Spalletti tende la mano ai tifosi bianconeri: «Non so se fu corretto andarsene da qui»

Dopo i cori che sono costati l’ennesima ammenda al club bianconero il tecnico campione d’Italia ritorna sulla sua “fuga” nel lontano 2005

Stefano Martorano

È stato dopo lo scudetto appena conquistato, all’apice della sua carriera e a 18 anni di distanza da quando lasciò l’Udinese al termine della stagione 2004-’05, dopo averla condotta ai preliminari di Champions League, che Luciano Spalletti ha teso la mano alla tifoseria friulana, chiedendo pubblicamente scusa per come se ne andò dal Friuli.

Lo ha fatto giovedì sera dopo la partita nel corso della conferenza stampa, dopo essere stato accolto da un applauso dai giornalisti napoletani.

E soprattutto lo ha fatto a modo suo, oltre che con i suoi tempi, scegliendo di rivangare il suo passato friulano concentrandolo in un distillato di ricordi.

«Qui è stato l’inizio e sono stato fortunato perché anche qui ho avuto un grande presidente e ho avuto a disposizione calciatori fantastici. La storia del mio tempo all’Udinese assomiglia un po’ a questa del Napoli perché anche allora si cambiarono molti giocatori, molti dei quali erano gli stranieri che Gino Pozzo era bravissimo a scegliere in giro per il mondo, e si fecero dei grandissimi campionati».

Poi il passaggio chiave rivolto al popolo friulano, a chi ha nel cuore l’Udinese e nel giugno del 2005, dopo aver toccato con mano la prima qualificazione alla Champions League, si sentì tradito dall’addio del suo condottiero.

«Si decise, o per lo meno, scelsi un po’ più io, che era il momento di cambiare e non so se è stato corretto, se fosse corretto in quel momento lì. Avevo deciso questo e loro se la sono legati al dito. Avete sentito allo stadio? Ma li saluto, perché sono stato cinque anni qui e ho molti amici».

Aiutato dal tricolore idealmente puntato sul petto è stato col sorriso che il tecnico di Certaldo ha posto la domanda retorica – «Li ha sentiti?» – al giornalista in ascolto, alludendo a quel coro, «Spalletti uomo di m...», che la Nord ha intonato in modo vibrante al 6’ del secondo tempo, un minuto prima del gol scudetto di Osimhen, coro al quale Spalletti ha risposto alzando entrambe le braccia, guardando in faccia la Curva friulana, staccando così gli occhi per una decina di secondi almeno dalla partita.

Un ritornello che è costato 2 mila euro di multa, quella inflitta dal Giudice sportivo, un coro che ora potrebbe essere ripensato dopo queste scuse fatte alla sua maniera, con i suoi interminabili e proverbiali giri di parole finiti anche nel repertorio degli imitatori, e dopo avere anche ricordato che qui in Friuli ha ancora moltissimi amici.

«Vengo spessissimo a trovare Ada, la signora che ha lavorato al bar dello stadio, siamo amici con la famiglia, siamo amici, siamo parenti e ritrovo tutti i bambini con cui giocavano da piccolini a calcio i miei. A Udine ci torno sempre volentieri, è una bellissima cittadina a misura che fa godere delle qualità della vita».

Ecco lo spaccato in salsa friulana, arrivato tra l’effluvio di parole riservate alla celebrazione napoletana, una vera e propria impresa, come l’ha definita Spalletti: «Siamo contenti, ma chi vive per lavorare, come me, non avrà mai questa dimensione di felicità, perché si pensa sempre al prossimo risultato. Chi lavora seriamente non ha tempo di essere felice. Dentro questo scudetto c’è la mano di Maradona. La prima dedica va ai calciatori, poi a tutta Napoli perché questa vittoria è per Napoli».

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