Mereto, quando il ciclismo diventa sport di famiglia: la storia della cugine Cecchini

MERETO DI TOMBA. Quando si dice «belle, brave e serie» è già tanto; se poi si aggiunge «campionesse di ciclismo, mondiale e italiana, e pure cugine» si è proprio al top.
E’ il caso di Elena e Silvia Cecchini, 20 e 18 anni, nate, cresciute e allenate a Mereto di Tomba. Si perché il ciclismo è lo sport di famiglia, una tradizione che ha contaminato tutti i componenti.
Proprio un anno fa, Elena ha vinto a Pechino la Coppa del mondo di corsa a punti su pista, un’impresa memorabile che si aggiunge a un lungo elenco di vittorie. Silvia nel 2012, anche lei dopo innumerevoli successi, si aggiudica il titolo di campionessa italiana su pista specialità scratch.
Insomma, due ragazze tanto eccezionali nei risultati sportivi quanto “normali” nel loro essere giovani, con un filo conduttore che le unisce nel grado di parentela sin da piccole: la passione per la bicicletta.
Stili di vita diversi per le due campionesse: Silvia al mattino va a scuola, maturità quest’anno, e si allena nel pomeriggio; Elena frequenta l’università, si allena tre volte alla settimana in palestra, ogni giorno almeno 60 chilometri in bici, e altre due volte, sempre alla settimana, in sella per almeno 90–100 chilometri.
Mai stanca? «Mai», risponde convinta. Da quest’anno Silvia corre nella stessa categoria della cugina: prossime importanti gare a fine febbraio.
Elena ora si trova in Messico per disputare la terza prova della Coppa del mondo su pista nella specialità “corsa a punti”, specialità che l’ha eletta campionessa; a fine mese è impegnata nel giro del Qatar, in marzo invece iniziano per lei le gare su strada; non va dimenticato che la ragazza rientra nel gruppo italiano su cui la nazionale investe per le prossime olimpiadi di Rio de Janeiro.
Impegni a non finire, quindi, per queste giovani dal fare timido e gentile che a bordo delle loro bici esprimono grinta e determinazione esemplare diventando una “curva unica” con ruota e manubrio, tanto da evocare la bellezza futuristica della velocità; la loro concentrazione nelle gare è così alta che Elena nel «debole ricordo di una volata» dice di sentirsi come dentro a una «bolla». Silvia, invece, con un sorriso grande così che non diresti mai, afferma che si trasforma e diventa «cattiva», in senso agonistico si intende.
Ma per quanto tempo le due cugine hanno intenzione di correre ancora? «Fino a 30-32 anni, l’importante è continuare a studiare per costruire un futuro. Il ciclismo femminile non è seguito e conosciuto come quello maschile», dice Elena che corre per le Fiamme azzurre di Roma.
Ma a Mereto di Tomba fanno un tifo sfrenato per loro, a cominciare dai nonni Bruno e Giannina. A loro i successi, come si dice, non danno alla testa; amano divertirsi, quando possono, la vita semplice, la famiglia, gli amici.
E i morosi cosa dicono? «Ci devono capire e adeguarsi vicendevolmente perché seguono la nostra passione, praticandola».
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