Morte De Paoli, condannati a un anno il sindaco di Preone Martinis e il coordinatore della Protezione Civile Valent

Il 29 luglio 2023 il volontario della Protezione civile perse la vita mentre monitorava il territorio dopo il maltempo. In tribunale presenti i primi cittadini a sostegno del collega: convocata urgentemente nella sede della comunità di montagna di Tolmezzo in una assemblea dove decideranno come reagire e annunciano azioni forti

Alessandro Cesare

Il sindaco di Preone Andrea Martinis e il coordinatore di Protezione civile comunale del comune carnico Renato Valent sono stati ritenuti responsabili della morte del volontario di Pc Giuseppe De Paoli, avvenuta il 29 luglio 2023. Lo ha stabilito il giudice del tribunale di Udine Daniele Faleschini Barnaba che martedì mattina ha condannato a 1 anno i due imputati (con pena sospesa) per il reato di omicidio colposo, con una provvisionale di risarcimenti di 50mila euro a favore delle parti civile.

Una decisione che ha lasciato con l’amaro in bocca non solo gli imputati ma i tanti sindaci presenti in aula per solidarietà al collega finito a processo.

Il giudice ha condiviso la tesi accusatoria del pm Andrea Gondolo, secondo cui Martinis e Valent hanno omesso di fornire informazioni e formazione ai volontari intervenuti il giorno dell’incidente per liberare la strada dagli alberi caduti dopo un violento fortunale, oltre che per l’inadeguatezza dei materiali utilizzati.

Per quanto riguarda la violazione della normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, il giudice, prendendo atto delle recenti modifiche intervenute alla legge, assolto i due imputati.

La morte di De Paoli

La vicenda ruota attorno alla tragica morte di Giuseppe De Paoli, un volontario di 74 anni (vigile del fuoco in pensione), avvenuta il 29 luglio 2023. L'uomo perse la vita travolto da un ramo mentre era impegnato in operazioni di monitoraggio e ripristino della viabilità dopo una violenta ondata di maltempo che aveva colpito la Carnia.

Le tappe del processo: dal rinvio a giudizio alla richiesta di condanna

L’iter giudiziario ha avuto inizio ufficialmente l’11 aprile 2025, quando il Gup di Udine ha disposto il rinvio a giudizio per il sindaco di Preone, Andrea Martinis, e il coordinatore della Protezione Civile locale, Renato Valent. Nonostante la difesa avesse richiesto il "non luogo a procedere", il giudice ha ritenuto necessario approfondire le presunte carenze in termini di sicurezza e formazione che avrebbero portato alla morte del volontario Giuseppe De Paoli nel luglio 2023.

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Il dibattimento è entrato poi nel vivo nei mesi successivi, trasformando l'aula di tribunale in un luogo di scontro politico e sociale: decine di sindaci della Carnia hanno presidiato le udienze indossando la fascia tricolore in segno di solidarietà. Il punto di svolta arriva il 19 febbraio 2026, quando il pm Andrea Gondolo, contestando l'inadeguatezza dell'attrezzatura e la mancata istruzione del personale, richiede per entrambi gli imputati una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per omicidio colposo.E oggi, martedì 31 marzo, è arrivata la sentenza di condanna. 

La difesa

Condanna al sindaco di Preone, la difesa: «Probabile appello, attendiamo le motivazioni»

«Era uno degli esiti possibili». Con queste parole il legale della difesa Andrea Ghidina commenta la sentenza che ha portato alla condanna del sindaco di Preone, annunciando la volontà di approfondire il provvedimento prima di decidere i prossimi passi. «Non abbiamo commenti nell’immediato – spiega – insieme al collega valuteremo con attenzione la situazione. La decisione finale spetta all’imputato, ma con ogni probabilità presenteremo appello per far rivalutare quanto deciso dal giudice». Per l’imputato si tratta di «una notizia impegnativa da digerire», anche perché – sottolinea la difesa – «era molto sereno rispetto al proprio operato». Un passaggio che evidenzia come la vicenda, secondo i legali, presenti elementi di particolare complessità: «Dal punto di vista tecnico riteniamo di aver ricostruito i fatti in maniera adeguata durante il processo, ma ci sono anche aspetti giuridici legati alle modifiche normative intervenute nel tempo», ha detto l’avvocato Alessandro Franco che difende il coordinatore Valent. 

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Attesa per le motivazioni

La linea difensiva resta quindi improntata alla prudenza: «È necessario attendere le motivazioni della sentenza per comprendere il percorso seguito dal giudice». Solo dopo sarà possibile valutare nel dettaglio le ragioni del verdetto e impostare un eventuale ricorso.

Nel frattempo, la sentenza sta già producendo effetti anche sul piano operativo. Secondo quanto evidenziato, la decisione potrebbe incidere sull’attività dei gruppi comunali di Protezione civile: «Con queste premesse – osserva il legale – chi ha responsabilità operative potrebbe anche valutare di interrompere le attività».

Una prospettiva che alimenta il dibattito sulle responsabilità degli amministratori locali e sulle conseguenze delle decisioni giudiziarie in ambito di gestione delle emergenze.

I sindaci presenti in Aula

La rabbia dei sindaci: “Una sentenza vergognosa”

«Una sentenza che prendiamo molto male». È netta la posizione del presidente della Comunità di montagna della Carnia, Ermes De Crignis, che parla a nome dei sindaci del territorio dopo la condanna inflitta al sindaco di Preone.

«Ci aspettavamo che non venisse riconosciuta alcuna colpa – spiega – perché il sindaco ha operato nel rispetto delle normative e in accordo con la Protezione civile». Secondo De Crignis, la decisione del giudice rischia di avere effetti pesanti sull’intero sistema: «È inaccettabile che la responsabilità venga attribuita al sindaco quando si lavora insieme ai volontari. Il loro operato viene spesso equiparato a quello di un datore di lavoro, ed è un punto che abbiamo sempre contestato». La condanna – un anno con pena sospesa – viene definita «vergognosa» dai primi cittadini carnici, che ora annunciano una riflessione condivisa sulle possibili azioni da intraprendere. «Ci riuniremo e valuteremo come reagire tutti insieme».

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Timori per le attività di Protezione civile

La preoccupazione principale riguarda però le conseguenze operative: «In questo momento le attività della Protezione civile restano ferme – sottolinea – perché non possiamo muoverci con questo quadro». Secondo i sindaci, la sentenza non ha chiarito le modalità operative del sistema e rischia di riportare tutto «al punto di partenza». Una presa di posizione che apre un nuovo fronte di tensione tra amministratori locali e sistema normativo, con possibili ripercussioni sull’organizzazione degli interventi di emergenza nei territori montani.

Impatto legislativo e la riunione d’emergenza

La vicenda ha accelerato il dibattito su un nuovo disegno di legge volto a riformare le responsabilità degli amministratori locali, cercando di distinguere tra le colpe gestionali e l'imprevedibilità degli eventi durante le emergenze di Protezione Civile. Intanto le squadre comunali della Carnia di Pc continuano a restare non operative. E non solo. È stata convocata urgentemente alle 17 di oggi pomeriggio nella sede della comunità di montagna di Tolmezzo in una assemblea dove decideranno come reagire e annunciano azioni forti.

Le parole di Fedriga

La condanna inflitta al sindaco di Preone accende la preoccupazione delle istituzioni regionali. Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, a margine dell'incontro per il centesimo anniversario della scuola di Sant'Osvaldo, interviene sottolineando le possibili ricadute sull’intero sistema della Protezione civile. «Abbiamo lavorato per intervenire anche a livello legislativo nazionale – afferma – ma una situazione come questa rischia di ridimensionare, se non addirittura mettere in difficoltà, la Protezione civile».

Condanna al sindaco di Preone, Fedriga: «Rischiamo di indebolire la Protezione civile»

Secondo Fedriga, il problema è rilevante perché riguarda direttamente sindaci, volontari e organizzazioni territoriali che negli anni hanno garantito risposte efficaci alle emergenze: «Parliamo di una rete che ha dimostrato professionalità e capacità operativa». Il presidente evidenzia il rischio concreto di conseguenze sul funzionamento del sistema: «Faremo tutti gli approfondimenti necessari per capire come intervenire, perché altrimenti rischiamo di colpire una realtà in cui il Friuli Venezia Giulia è all’avanguardia anche a livello europeo». Un modello, aggiunge, riconosciuto anche fuori dai confini regionali: «La stessa Europa lo cita come esempio virtuoso. Non possiamo permetterci di perderlo o indebolirlo».

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