Fidanzati uccisi: ecco chi è Giosué Ruotolo, l'indagato

PORDENONE. Occhi dolci, sorriso timido. Lo vedi e penseresti a tutto meno che a una pistola, a sei colpi e a due giovani vite spezzate nel parcheggio di un palasport.
Invece il volto e l'immagine di Giosuè Ruotolo rimbalza da qualche ora su siti e televisioni nazionali.
Duplice omicidio e porto abusivo d'arma da fuoco sono le accuse a cui Giosuè deve rispondere, per l'omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone.
Proprio l'amico Trifone, il suo ex inquilino, il ragazzo con cui aveva condiviso il percorso militare, dal battaglione al concorso per entrare nella guardia di finanza, l'avversario di mille sfide alla Playstation.
Ma davvero è stato lui? L'avvocato Giuseppe Esposito di Nola, per ora, ha scelto la strategia del silenzio.
Così ci si ferma, in attesa di conoscere la versione del ragazzo, a quanto si conosce sul suo conto.
A differenza dei coinquilini, con cui divideva l'appartamento di Pordenone in via Colombo, Giosuè è sempre apparso ai vicini più introverso, diffidente, persino nel saluto.
Papà in pensione, mamma insegnante, il ragazzo viene da Somma Vesuviana, il paese di Melania Rea. Appassionato di matematica, ha una fidanzata con cui compare a più riprese nelle foto sui social network.
Al vaglio degli inquirenti c'è anche la pista di un'eventuale passione per Teresa ma nulla di ufficiale, al momento, trapela a supporto di questa teoria.
Cosa l'avrebbe spinto, allora, a sparare a Trifone e a porre fine anche alla vita della donna che l'amico voleva sposare?
Gli inquirenti stanno lavorando per rispondere a questa domanda, contando sulle contraddizioni emerse nelle testimonianze rilasciate a più riprese dal ragazzo prima dell'invio dell'avviso di garanzia che lo ha reso indagato, sulla sua Audi A3 grigia filmata lungo un percorso poco logico in via Interna, vicino al luogo del delitto, sull'assenza di un alibi («Ero a casa a giocare alla Playstation») e sui collegamenti con la pistola rinvenuta nel laghetto del parco di San Valentino.
Sufficiente per dire che è stato lui? Sinora Giosuè, pur con le pesanti accuse a suo carico, gira ancora a piede libero. Un indizio sul fatto che il puzzle dell'accusa va completato. Ma più le ore passano, più gli inquirenti sono convinti che a sparare, quella sera, davanti al palasport, sia stato lui.
Il ragazzo con gli occhi dolci e il sorriso triste che non ti saresti immaginato.
L'amico di Trifone e di Teresa divenuto secondo la Procura, in una tragica sera di marzo, il loro carnefice.
@RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto










