La Polisportiva non è più a trazione Udinese calcio

La gestiranno i presidenti di società aderenti, con la Spa bianconera per modello La nuova linea Pedone: bilanci certificati, autotassazione e marketing in comune
Di Valerio Morelli
Tavagnacco 11 giugno 2013 festa per la GSA Copyright Foto Press/Turco
Tavagnacco 11 giugno 2013 festa per la GSA Copyright Foto Press/Turco

UDINE. C’era una volta la Polisportiva udinese che tutta Italia ci invidiava. Più negli spot di lancio dell’idea, patrocinata e sposata dal sindaco di Udine, Furio Honsell, che nella realtà. Idea nata, nel 2010, a sostegno delle eccellenze dello sport friulano e a ruota del riassetto societario della Pallalcesto amatori Udine, nel 2009. Entrambi, riassetto Pau e Polisportiva, con l’Udinese calcio Spa sbandierata quale centro motore mediatico dell’operazione di marketing.

Ritirata nel 2011 la Pallalcesto sponsorizzata Snaidero dalla Legadue, ciò dopo una prima stagione di raccolta zero per le società polisportive da parte del marketing bianconero Happy service, da quest’annata la Polisportiva non sarà più a trazione Udinese calcio. Forza motrice mascherata, e malcelata dai “polisportivi”, dietro l’ultimo biennio “creativo” del dg uscente Fausto Deganutti.

Da questa stagione si cambia. Anzi, si è già cambiato alla fine della scorsa. Quando, per chi ha sempre visto riassetto Pau e Polisportiva come un’escamotage politico - affaristica, con perfetta sincronia rispetto ad avvio di convenzione e lavori del nuovo stadio Friuli il presidente Alberto Rigotto, direttore amministrativo dell’Udinese calcio, si è presentato dimissionario ai polisportivi.

Questi, invece, l’hanno confermato e nominato vicepresidente la new entry Alessandro Pedone, patron dell’Apu Gsa basket in Dnb. Nell’àmbito di una gestione della Polisportiva, come dichiarato dal numero uno della Libertas Sporting club Udine, Alessandro Grassi, più operativa perché fatta dai presidenti di società e non più da loro rappresentanti.

Il rampante Pedone, che con il marchio Gsa ha griffato le panchine al Friuli nella serie A scorsa, ha sùbito dettato la linea per la ripresa di attività a settembre: «La Polisportiva è struttura autonoma dall’Udinese calcio, pur operando nel suo solco perché c’è tutto da imparare». Insomma, i polisportivi si mettono in proprio. Bilanci certificati, come si disse fin dall’inizio, sul tavolo per dividersi lo storico contributo dell’Amga (gli unici 125 mila euro divisi per 5 nell’anno uno) e il nuovo della Regione Fvg: 100 mila.

Bilanci pure per stimare il fabbisogno: un milione e mezzo stavolta, non i 4 o 5 milioni preventivati a regime, e mai raccolti, alla nascita della Polisportiva. Per soddisfare il fabbisogno database con business plan di presentazione, con censimento delle forze in campo da cui partì pure la Happy service. Presentazione a investitori istituzionali e privati con un unico strumento di marketing, assemblato in proprio o affidato a un’agenzia terza, caso in cui le società lasceranno 20 mila euro regionali in Polisportiva e si divideranno i restanti 80 mila. Sperando poi di battere la crisi.

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