Olimpiadi 2026, Di Centa e il suo doppio sogno: «Tifo per l’Italia e mia figlia Martina...»

UDINE. Ironia della sorte. Il grande Giorgio ora lavora nella caserma del Gruppo sportivo carabinieri nella valle dell’Ansiei sopra Auronzo quando la strada si sta per arrampicare sul Passo Tre Croci, in aiuto 15 km da Cortina. Il vicebrigadiere Di Centa, ultimo italiano a vincere un oro nel fondo con la doppietta fantascientifica a Torino 2006, ha avuto un sussulto quando il presidente del Cio, Thomas Bach ha aperto la busta leggendo il nome di Milano-Cortina.
«Chiaro, quando ho capito che le Olimpiadi sarebbero tornate in Italia non ho potuto fare a meno di ripensare ai miei successi, a quella meravigliosa doppietta di Torino, ma anche al clima dei Giochi che sono una cosa fantastica». Di Centa però, da buon carnico appartenente a una famiglia unica al mondo grazie anche ai successi della sorella Manuela, non è solo un ex campione, ora tecnico del Gruppo sportivo carabinieri, nostalgico, è uno splendido esempio di come dovrebbe essere un ex atleta. Lo fa subito capire.
«Questa è la vittoria dell’Italia che funziona, le Olimpiadi dovranno fare bene a tutti gli italiani. Milano-Cortina è un’avventura che dovrà dare slancio alla montagna, convincere ancor di più la gente che in montagna si può continuare a vivere. Far capire che la montagna è una risorsa per il Paese».
Da Nagano 1998 il carabinieri 47enne di Paluzza ha preso parte a 5 edizioni dei Giochi. Ha girato il mondo. Tocca subito il punto focale.
«Dovremo costruire impianti riutilizzabili e capaci di far decollare ancora di più il turismo - spiega - guardate cosa stanno facendo ad Anterselva per i Mondiali di biathlon del prossimo anno. I Giochi, poi, dovranno aiutare a cambiare la cultura sportiva del nostro paese, ancora “calcio-centrica”. Dovremo dare importanza alle altre discipline, andare a fare dimostrazioni nelle scuole di sport invernali». E poi dalle discipline invernali dovranno arrivare talenti in grado di alimentare il medagliere tra sette anni.
Di Centa è chiaro: «Aiutiamo gli sci club, aiutiamo le società sportive, i genitori che per portare i figli a sciare hanno spese enormi. Facciamo capire ai nostri talenti che l’allenamento e la dedizione al lavoro sono sempre più alla base di ogni risultato. Il livello si è alzato, i ragazzi in pista o sulla neve, o sul ghiaccio devono sudare. Non basta il talento. E, vi assicuro, il lavoro paga sempre».
Poi Giorgio quando ha sentito quell’urlo di “Milano-Cortina” ha fatto il papà pensando a Martina, la “Millennial” che sta ultimando gli esami di maturità al Linguistico di Tolmezzo e che è un talento degli sci stretti. «È chiaro che le auguro di fare un’Olimpiade - spiega - ma i Giochi per lei arriveranno se in questi anni avrà lavorato con passione e dedizione». Insomma, una volta ritiratosi dalle gare (ultimo Mondiale a 44 anni) Di Centa aveva detto di voler chiudere la carriera facendo il carabiniere in Friuli in una stazione. Balle. Il suo talento, invece, servirà a formare i campioni del futuro. Del Fabbro, Graz, Fauner jr nel fondo e nel biathlon, dietro la regina Vittozzi, ne hanno da vendere.
E sul lavoro sodo in questi anni punta anche il presidente della Fisi Fvg, Maurizio Dunnhofer. Il Friuli Venezia Giulia non ospiterà gare a Cinque cerchi, ma...
Il dubbio, che è una speranza, è che il prossimo anno lo Scialpinismo diventi disciplina olimpica e che Milano e Cortina bussino a Piancavallo per ospitare le gare di scialpinismo. Perché lassù si sono fatti i Mondiali e in Val Cellina c’è una campionessa come Mara Martini. «Lavoriamo sodo, poi magari qualcosa arriverà», spiega. Lavoriamo sodo, stesse parole di Di Centa. Pane per i friulani. «Nel 2023 avremo gli Eyof, i giochi invernali della gioventù europea, 1.800 atleti in gara, i campioni del futuro, molti dei quali magari debutteranno tra i grandi nel 2026. Ecco, noi dovremmo essere impeccabili nell’organizzazione e così forse…».
Dunnhofer ha le idee chiare. Se organizzi bene un vento e mostri al mondo impianti riqualificati e all’avanguardia magari le nazionali più forti li scelgono per gli allenamenti pre-olimpici. Sarebbe già un successo. E Dunnhofer, da tecnico di lungo corso, si spinge oltre. «Tra i giovani talenti del fondo, il biathlon e lo sci alpino a Milano-Cortina prevedo 4-5 medaglie friulane», dice sicuro. Non fa nomi il presidente regionale della Fisi, la scaramanzia impera. Ma a sette anni di distanza dall’accensione della fiaccola avere già una “proiezione” di medagliere friulano non è poi male, no?.
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