L'Orcolat cinquant'anni dopo: in Consiglio regionale a Trieste la mostra fotografica sul terremoto del Friuli
Inaugurata in piazza Oberdan l'esposizione "Terremoto Friuli 1976-2026". Settanta scatti storici estratti dall'immenso archivio del Craf di Spilimbergo raccontano il dolore dei crolli e il miracolo della ricostruzione

Ci sono campanili spezzati a metà che sembrano ferite aperte nel cielo del Friuli, automobili accartocciate sotto cumuli di pietre, volti impolverati e smarriti. È un racconto in bianco e nero, duro e potentissimo, quello che da ieri accompagna chi attraversa i corridoi del Consiglio regionale, in piazza Oberdan a Trieste, dove è stata inaugurata la mostra fotografica “Terremoto Friuli 1976-2026”.
L’esposizione
Settanta immagini selezionate dall’immenso archivio del Craf di Spilimbergo restituiscono tutta la devastazione dell’Orcolat, ma anche la straordinaria capacità di reazione di una terra che, dopo il sisma del 6 maggio 1976, seppe rialzarsi dalle macerie. La mostra attinge da un patrimonio di oltre 554.000 fotografie custodite dal Craf, con circa 1.000 immagini dedicate al terremoto. Un archivio di recente arricchito dal fondo dell’istituto d’arte Sello di Udine, con oltre 5.000 immagini catalogate da 50 studenti, oltre ai materiali firmati da fotografi come Elio Ciol, Riccardo Viola e Aldo Segale.
Il ricordo
«Immagini forti, che valgono più di tante parole», ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin durante il taglio del nastro. «Fin dalle prime ore dopo il sisma migliaia di volontari si mobilitarono per donare il sangue salvando vite umane e oggi vogliamo rendere merito anche a chi aprì le porte delle proprie case per ospitare le famiglie rimaste senza un tetto». Un riferimento particolare è andato alle comunità di Lignano Sabbiadoro e Grado, simboli dell’accoglienza agli sfollati.
Valore storico
Accanto al presidente Bordin, erano presenti il vicepresidente Stefano Mazzolini, il direttore del Craf Alvise Rampini, l’assessore regionale Barbara Zilli e numerose autorità civili e militari. Proprio Zilli ha insistito sul valore storico ed emotivo dell’esposizione. «Sono immagini che raccontano le grandi ferite che il terremoto ha inflitto alla nostra gente, alle nostre opere d’arte e ai nostri monumenti. Ma c’è anche una grande attenzione alle persone, colte nella loro fragilità», ha osservato l’assessore, parlando di una mostra capace di consegnare ai giovani «quel senso di comunità che nacque in ogni luogo della ricostruzione». Tra i consiglieri regionali presenti Serena Pellegrino, che ha definito il percorso espositivo «un pugno nello stomaco. Quelle immagini ci restituiscono la memoria di un Friuli che ha saputo rialzarsi, trasformandosi da terra rurale in una delle realtà più avanzate d’Italia». Anche il consigliere regionale di FdI Markus Maurmair ha sottolineato il significato profondo dell’iniziativa. «Questa mostra è il racconto della forza del popolo friulano», ha affermato, evidenziando come conservare queste testimonianze significhi permettere alle nuove generazioni di comprendere cosa abbia rappresentato quella tragedia per il Friuli Venezia Giulia.
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