Riapre la Porta danneggiata, Serracchiani: il caso a Roma

Palmanova: dopo l’inchiesta del Messaggero Veneto si mobilitano le istituzioni per la fortezza. Molti gli interventi da programmare. E la Soprintendenza verifica se ci sono fondi

PALMANOVA. Porta Udine mercoledì alle 17.15 è stata riaperta, ma, soprattutto, dopo diversi anni di “oblio” Palmanova è tornata sotto i riflettori nazionali. Le tv, i social network, i siti parlano del caso della città stellata che perde pezzi. E l’sos lanciato dalle pagine del Messaggero Veneto sta portando i primi risultati, anche se la strada da fare è molta. È stato riaperto il traffico attraverso Porta Udine. Ma il caso del manufatto secentesco e della tutela del patrimonio culturale della città stellata non è affatto chiuso. L’importante però è che se ne parli.

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Dopo i primi lavori nel tratto che sovrasta la strada regionale 352; un altro intervento urgente sul tetto sarà effettuato non appena ci saranno un paio di giorni di sole; ma le condizioni più generali del manufatto storico e la necessità di un importante intervento di restauro restano ancora in piedi. Sulla questione della salvaguardia di Palmanova mercoledì è intervenuta anche la presidente della Regione, Debora Serracchiani, che ha espresso la piena attenzione dell’ente sulla fortezza.

«La Regione – ha detto – si è impegnata anche in passato nella manutenzione della cinta fortificata grazie all’intervento della Protezione civile che a Palmanova ha effettuato due importanti operazioni a livello regionale. La fortezza è un patrimonio nostro, della Regione (e infatti stiamo sostenendo la candidatura Unesco con forza), ma anche della nazione. È un patrimonio identitario, culturale e turistico che va tutelato. Intendo ragionare anche col governo per vedere se ci sono spazi e modalità per salvaguardare una realtà come questa».

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Intanto, mercoledì pomeriggio, ha fatto visita al cantiere di Porta Udine anche la Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici del Fvg, Maria Giulia Picchione. L’architetto ha voluto ribadire la particolare attenzione che ha avuto, anche in passato, nei confronti della città stellata e si è informata sul tipo di lavoro svolto dall’Agenzia del demanio, tramite la ditta Del Bianco, per la messa in sicurezza della zona interessata dal crollo delle tavelle.

«Verso Palmanova – ha dichiarato la Soprintendente – ho sempre avuto una specifica affezione per la rilevanza artistico-culturale e urbanistica della città, la cui condizione di difficoltà mi è nota. Appena insediata, ho fatto partire, perché c’erano le caratteristiche di somma urgenza, un cantiere proprio a fianco di Porta Udine. Altrimenti anche quell’area molto compromessa sarebbe potuta crollare. Con oltre 500 mila euro (fondi in parte della Direzione regionale dei beni culturali e in parte della Soprintendenza) si sono messi in sicurezza un’ampia porzione di paramento murario e il terrapieno retrostante». Ma ora l’attenzione è, ovviamente, tutta puntata su Porta Udine.

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L’Agenzia del demanio (sul posto il direttore Roberto Fusari) ha i fondi unicamente per gli interventi d’urgenza e di eliminazione di elementi e situazioni pericolose per la pubblica incolumità. Sarebbe tuttavia necessario (lo ha ribadito anche il titolare della ditta che sta eseguendo i lavori, Achille Del Bianco) intervenire con urgenza almeno sul tetto, che presenta alcune travi portanti marce, i coppi spostati, per non parlare del degrado degli ambienti interni con il guano dei colombi che si è depositato ovunque.

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La soprintendente ha spiegato che farà richiesta alla Direzione regionale dei beni culturali per verificare se si possano trovare i fondi per una manutenzione, ormai difficilmente procrastinabile, del manufatto. Picchione inoltre autorizzerà la rimozione e lo smontaggio delle due grandi porte lignee e delle ruote che servivano per movimentare il ponte levatoio affinchè possano essere portate in un luogo sicuro, che sarà individuato dal Comune in accordo con la Soprintendenza, per consentire l’intervento di restauro.

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