Il professore sospeso perchè allungava le mani: "Contro di me accuse fuori dal mondo"

Udine, parla il docente indagato per violenza sessuale e molestie su undici minorenni. «In queste ore ho ricevuto tante attestazioni di stima e la famiglia mi è vicina»

UDINE. Lunedì mattina non è andato a scuola. Non potrà farlo fino al luglio del 2019, per ordine del gip del tribunale di Udine, che ne ha disposto la sospensione temporanea dall’insegnamento, oltre che la misura cautelare del divieto di avvicinamento alle undici allieve che hanno dichiarato di avere subìto le sue attenzioni sessuali.

La prima giornata “senza cattedra” del docente di 60 anni dell’Isis “Stringher” del capoluogo friulano, è trascorsa tra telefonate - «tante e inattese attestazioni di stima», dice – e appuntamenti, compreso quello nello studio dell’avvocato Federico Plaino, che ha nominato di fiducia per la propria difesa.

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Professore, il caso era nell’aria da tempo. A scuola molti bisbigliavano, perchè è da lì che sono partite le segnalazioni. Lei se l’aspettava?

«Avevo avuto sentore, ma il primo atto concreto l’ho ricevuto il 30 novembre. E sono rimasto veramente colpito».

Cos’ha pensato leggendo il capo d’imputazione e le accuse di violenza sessuale e molestie che la Procura ha ipotizzato a suo carico?

«Non mi sono ritrovato affatto in quelle pagine. È una ricostruzione nella quale non mi riconosco nella maniera più assoluta. Io non sono quella persona lì e dopo avere dato una prima letta agli atti che il mio avvocato ha acquisito oggi pomeriggio (ieri, ndr), e che richiederanno un esame molto accurato, mi sono convinto ancora di più che quella è una rappresentazione dei fatti che sta fuori del mondo».

Il giudice, però, ha definito genuine e attendibili le dichiarazioni delle allieve.

«In questo momento, non posso entrare nel merito delle accuse. Mi limito a prendere atto delle loro dichiarazioni».

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Udine 9 novembre 2016 tribunale Copyright Petrussi Foto Press Massimo TURCO


Ammetterà, tuttavia, che undici voci concordanti sono tante...

«Questo è uno degli aspetti di cui non riesco a capacitarmi. Sì, sono tante. Troppe, direi. Ma, come successe ai tempi di Tangentopoli, quando alcuni esponenti politici finirono per ritrovarsi con decine di avvisi di garanzia, di fronte ad accuse tanto infamanti sul mio conto rispetto a presunti comportamenti maniacali, beh, le dirò che una o dieci o cento cambia poco».

Ma lei i palpeggiamenti e i toccamenti che le attribuiscono li ha fatti oppure no?

«Non posso risponderle né sì, né no. Deve scusarmi, ma queste questioni afferiscono alla linea concordata con il mio difensore. Altrimenti, finiremmo per andare ciascuno per la propria strada».

Come ha reagito la sua famiglia?

«Abbiamo subito tenuto un piccolo “consiglio”: siamo molto uniti e il rapporto fiduciario è sempre stato alla base di tutto. Le scelte, a casa nostra, sono collegiali e non ci si sente mai soli. “Non so come andrà a finire, ma cercate di starne fuori”, ho detto loro. Intendo proteggerli dalle conseguenze di questa vicenda e dei miei potenziali errori. Ma a sostenermi, a sorpresa, sono state anche tante altre persone».

L’hanno chiamata dopo avere letto l’articolo di giornale?

«Sì, e questo è stato per me motivo di grande conforto. Mi hanno telefonato anche persone, dalle quali non mi sarei mai aspettato simili attestazioni di stima. Compresi alcuni colleghi. Qualcuno mi ha anche detto che l’opinione positiva che ha di me dal punto di vista professionale rimarrà intatta a prescindere dall’esito che avrà la vicenda giudiziaria».

Le ricordo che sono stati proprio alcuni colleghi a segnalare i casi che ora le vengono contestati.

«Anche rispetto a questo aspetto, preferisco consultarmi con il mio avvocato, prima di dire ciò che penso».

Ha sentito la preside?

«No. Ho invece comunicato con la scuola, perché adesso devo capire come muovermi e perché ci sono diverse cose in piedi (la docenza, ma anche alcuni incarichi organizzativi e didattici, ndr)».

Com’è cambiata la sua vita da venerdì?

«Moltissimo, naturalmente. Ma non ho paura di affrontare la gente e spiegare il mio pensiero. Come ho sempre fatto, del resto. Ora, con le giornate improvvisamente libere, mi piacerebbe impegnarne una parte prestando volontariato in una struttura religiosa. Lo desideravo da tanto. Stanotte, intanto, spero di riuscire a dormire bene, per affrontare il domani con l’energia giusta e, soprattutto, per tutelare e prendermi cura della mia famiglia». —
 

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