Medjugorje, la fede dei friulani: "Sul colle siamo stati 527 volte, ci torneremo ancora"

Sergio Sbuelz: ho portato decine di migliaia di persone. Bruno Temil: da 18 anni vado con i pellegrini due volte al mese

UDINE. Per 527 volte ha scalato la collina brulla e sassosa che sovrasta la frazione di Bijakovici alle pendici del monte Crnica per incontrare Kraljica Mira, la regina della pace. Così viene chiamata la Madonna che appare a Medjugorje, una piccola località del comune di Citluk divenuta un richiamo per i fedeli di tutto il mondo.

Sergio Sbuelz, 73 anni di Rizzolo, da 32 anni accompagna i fedeli su quell’altura a 200 metri sopra il livello del mare fra le colline del Križevac e del Podbrdo.

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Con la moglie ha scoperto su quel colle una ragione di vita. Così è capitato a milioni di fedeli che ogni anno arrivano da tutto il mondo in quel cantone dell’Erzegovina-Narenta, ciascuno con storie e motivazioni diverse. A tutti loro la parole del vescovo di Mostar Ratko Peric sono arrivate come un pugno nello stomaco.

«Non si tratta di vere apparizioni della Beata Vergine Maria e questa curia ha sempre cercato di informare la Santa Sede», ha concluso.

Affermazioni che, se da un lato feriscono i pellegrini, dall’altro non fermano il loro cammino. Molti friulani ieri si trovavano là per conoscere l’ultimo messaggio consegnato dalla Vergine a Mirijana.

«Guardatemi col cuore, parlatemi come a una Madre dei vostri dolori, delle vostre sofferenze, delle vostre gioie. Chiedete che preghi mio Figlio per voi. Mio Figlio è clemente e giusto».

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Stavolta Sergio Sbuelz non c’era. «Non ho potuto andarci – ammette dispiaciuto –, sono costretto a letto da problemi di salute che conto di risolvere presto, ma di solito ci vado due o tre volte al mese. Ho portato là decine di migliaia di persone e continuerò a farlo finchè potrò.

Non tutti possono andare a Medjugorje, ciascuno aspetta la propria chiamata. La mia è arrivata 32 anni fa, mia moglie al tempo era ammalata. Ci abbiamo messo 18 ore per arrivare, ma quell’esperienza ha cambiato la nostra vita. Ben 38 mila sacerdoti hanno firmato il libro della parrocchia di Madjugorje e il fatto che il vescovo di Mostar si sia espresso in questo modo non è una novità, è sempre stato contrario.

Per fortuna Papa Ratzinger non la pensava così e ci è andato ben due volte». Sergio è fiducioso e ripete le parole di papa Benedetto XVI: «Se i frutti sono buoni lo è anche la pianta».

Molti, come lui, attendono l’esito della visita dell’arcivescovo di Varsavia-Praga Henryk Hoser, che alle competenze di teologo unisce quelle di medico nominato da papa Francesco quale inviato speciale per esprimersi su quanto accade a Medjugorje. Ma il fiume di pellegrini non si ferma.

Alessandro di Faedis, 49 anni, ha conosciuto Medjugorje attraverso Radio Maria e padre Livio. «Nel 2004 decisi di andare a vedere di persona cosa stesse succedendo – racconta –. Ci andai in giugno, in occasione dell’anniversario dell’apparizione della Vergine ai sei bambini. Ho visto tante vite cambiare, come del resto la mia: ho cambiato il modo di relazionarmi agli altri, di vivere la fede.

Non è la prima volta che il vescovo di Mostar si esprime negativamente nei confronti delle apparizioni, la stessa Vergine ha detto di non preoccuparsi di ciò che la gente dice, ma di pregare e diventare apostoli. Gli stessi veggenti invitano a pregare e a digiunare due giorni la settimana. A giugno sarò di nuovo là con loro».

Antonella, 55 anni di Basagliapenta, ammette che a portarla a Medjugorje fu un disegno divino. «Ero lontana dalla Chiesa – ammette –, ci capitai quasi per caso. Mi sono sentita come San Paolo sulla via di Damasco, quell’esperienza mi ha toccato il cuore: ho cambiato la mia vita e ho riscoperto il valore della mia vita, della famiglia, in cammino con tanti sacerdoti ci vado anche quattro volte l’anno».

Bruno Temil, tolmezzino, da 18 anni carica sul pullman una decina di persone e si dirige a Medjugorje due volte al mese. «Su quella collina ha capito l’importanza della preghiera e dei sacramenti – è la sua sintesi –. Non so quante volte ci sono andato. Tante. Tantissime.

So che non sono mai tornato indietro a mani vuote. So che vedere l’estasi di Mirijana è un’esperienza che ti cambia profondamente e so anche di aver visto tante, tantissime conversioni e guarigioni su quell’altura». Oltre alle guarigioni del corpo ci sono quelle dell’anima.

Mentre ci si trascina su quel colle, chi con i bastoni, chi su una carrozzina issata da volontari, chi caricato sulle spalle, ci sono persone che scoprono Dio un passo dopo l’altro, bestemmiatori che mondano il loro linguaggio, paralitici che cominciano a camminare. Non basteranno le parole del vescovo di Mostar a fermarli.

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