Il sindaco: «Dopo anni finalmente si parla di noi. Ora fondi da Italia ed Europa»
PALMANOVA. «Finalmente, dopo tanti anni, qualcuno si interessa a Palmanova». Si sente arrabbiato. Anche disarmato. Ma non depresso. Il sindaco Francesco Martines guarda alla nuova ferita nel cuore della sua città – il cedimento di parte del tetto di Porta Udine – come una sfida, uno sfregio da curare bene per guarire e diventare più forte. Basta con la malinconia del presente, il primo cittadino ha in mente la Palma del 2025, quella del turismo e dei servizi, consolidata e valorizzata con risorse nazionali ed europee. Domani. Ma oggi? «Già. Eppure avevo già segnalato almeno due volte a Soprintendenza, Demanio e Fvg strade i rischi riguardanti Porta Udine – sbotta Martines –. Ho trasmesso tempestivamente a chi di dovere le denunce dei cittadini, l’immobile è da tempo in condizioni precarie, per fortuna nessuno si è fatto male, centinaia di veicoli passano ogni giorno per lì, per non parlare dei pedoni». Il sindaco ricorda che il 2014 non si era aperto sotto i migliori auspici: «In febbraio è crollato un pezzo di rivellino della seconda cinta di mura veneziane: nessuno è intervenuto. In luglio è crollato in strada un pezzo di cornicione della caserma Ederle. Toccava a noi e la sistemazione è costata 20 mila euro».
Cosa si può fare? Martines spiega che la maglia muraria è ormai alterata, le vie di scolo sono chiuse, l’acqua entra nel terreno che si gonfia, spinge sulle pareti e le fa crollare. «Nel 2011 ben 4 mila volontari dislocati su 1,5 milioni di metri quadrati hanno ripulito i bastioni – rileva –. La Regione ha ripetuto l’operazione nel marzo di quest’anno. Sono stati scoperti crolli dappertutto, favoriti dalla presenza dei fichi selvatici che, allargandosi, spaccano il muro. In base a un accordo quinquennale, ogni tre mesi arriva il Corpo forestale, ma non bastano lavori manutentivi, servono interventi strutturali».
Il sindaco paragona Palmanova a una vecchia nobildonna che, ereditati grandi patrimoni immobiliari, non ha soldi per conservarli e valorizzarli. E così gli abitanti: ricchi di storia, ancora poveri di sviluppo. «Il Comune ha stanziato 80 mila euro per operazioni di sfalcio e pulizia – prosegue Martines –. La Soprintendenza, per un totale di un milione e mezzo di euro in sei anni, ha appena ultimato i lavori sull’acquedotto veneziano, mentre sono in corso quelli sulla parte muraria destra».
Non basta. Servono idee e fondi per disegnare un futuro nel turismo e nei servizi. I modelli? Quello di Ferrara, quello francese. «La città emiliana insegna – sottolinea il sindaco di Palmanova –: 30 anni fa, grazie a Nino Cristofori, sottosegretario andreottiano, ferrarese, fu avviato un progetto di recupero e migliorie per una quarantina di miliardi di lire e oggi si vedono i risultati. E in Francia, dove prima di costruire si usa sistemare l’esistente, il patrimonio militare viene trasformato a beneficio proprio di turismo e servizi».
Martines ne ha parlato già con la governatrice Debora Serracchiani: bisogna alzare lo sguardo e il tiro. «Con la presidente del Fvg ho un buon rapporto – afferma – e le ho già anticipato che bisognerà accedere a risorse nazionali ed europee attraverso progetti mirati. Nel frattempo andrà anche risolto il problema della multiproprietà – Agenzia del demanio, Demanio militare, Comune – degli immobili, caserme comprese».
Intanto si perdono pezzi di storia. «Porta Aquileia è nelle stesse condizioni di Porta Udine – precisa Martines –. Va sistemata la terza polveriera napoleonica, dopo che le altre due sono diventate contenitori culturali. Ristrutturata la Montesanto, che ospita Autovie e un museo, bisogna pensare alle altre due caserme napoleoniche, Filzi e Gamerra».
Una grande sfida decennale che il sindaco quantifica in 30 milioni di euro da “spalmare” sulle due cinte murarie venete e su quella napoleonica. Una partita che profuma in qualche modo di rivincita rispetto a una situazione-capestro: «Un terzo del centro abitato palmarino è occupato da caserme – sottolinea il sindaco –: 220 mila metri quadrati di presidii militari sui 660 mila mq della città sono un vincolo che ha bloccato lo sviluppo urbanistico, ma che ora può rappresentare un’opportunità in altra prospettiva».
Martines fa un’ultima considerazione: la posizione baricentrica di Palmanova favorirebbe la realizzazione di un Polo logistico regionale nella caserma Montezemolo, dove potrebbero trovare spazio Autovie venete, Fvg strade e Protezione civile. Un altro modo, passando per Trieste, per arrivare a Roma e a Bruxelles. Le idee ci sono. Servono i soldi e chi li faccia arrivare.
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