Mario Ruoso, nessun testamento e l’avvocato della figlia: «Pronti a costituirci parte civile»

Allo stato attuale non è emersa alcuna volontà testamentaria che regoli le disposizioni ereditarie. Annullata a Trieste l’udienza al tribunale del Riesame, dopo la rinuncia della difesa dell’indagato

Giulia Soligon
Fiori e lumini per Mario Ruoso, posizionati fuori dal condominio dove viveva
Fiori e lumini per Mario Ruoso, posizionati fuori dal condominio dove viveva

«Nel processo per omicidio ci costituiremo parte civile». Così l’avvocato Pierpaolo Dell’Anno che tutela Antonietta Ruoso, la figlia del patron di Telepordenone ucciso lo scorso 4 marzo da otto colpi di spranga nell’attico del condominio Brentella, dove viveva in via del Porto a Porcia, annuncia che la sua assistita vorrà essere presente e partecipe quando sarà il momento di accertare in un’aula di tribunale le responsabilità di chi lo ha ucciso. L’unico indagato è Loriano Bedin, peraltro reo confesso.

La difesa della figlia del Cavaliere era presente con l’avvocato Ludovica Toppan anche alle attività della polizia scientifica per la raccolta di elementi sulla scena del delitto e negli uffici di Bedin.

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Sul fronte dell’eredità, al momento secondo quanto risulta all’avvocato Dell’Anno, Mario Ruoso non ha lasciato volontà testamentarie, pertanto si procederà al trasferimento dei beni con le modalità previste dalla legge. Per quanto riguarda invece la parte relativa al crac di Telepordenone, dichiarato fallito per iniziativa di tre ex dipendenti che hanno fatto scattare la procedura per crediti sulle spettanze, Dell’Anno ha tenuto a precisare che Antonietta Ruoso non è in alcun modo toccata dalla procedura di liquidazione giudiziale di Telepordenone, in quanto ha ricoperto il ruolo di amministratrice per un brevissimo periodo una ventina di anni fa. Lontano nel tempo rispetto alle annualità di esercizio finite sotto la lente di ingrandimento per un buco di bilancio di almeno 2 milioni di euro.

 

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Quanto a Bedin, oggi avrebbe dovuto celebrarsi a Trieste l’udienza davanti al Tribunale della libertà, a cui si era rivolto l’avvocato Giorgio Mazzuccato per chiedere una rivalutazione della misura della custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Pordenone. Una mossa che, come confermato dall’avvocato, serviva però solo per costringere gli inquirenti a scoprire qualche carta del fascicolo d’indagine. Ottenuta quindi una prima discovery, è arrivata anche la rinuncia alla discussione della misura cautelare. A seguito del dietrofront della difesa, il collegio in camera di consiglio dichiarerà la carenza di interesse per intervenuta rinuncia.

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