Fidanzati uccisi, pista passionale al vaglio. Lo ha tradito il telefonino

L’obiettivo era Trifone, Giosuè conosceva Teresa. Il pm: «Ha agito da solo». Sentito per tre volte, emerse contraddizioni. «Il delitto? L’ho saputo via sms»

PORDENONE. Individuata la direzione, ora gli inquirenti sono a caccia del movente. Al vaglio degli investigatori, riaffiora anche la pista passionale, in precedenza accantonata.

L’obiettivo del killer, secondo la Procura, era proprio Trifone. Il presunto assassino e le vittime si conoscevano da tempo e si frequentavano abitualmente. Gli stessi vicini di casa raccontano che Teresa era andata a trovare il suo fidanzato anche in via Colombo, prima che i due decidessero di convivere in via Chioggia.

«Riteniamo che abbia agito da solo, per un movente individuale», sottolinea il procuratore capo della Repubblica Marco Martani. Si scandaglia ogni ipotesi: dal delitto passionale allo screzio degenerato, dagli antichi rancori relativi a questioni di denaro o prestiti magari non restituiti, fino a una banale lite.

L’indagato ha sempre sottolineato la sua assoluta estraneità ai fatti. Sarebbe stato sentito tre volte dagli inquirenti, nei giorni a ridosso del delitto, ma solo come persona informata sui fatti.

E avrebbe dato versioni differenti. In un’occasione, per l’appunto, avrebbe raccontato di trovarsi a casa, all’ora dell’omicidio Contraddizioni che avevano insospettito gli inquirenti. L’indagato avrebbe dichiarato di aver scoperto la morte dell’amico da un sms. Proprio questo particolare potrebbe averlo tradito.

Dalla rosa di sospettati si è passati a un solo volto quando è stato ritrovato il caricatore nel laghetto. Sarebbero stati rinvenuti anche altri componenti, ma di questo non si è avuto alcuna conferma ufficiale. La chiave del delitto attendeva gli inquirenti sul fondo del lago al parco di San Valentino.

A confermarlo, lo stesso procuratore capo Marco Martani. «Il ritrovamento del caricatore nello specchio d’acqua – ha detto – ci ha dato conferma dell’ipotesi sulla quale ci eravamo focalizzati e che ritenevamo la più fondata».

Il collegamento investigativo è stato tracciato grazie alle celle telefoniche, che hanno permesso di collocare l’indagato nella zona del palazzetto dello sport e del lago. Il parcheggio di via Interna dista appena cinque minuti a piedi o un minuto in automobile dai cancelli del parco di San Valentino che si affacciano sulla stessa via. Dall’incrocio con via San Quirino all’appartamento in via Colombo, invece, il tragitto si percorre in poco più di quattro minuti a piedi.

I risultati ottenuti dalla task force di inquirenti sono il frutto dell’applicazione di tecniche investigative classiche: «Incrocio di dati con l’aiuto della tecnologia» aveva spiegato Martani.

Le indagini non conoscono sosta. Collaborano, fianco a fianco, i pm Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro, il Comando provinciale di Pordenone dei carabinieri, con il Reparto operativo (guidato dal maggiore Salvino Macli) e il Nucleo investigativo (con il capitano Pierluigi Grosseto), i Ros del reparto crimini violenti di Roma e quelli della sezione anticrimine di Udine, i Ris di Parma, che stanno analizzando minuziosamente l’arma, a caccia di tracce per inchiodare il colpevole.

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