto sul proprio profilo «Avviso tutti quelli che possono essere interessati alla mia persona: Sto bene».
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