Dieta della longevità e falsi miti: la Fondazione Valter Longo svela i segreti scientifici per invecchiare in salute
La biologa e nutrizionista Romina Ines Cervigni traccia la rotta della sana alimentazione: stop agli estremismi e ai "superfood miracolosi". Come regolare l'ormone dell'invecchiamento IGF-1 a tavola e i benefici biologici dei 5 giorni di mima-digiuno

“Capire come funziona il corpo e come risponde al cibo permette di fare scelte più consapevoli oggi, con un impatto reale sulla salute futura". Sono queste le parole con cui Romina Ines Cervigni, biologa nutrizionista responsabile scientifica della Fondazione Valter Longo ETS, descrive l’importanza dell’educazione alimentare anche per i più giovani. In un’epoca in cui fake news, “superfood miracolosi” e diete estreme dominano il dibattito online, il tema dell’educazione alimentare è più attuale che mai.
Cervigni, che ha alle spalle un dottorato di ricerca nel Regno Unito sui meccanismi cellulari dei tumori e un Master di secondo livello all’Università Politecnica delle Marche, lavora insieme al gruppo della Fondazione Valter Longo, assistendo pazienti da tutto il mondo nell’integrazione tra alimentazione e cure farmacologiche standard.
Durante l’intervista, uno dei punti centrali emersi riguarda i “falsi miti” in ambito alimentare, come la tendenza a esaltare o demonizzare un singolo tipo di nutriente - che si tratti di carboidrati, lipidi o proteine. “Il nostro organismo” spiega Cervigni “non funziona per compartimenti isolati, ma per equilibri complessi tra nutrienti, alimenti e abitudini”.
Anche il concetto di “superfood” viene ridimensionato: non esistono alimenti che da soli fanno la differenza. La salute nasce sempre dalla qualità delle scelte quotidiane.
Gran parte della ricerca della Fondazione Longo si occupa dei processi biologici dell’invecchiamento, in particolare del ruolo dell’IGF-1, ormone coinvolto nei processi di crescita cellulare. “Livelli elevati in età adulta” specifica Cervigni “sono associati a un aumento del rischio di malattie legate all’invecchiamento, inclusi alcuni tumori”.
Alimentazione e stile di vita giocano un ruolo fondamentale nella regolazione di questo ormone: assunzioni elevate di proteine animali ne aumentano i livelli, mentre una dieta più equilibrata e con prevalenza vegetale contribuisce a mantenerlo su livelli più favorevoli nei processi legati all’invecchiamento.
È anche da qui, e dall’esperienze trentennale di studio del Prof. Valter Longo, tra i maggiori esperti al mondo nel campo della longevità e della nutrizione, che nasce la “dieta della longevità”, spesso fraintesa come un insieme rigido di privazioni.
In realtà, Cervigni mette in guardia proprio dagli estremismi, sostenendo che “questa dieta va adattata ad età, stato di salute e stile di vita”.
L’obiettivo della “dieta della longevità” non è l’estremizzazione, ma l’equilibrio.
Le cosiddette “Aree di Longevità”, ovvero le zone del mondo con una presenza elevata di centenari, sono un modello di nutrizione bilanciata e abitudini semplici e salutari con un’alimentazione prevalentemente vegetale, consumo moderato di proteine - specialmente animali, attività fisica regolare, sonno di qualità e una forte rete sociale.
Particolare interesse continua poi a suscitare la “dieta mima-digiuno", sviluppata attraverso l’accurata ricerca di base e clinica condotta dal Prof Valter Longo, che consiste nel ridurre zuccheri e proteine per cinque giorni, simulando gli effetti di un digiuno, mantenendo un sufficiente apporto nutrizionale.
A livello biologico, riduce i livelli di IGF-1 e di insulina, stimola la rigenerazione cellulare e attiva il processo di autofagia, ovvero di “pulizia cellulare”.
Tuttavia, anche in ambito oncologico il messaggio resta prudente. “La nutrizione” avvisa Cervigni “può affiancare le terapie oncologiche quando è inserita in un percorso medico e supervisionato”.
In un mondo dominato dalla disinformazione, Cervigni individua alcuni pilastri fondamentali per riconoscere una dieta affidabile: basi scientifiche solide, sostenibilità nel tempo e assenza di estremizzazioni.
Non esistono dunque soluzioni miracolose, ma strategie personalizzate ed equilibrate.
Ed è forse proprio su questo principio che si fonda il lavoro della Fondazione: eliminare gli estremismi e portare il tema dell’alimentazione su un piano scientifico e accessibile.
Come sottolinea Cervigni “Il digiuno è percepito come privazione e viene spesso associato a qualcosa di estremo o pericoloso”. “In realtà” conclude la biologa nutrizionista, “se ben strutturato e supervisionato, è uno strumento fisiologico. Ma serve educazione e gradualità per superare queste resistenze”.
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