Il racconto di Vidoni: «Fuggi fuggi generale in meno di 10 minuti»

UDINE. «Ero seduto al tavolo del ristorante di un locale a sud della Senna quando all’improvviso hanno iniziato a suonare i cellulari, i volti delle persone intorno a me si sono incupite e la gente ha iniziato a piangere. In quel momento i miei amici e io abbiamo capito che qualcosa non stava andando nel verso giusto, che qualcosa di grave era successo. Poi in pochi attimi, dieci minuti circa, il fuggi fuggi generale».
È questo il racconto di Luca Vidoni (nella foto), commercialista udinese in vacanza a Parigi in questi giorni e che ieri sera si trovava in un ristorante della capitale quando si è stato catapultato in un’atmosfera surreale. «In realtà, non so se è una riflessione che è avvenuta con il senno di poi, già dal mattino avevo avuto l’impressione di sentire più sirene del solito, per l’intera giornata.
Tutti i sette attentati si sono svolti a nord della Senna ed essendo dall’altra parte della città non eravamo riusciti a comprendere cosa fosse accaduto. Poi abbiamo capito la gravità della situazione non appena sono giunte le prime notizie. In poco tempo il locale si è svuotato e anche io con i miei amici abbiamo provato ad avviarci verso i nostri alloggi.
Le notizie però non erano chiare e si sentiva parlare di terroristi che si muovevano per la città, non si riusciva a capire se ci stavamo dirigendo nella direzione giusta o se girato l’angolo ci saremmo potuti imbattere in uno di loro. Scappi, vai a cercare un rifugio ma non riesci a capire dove andare per via di notizie frammentarie, che non ti aiutano. Il consiglio era quello di trovare al più presto un rifugio e così tutta la compagnia si è radunata all’interno dell’abitazione più vicina.
Qui abbiamo passato la notte incollati alla tv, per capire cosa stesse succedendo. Insonni e sgomenti davanti a quanto potevamo vedere e man mano che passava il tempo la situazione si faceva sempre più seria».
Sette attacchi simultanei che hanno messo in ginocchio Parigi. «Questa mattina (ieri ndR) – ha proseguito Vidoni – poco prima delle otto ho lasciato la casa dei miei amici per raggiungere il mio alloggio e la città era completamente deserta, con negozi e bar chiusi.
Ho fatto due chilometri e mezzo a piedi e per strada ho incontrato forse una decina di persone e poche macchine in circolazione. Una città deserta, una situazione strana per essere a Parigi. La sensazione più sgradevole, una volta compreso l’accaduto, è stato il fatto di non sapere se puoi essere vittima di qualche attacco oppure no, se ci sono ancora terroristi in circolazione, soprattutto perché non sono stati colpiti dei luoghi simbolo, ma posti comuni come quello di un ristorante vietnamita.
Non sai dove puoi essere al sicuro. Per i parigini, ma anche per i miei amici italiani, oramai cittadini d’adozione di questa città, la cosa peggiore è proprio quella che questi fatti possono accadere ovunque, che sono costretti a cambiare le loro abitudini, a prendere una serie di precauzioni come quello di limitare l’utilizzo dei mezzi pubblici, ma che poi rischiano di perdere la vita in un ristorante qualsiasi. Convivere con questa situazione per chi abita a Parigi è drammatico, si prospetta un’esistenza non normale.”
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