E’ morto Salvatore Varisco, gestì la ricostruzione del Friuli terremotato

Gemona, poche settimane fa il presidente della Repubblica gli conferì il titolo di commendatore. Ex assessore, in consiglio regionale entrò per la prima volta nel 1964. Aveva 88 anni

UDINE Salvatore Varisco, l’ex assessore alla Ricostruzione del Friuli terremotato è morto ieri, all’età di 88 anni, nella sua casa di Gemona, stretto nel caldo abbraccio della famiglia. Dal figlio Giuseppe, dalla nuora Stefania, dai nipoti Alessandro ed Eleonora.

Si è spento con grande serenità, assecondando le forze che via via, nelle ultime settimane, avevano preso ad abbandonarlo, dopo aver provato l’ultima, grande soddisfazione nel ricevere dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, il titolo di Commendatore al merito della Repubblica.

Sono indimenticabili, scolpiti nella memoria di chi ha condiviso con lui quell’ultima gioia, gli occhi brillanti del politico gemonese posati sulla pergamena firmata dal presidente.

Non l’avrebbe mai usato quel titolo, restio com’era a ogni forma di celebrazione, ma il solo tenere in mano quel pezzo di corrispondenza proveniente dal Quirinale lo aveva riempito d’orgoglio. «Sono fortunato. Ho incontrato due papi e due presidenti. Cosa posso volere di più?».

Era così Varisco. Un politico dal profilo lontano anni luce da quelli d’oggi. E lontano anche da molti dei suoi colleghi di ieri.

«Uno dei grandi padri nobili dell’opera di ricostruzione del Friuli terremotato» ha detto la presidente della Regione Debora Serracchiani salutandone la scomparsa ed esortando «a raccogliere l’eredita civile ed etica di un uomo che si è profuso per la sua terra, soprattutto quando il Friuli fu sconvolto dal sisma, assolvendo al suo compito sempre con alto spirito di servizio. Testimone, lucido fino all’ultimo, di uno dei periodi più terribili e onorevoli della nostra storia regionale».

«Lo ricordiamo oggi con rimpianto – ha aggiunto –, come una grande persona, composta e modesta. Un uomo integro e integerrimo nel suo operare da amministratore della cosa pubblica».

Il cordoglio ieri è dilagato a macchia d’olio in regione e in particolare a Gemona, segno di quanto affetto e riconoscenza Varisco godesse ancor oggi nonostante il lungo tempo trascorso dal suo fare politica attiva e nonostante ormai, da anni, fosse quasi impossibile incontrarlo in occasioni pubbliche.

È stata forse la politica a dimenticarsi di lui, più attratta dagli schiamazzi che dalla riflessione pacata, più dall’agone confusionario che dalla sua tranquilla casa.

Non se ne faceva un gran cruccio l’assessore, che in politica aveva avuto un solo grande amore – la Dc – e un solo nume tutelare – il senatore gemonese Luciano Fantoni –. «Gli devo tutto» diceva ricordandone un consiglio che per lui segnò sempre il nord: «In politica cerca il bene generale, mai il particolare».

Entrato in Consiglio regionale nel 1964, Varisco nel ’76 era vicepresidente dell’Aula che il 21 maggio, a pochi giorni dal drammatico sisma che costò mille vittime al Friuli, lo elesse, con voto unanime, alla presidenza della commissione speciale Terremoto cui nel 1980 seguì l’incarico ancor più gravoso di assessore alla Ricostruzione.

Retto con onestà, dirittura morale, rispetto dei ruoli, specie di quello dei sindaci. «Furono loro i generali, io appena il caporale».

Lasciò la Regione nel 1983, un giovanotto (politicamente parlando) di soli 55 anni. A nulla valsero gli inviti dell’allora presidente Antonio Comelli. Varisco ringraziò – facendo «largo ai giovani» – tornandosene a Gemona, ascoltando un ritmo tutto suo, capace di scandire con pulizia, senza fronzoli, vita biologica e politica.

Quella pubblica e quella privata dove fino all’ultimo ha continuato a frequentare pochi ma solidi amici. E pochi luoghi.

Una geografia quasi intima che oltre a qualche passeggiata, avvolto nel suo classico cappotto spigato, portava irrimediabilmente a un tavolo del ristorante Ai Celti, dove con Claudio Sandruvi parlava ancor oggi di politica, di attualità, naturalmente di Gemona.

E se qualcuno si univa a loro in cerca di un pezzetto dell’epica storia della ricostruzione, Varisco si riaccendeva, fin nel volto, tornando agli anni del post terremoto, alla commissione speciale, all’Arco sismico fatto a imitazione di quello costituzionale.

Capace di mettere la politica a fattor comune, per un’impresa più grande, più importante di ogni bandiera: far rinascere il Friuli dalle macerie, restituire alla gente la speranza di una vita felice.

Non immaginate toni duri e pugni sbattuti sul pulpito. Piuttosto il ragionare fluido, convincente, necessario tanto da essere irrifiutabile di un piccolo e onesto servitore della politica, cui il Friuli rinato dalle macerie deve moltissimo.

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