Udinese, Amoroso e la maledizione dei rigori: «Tutta questione di lavoro e di testa, De Paul ci riprovi»

UDINE. Da una parte quei quattro tiri dal dischetto sbagliati sui cinque concessi in questo campionato, dall’altra un rigorista vero, 12 su 12 in due stagioni tra il 2001 e il 2003, quando era in Germania con il Borussia Dortmund tra Bundesliga e Coppa Uefa: Marcio Amoroso. Sì, proprio lui: quello dell’amore bianconero che cantava la Curva del Friuli. «Mi innamoro solo se... Solo se segna il tridente! Amoroso, Bierhoff, Poggi son tre punti anche oggi».
«Eppure di rigori ne ho sbagliati anche io, ma l'importante è continuare ad avere la fiducia della squadra», racconta il campione di Campinas che adesso è opinionista tv in Sudamerica per Espn Brasil e segue in punta di piedi i miglioramenti del nuovo campioncino di casa, il figlio Matteo, mancino aggregato all’under 16 dell'Udinese, centrocampista a 360 gradi – dicono gli osservatori – che ha seguito le orme del fratello Giovanni, ora negli Usa per giocare nel Boca Raton e, soprattutto, seguire la passione negli studi in International business. «Matteozinho ha qualità, ma deve lavorare sodo per diventare giocatore vero», racconta con affetto Marcio nel ruolo di papà.
Amoroso, pare di capire che la ricetta dell’applicazione quotidiana sul campo valga anche per i rigoristi dell'Udinese...
«È vero, in generale credo che oggi chi si assume la responsabilità di andare sul dischetto debba allenarsi bene, perché sappiamo che i portieri sono migliorati tantissimo nella lettura dei tiri dagli undici metri. In questa ottica allenarsi conta molto, dà sicurezza».
Entriamo nei dettagli dell’Amoroso rigorista: con il Borussia era una macchina, infallibile.
«Io ho conquistato il posto perché mi allenavo tantissimo anche per quelle situazioni. Ma devo dire che durante la mia carriera ho sbagliato anche, in particolare ricordo degli errori con la maglia dell'Udinese, però devo dire che anche i quelle occasioni ho sempre sentito che i compagni si fidavano di me e questo è un messaggio che voglio andare all'Udinese di adesso».
Insomma, De Paul deve ritornare a calciarli, nonostante gli errori. Amoroso è per le gerarchie fisse? L’ultima volta il numero 10 è stato scalzato da Teodorczyk.
«I rigoristi devono sentire la partita. Perché un rigore può arrivare all'inizio o alla fine, e chi si prende quella responsabilità deve avere coscienza di come sta in quel preciso momento, sia fisicamente, sia mentalmente. A quel punto, dopo aver valutato tutto questo nel giro di pochi attimi, il vero rigorista può tirare sereno: si è allenato, ha il rispetto di tutta la squadra e gli errori delle giornate precedenti non contano. Lo dico anche a De Paul che adesso può avere addosso un po’ di pressione».
Quei rigori sbagliati dal numero 10 contro Empoli e Torino pesano: sono almeno due punti in meno nella corsa salvezza...
«I rigori sprecati alla fine possono pesare, ma succede per tutti i punti persi, anche per altre leggerezze. Ecco perché d’ora in poi chi avrà l’opportunità di fare guadagnare all’Udinese tre punti dal dischetto dovrà essere concentrato al mille per cento».
Parola di Amoroso. Quello del tridente con Bierhoff e Poggi. E con lui sarebbero tre punti anche oggi.
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