Olimpiadi 2026, il Paese che reagisce alla paura delle sfide

Obiettivo raggiunto, è il momento di celebrare l’orgoglio nazionale ritrovato. Non hanno vinto tutti, però. Ha vinto quella parte d’Italia che non si rassegna al declino che per alcuni sembra acclarato e immutabile (Roma, la città devastata che ha rifiutato l’altra Olimpiade, quella grossa, non è forse l’esempio migliore?). Ha vinto il Nord e all’interno della compagine degli amministratori settentrionali quanti credono che l’Italia debba competere e tornare nel novero dei Grandi.
Per questo Torino non c’è nel patto Milano-Cortina. Perché Torino ha paura e la principale forza politica che la governa, i 5S, si sostanzia della stessa cultura del sospetto vista all’opera a Roma e, fino a ieri, anche a Livorno (prima città comunista espugnata dai 5S e ora tornata con gaudio alla sinistra che pure aveva fatto di tutto per disgustarla). L’Italia può competere e di voglia ne ha ancora.
La Lega di Fontana e il Pd di Sala non hanno esitato a forgiare l’alleanza e non è un patto diabolico farcito di tangenti, non per quel che ne sappiamo. I grandi sogni e le grandi opere non sono il Male. Dipende. Da chi controlla, da chi amministra. I 5S non hanno toccato palla, la loro paura (rieccola) li sta paralizzando.
Al Nord è già così, al Sud succederà presto. All’Olimpiade il Fvg non ci sarà, esiste solo un’ipotesi assai vaga per Piancavallo. Non c’è da recriminare, forse non v’è nemmeno un impianto adatto per le gare. Non essere riusciti a ricavarci un posticino dentro l’alleanza nordista, tuttavia, dovrebbe costituire per noi tutti, la terra dei formidabili Di Centa, elemento di grande dispiacere.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto









