Rampini al Festival dei Tiepolo: «L'Occidente tradisce il Settecento»
Il giornalista contro cancel culture e fenomeno woke: «L'Europa si scusa per il passato ma dimentica il progresso e i diritti. Per contare nel mondo serve anche il riarmo»

Il Settecento come secolo di progresso, diritto e ragione, in cui “l’Europa era unita dalla cultura”. Così l’ha disegnato Federico Rampini, editorialista del Corriere della Sera, durante la sua conferenza “Il Settecento dimenticato e tradito dall’Occidente: che cosa ne rimane oggi?” in occasione del Festival dei Tiepolo il 6 marzo.
L’ascesa della borghesia e le tre grandi rivoluzioni – quella americana, quella francese e quella industriale – hanno dato “un impulso di progresso” alla società occidentale, che velocemente si è imposta economicamente, scientificamente e politicamente sul resto del mondo.
Nel Settecento ha inizio l’egemonia culturale dell’Occidente, nel bene e nel male. Secondo Rampini, la decadenza della civiltà occidentale “di cui si parla almeno da un secolo” ha origine proprio nel senso di colpa che questa prova verso il suo passato. L’illuminismo, la nascita delle democrazie, il progresso scientifico, sarebbero oggi dimenticati dall’Occidente, che ricorda il Settecento solo come il momento in cui sono iniziati il colonialismo e la distruzione degli ecosistemi ambientali da parte dell’uomo.
Per Rampini, senza negare i crimini compiuti, noi europei dovremmo invece valorizzare la nostra identità culturale e ricordarci di “tutto il bene che abbiamo fatto”, come scrive nel suo saggio “Grazie, Occidente!” (Mondadori 2024).
D’altronde, se anche nazioni lontane come la Cina o l’Iran si vantano oggi di definirsi “repubbliche”, o se il Giappone è diventato uno dei paesi più avanzati al mondo (a partire dalla Restaurazione Meiji a inizio Ottocento) lo si dovrebbe a un riconoscimento da parte dell’Oriente della “superiorità” del modello occidentale, il più efficace e “vincente”.
A svalutare questo modello sarebbe l’Occidente in primis che, “quasi per una nuova forma di eurocentrismo, non fa altro che assumersi la colpa di tutti i mali del mondo, per mascherare il proprio ruolo marginale nel panorama politico attuale”. Così si spiegano la cancel culture e il fenomeno woke: il processo di decadenza occidentale è un “suicidio” perché i primi responsabili siamo noi stessi. Secondo il giornalista, la prima mossa da fare per invertire questo corso è quindi riconoscere l’importanza della nostra storia e cultura per il mondo intero, dalla scienza ai diritti umani.
Intervistato dopo la conferenza sulla situazione geopolitica presente, Rampini ha sottolineato la necessità per l’Unione europea di prendere in mano il proprio destino, anche attraverso il riarmo. “Questo è un mondo dove per avere un impatto bisogna guardare i rapporti di forze, dove conta anche quella militare. C'è stata un'epoca in cui l’Europa poteva anche illudersi di avere una sorta di soft power, un'egemonia fatta di valori, idee, diritti: è stata un'epoca molto breve legata al fatto che non esistevano superpotenze ostili come sono oggi la Russia o la Cina. Se l'Europa continua a pensare di poter avere un'influenza internazionale senza investire nella propria sicurezza, nella propria difesa e nelle proprie forze armate è condannata a delusioni continue. Un discorso doloroso ma urgente”.
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