Condanna per il volontario morto a Preone, i sindaci della Carnia: “Boicotteremo le cerimonie ufficiali per il 50esimo del terremoto”

Incontro urgente a Tolmezzo: deciso lo stop alle celebrazioni ufficiali e l’avvio di una raccolta fondi. Il sindaco Benedetti: «Senza risposte da Regione e Stato pronti a sciogliere i gruppi comunali di Pc»

Alessandro Cesare

Il 1976, anno del terremoto del Friuli, è considerato il momento simbolo della nascita della Protezione civile in regione. A cinquant’anni di distanza un manipolo di sindaci, eredi morali di quel senso di autodeterminazione che portò alla formazione di una Zona libera della Carnia nel 1944, è pronto a un nuovo atto di “resistenza” decidendo di boicottare le celebrazioni ufficiali del sisma e di mettere in dubbio l’esistenza stessa dei gruppi comunali di Protezione civile.

Dopo la condanna in primo grado del sindaco di Preone, Andrea Martinis, e del coordinatore locale di Protezione civile, Renato Valent, i primi cittadini della Carnia si sono riuniti a Tolmezzo scegliendo di adottare una linea di protesta comune.

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«Siamo rimasti allibiti e scioccati da una sentenza – ha affermato al termine dell’incontro ospitato nella sede della Comunità di montagna della Carnia, Michele Benedetti, sindaco di Ampezzo – che non riconosce l’operato dei volontari e il ruolo di sindaco e coordinatore sul territorio. Come prima cosa chiediamo alla Regione di essere convocati per trovare una soluzione davvero capace di tutelare l’attività di volontariato nei comuni. Il “paracadute” che ci era stato garantito – ha detto Benedetti – non è servito a evitare la condanna».

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Le squadre di Protezione civile della Carnia continueranno a restare in stand-by, e l’auspicio dei primi cittadini è che anche quelle degli altri comuni friulani facciano altrettanto: «Chiediamo la solidarietà e l’appoggio di tutti i territori del Fvg, anche di quelli che in questo percorso di vicinanza a Martinis e Valent non ci sono stati», ha aggiunto il sindaco di Ampezzo, soffermandosi poi sulla protesta del sisma.

«Non ci saremo né come sindaci né come squadre comunali di Pc alle cerimonie per il 50esimo del terremoto. In forma privata presenzieremo solo alle messe in ricordo delle vittime o agli eventi nei nostri comuni. La Carnia chiede rispetto e non vuole più essere presa in giro: questo è il messaggio che vogliamo trasmettere innanzitutto al Dipartimento nazionale di Protezione civile».

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Una “resistenza” che i sindaci della Carnia hanno intenzione di far arrivare fino al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sperando in un suo arrivo in Friuli proprio in occasione delle ricorrenze per il 50esimo del sisma. «Siamo convinti che in questo momento di grande incertezza serva l’unità di tutti i territori del Fvg: noi chiediamo collaborazione e solidarietà alle altre amministrazioni, e pretendiamo soluzioni da parte di prefettura e politica. Tocca a questi ultimi trovare una strada per evitare che il patrimonio della Pc regionale sparisca», ha assicurato Benedetti. Se queste risposte non arriveranno in tempi che il sindaco di Ampezzo ha definito «ragionevoli», i sindaci della Carnia sono pronti a proporre nei rispettivi consigli comunali lo scioglimento dei gruppi di volontari: «Porteremo la proposta in consiglio. A decidere saranno i rappresentanti del territorio», ha assicurato Benedetti.

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Rispetto ai rapporti con la Regione, il sindaco ha concluso: «Abbiamo apprezzato il lavoro svolto dal presidente Massimiliano Fedriga e dall’assessore Riccardo Riccardi. Ma è arrivato il momento di risolvere una volta per tutte l’incertezza che ancora grava sui sindaci e sui coordinatori di Protezione civile. Pretendiamo il rispetto che meritano questi ruoli e la montagna carnica».

Ultima decisione uscita dall’incontro di Tolmezzo è quella di avviare una raccolta fondi tra le comunità carniche e regionali per sostenere le spese processuali e risarcitorie (oltre 50mila euro) a cui sono stati condannati.

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