Il Friuli ricorda il terremoto del 1976 e i preti della rinascita»

Domenica in programma l’incontro “Dare la vita”, promosso dall’Arcidiocesi a Buja, e dedicato alla memoria e alle sfide future

Letizia Treppo
Il vescovo Alfredo Battisti in mezzo alla gente
Il vescovo Alfredo Battisti in mezzo alla gente

Nei giorni e nei mesi successivi al terremoto del 1976, accanto alle case distrutte e ai paesi da ricostruire c’erano anche loro: i sacerdoti, le religiose e i religiosi che condividevano la vita quotidiana delle comunità, raccoglievano le richieste della popolazione e contribuivano ad affrontare l’emergenza. Una presenza che andava oltre il ruolo religioso e che, in molti casi, diventò un punto di riferimento anche sul piano sociale e civile.

A questa esperienza è dedicato “Dare la vita”, l’incontro promosso dall’Arcidiocesi di Udine in programma domani -domenica-, alle 15.30, nel teatro Casa della gioventù di Buja. L’appuntamento conclude il percorso di iniziative per ricordare il sisma e riflettere su ciò che quella stagione può ancora insegnare al Friuli di oggi.

Il ricordo partirà dall’arcivescovo Alfredo Battisti e dai cosiddetti "preti del terremoto", protagonisti di un rapporto diretto con la popolazione. «Quella del clero era una presenza molto inserita nella società e nei problemi concreti della gente», spiega don Federico Grosso, coordinatore dell’incontro. «È una caratteristica tipica dei preti friulani, un clero che proveniva dal popolo e che con il popolo stava».

I sacerdoti non si limitarono all’assistenza spirituale, ma si impegnarono anche per sostenere le comunità e dare voce alle loro esigenze. Battisti, ricorda Grosso, seppe guidare questa presenza, interpretando le richieste della popolazione e accompagnandone le battaglie.

Dal passato lo sguardo si sposterà quindi sul presente, segnato da una forte riduzione del numero dei sacerdoti. Nel 1976 la Chiesa udinese ne contava circa 700; oggi quelli attivi nelle parrocchie sono 194, compresi i religiosi e i sacerdoti di origine straniera. Un dato che apre interrogativi sul futuro delle comunità locali e su come garantire vicinanza e sostegno alle persone anche con risorse più limitate. Ne parleranno don Daniele Antonello, rettore del Seminario interdiocesano di Castellerio, il seminarista Matteo Ranieri e suor Jessica Soardo, salesiana. Seguiranno l’intervento del vicario generale mons. Dino Bressan, dedicato al tema delle vocazioni, e le conclusioni dell’arcivescovo mons. Riccardo Lamba.

Il filo che unisce le due epoche è la capacità di mettersi a disposizione degli altri. Un tema che riguarda non solo chi sceglie la vita religiosa, ma l’intera società: generare speranza anche nei momenti più difficili è una responsabilità collettiva. La partecipazione all’incontro è gratuita.

 

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