Protezione civile e il caso Preone, l’allarme della politica: «Rischia di sparire un patrimonio di tutti»

Fedriga: «Il pericolo è ridimensionare un sistema riconosciuto a livello europeo». Ciriani: «Non consentiremo che le squadre si fermino, al lavoro per un ddl»

Marco Ballico
Il processo a Udine (petrussi)
Il processo a Udine (petrussi)

Tra sorpresa, allarmi e ulteriori promesse di interventi normativi, sull’asse Roma-Trieste arriva un messaggio comune: evitare che la Protezione civile venga imbrigliata da un quadro di responsabilità ritenuto sempre più difficile da sopportare. Le reazioni alla sentenza di condanna sul caso Preone preoccupano la politica, ma non possono, al momento, contenere certezze sui rimedi. Se mai rimedi saranno possibili. Un clima di incertezza che fa dire all’assessore con delega alla Pc Riccardo Riccardi: «Rischia di sparire un patrimonio di tutti».

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Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, premette di rispettare, ma di non voler commentare la sentenza, esprimendo solidarietà «perché sono certo della sua buona fede, al sindaco Martinis, a quanti sono coinvolti e in generale a tutti i sindaci che operano in situazioni difficili per garantire la sicurezza e la tutela dei loro cittadini».

La Pc, prosegue il ministro, «è un patrimonio regionale e nazionale, un esempio virtuoso nato dal devastante terremoto di 50 anni fa e cresciuto e migliorato nel tempo». Di qui l’impegno «personale e del governo» alla tutela dei suoi protagonisti, «ovviamente sempre all’interno della corretta azione legislativa. Sono intervenuto in materia di sicurezza sul lavoro escludendo i volontari dalle responsabilità – ricorda Ciriani –. Ma il nostro lavoro non finisce qui, anzi continua con il ddl Pc che è ora all’esame del Senato. Non consentiremo mai che la nostra Pc rischi di fermarsi».

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Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che a sua volta spiega di rispettare, ma preferisce non commentare la sentenza, ricorda il lavoro fatto assieme al ministro, al senatore Dreosto, all’assessore Riccardi «per intervenire anche sul piano legislativo a livello nazionale per cercare di affrontare il problema e tutelare l’eccellenza della protezione civile e la ricchezza del volontariato che questa terra esprime».

E poi non nasconde il pericolo «ridimensionamento» per un sistema «riconosciuto anche a livello europeo come modello virtuoso che non possiamo permetterci di perdere o di indebolire». Anticipati approfondimenti «per capire come poter intervenire», Fedriga aggiunge: «Il problema è serio perché riguarda sindaci, volontari e organizzazioni del territorio che hanno dimostrato di saper affrontare le emergenze con professionalità e competenza».

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Sulla stessa linea l’assessore Riccardo Riccardi: «Fermo restando il rispetto e la necessità del codice penale, dobbiamo chiederci se questo Paese possa continuare a prevedere gli stessi giudizi e le stesse pene in condizioni di normalità e in situazioni critiche ed emergenziali. Ciò riguarda tutti coloro che sono chiamati ad assumere decisioni in momenti di particolare difficoltà, ancor più se si dedicano volontariamente e gratuitamente ad aiutare gli altri».

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Da Roma il segretario della Lega Marco Dreosto si dice «profondamente stupito» di una sentenza che può «paralizzare un sistema che tutto il mondo ci invidia: chi avrà ancora il coraggio di coordinare i volontari? Chi assumerà la responsabilità di un’emergenza sapendo di poter finire sotto processo?». Ne consegue la promessa di «lavorare da subito per fare chiarezza sul quadro normativo esistente e, dove necessario, per promuovere nuove norme, perché la Pc non va processata».

«Con le motivazioni della sentenza in mano, dovremo fare tutte le verifiche necessarie sulla norma “salva-sindaci” e capire se e cosa modificare», la sottolineatura della deputata del Pd Debora Serracchiani. «La legge avrebbe dovuto chiarire il regime di responsabilità per volontari, coordinatori e sindaci, ma, come era stato detto, solo in casi specifici». —

 

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