L’addio a Riccardo, «ora giocherai con gli angeli»

PRATA. Il volto affranto e ancora incredulo delle tantissime persone che la chiesa parrocchiale di Santa Lucia a Prata faticava a contenere, è l'immagine che dà le dimensioni esatte della tragedia della morte di Riccardo Meneghel, strappato alla vita lo scorso sabato a soli 19 anni da un terribile incidente stradale in moto.
La comunità di Prata si è stretta attorno alla famiglia del giovane scomparso in un dolore composto e silenzioso, perché di fronte alla fine di un ragazzo che si era appena affacciato alla vita è difficile, se non impossibile trovare parole.
Due ali di folla hanno accolto il feretro davanti alla chiesa. In prima fila, vicini per un'ultima volta al loro amato ragazzo, il padre Gian Franco e la mamma Simonetta, i fratelli Davide e Cristina e l'adorata Chiara, la fidanzata con cui Riccardo condivideva i suoi momenti più intimi e che era già diventata parte di questa famiglia, messa alla prova dal dolore più grande di tutti, quello della perdita di un figlio.
«Chiara e Riccardo coltivavano insieme la fede – ha ricordato don Livio Tonizzo nella sua omelia –, entrambi pieni di voglia di mettersi al servizio degli altri, trasparenti e buoni». Si erano conosciuti all'oratorio, i due fidanzatini, luogo dove Riccardo spendeva buona parte del suo tempo, come educatore e animatore del Grest. Oltre ai ragazzi della parrocchia, a salutare il loro amico c'erano i compagni dell'Istituto Kennedy, dove Riccardo si era diplomato solo alcuni mesi fa, e naturalmente gli amici dell'ambiente sportivo, in particolare i giocatori della prima squadra del Tamai, con in testa il tecnico Stefano De Agostini.
«Questo ragazzo era una promessa del calcio», ha sottolineato il parroco. Davvero troppo piccola, la chiesa di Santa Lucia, per contenere tutte queste persone cui Riccardo aveva dedicato tanti momenti della sua breve ma intensa vita. Pur di stare accanto al loro amico anche in quest’ultima, triste occasione, i giovani dell’oratorio si sono seduti compostamente per terra, lungo la navata, mentre a centinaia hanno seguito la celebrazione in piedi, riempiendo pure il sagrato.
«Riccardo – le parole di don Tonizzo – era un giovane straordinario, pur essendo stato il suo cammino molto, troppo breve. Giovani, non lasciatevi intorpidire la mente e la coscienza dai falsi ideali proposti da una cultura che imprigiona le briglie e toglie la voglia di vivere perché figlia dell'individualismo. Seguite l'esempio di Riccardo, che viveva nell'amore, nell'accoglienza e nell'altruismo». Forse è proprio il ricordo della capacità del loro figlio di donarsi agli altri ad avere dato la forza ai genitori del ragazzo di acconsentire, dopo la sua morte, all'espianto dei suoi organi.
Commosso il saluto che i giovani dell'oratorio, luogo come detto tanto amato da Riccardo, hanno voluto dedicare al loro amico. «Hai donato a tutti un pezzo della tua vita – ha affermato Daniele, in nome della comunità parrocchiale –, che ora riverbera in noi. Sicuramente lassù stai giocando in serie A nel campionato degli angeli». Troppo grande il dolore della famiglia per riuscire a parlare di fronte alle tantissime persone presenti. Il loro grazie per l'affetto dimostrato da tutti nei confronti del figlio lo lasciano pronunciare da padre Tonizzo.
Anche monsignor Giuseppe Pellegrini, vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, ha voluto lasciare un suo ricordo scritto in memoria del giovane che aveva conosciuto nel corso di un pellegrinaggio a Lourdes al quale Riccardo aveva partecipato lo scorso agosto assieme agli ammalati. «Siamo di fronte a una morte tragica e improvvisa che lascia pieni di dolore. Di Riccardo ricordo la sua bontà e generosità. Ha vissuto la vita in pienezza, nonostante la sua giovane età».
Miroslava Pasquali
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