Ecco “Arcalupa”, la super-chiatta di Cimolai grande come un campo di calcio

PORDENONE. È forse uno degli elementi distintivi della Cimolai: se ti serve qualcosa, e quel qualcosa non esiste, lo costruisci. Nella storia dell’azienda pordenonese, specializzata nella carpenteria pesante e nelle costruzioni, oltre 500 milioni di fatturato e 3 mila dipendenti di cui la metà indiretti, esempi di questa natura sono pressoché infiniti: dai sistemi di montaggio degli archi impiegati nello stadio di Atene, a quelli di trasporto della copertura di Chernobyl.

E, oggi, nel settore della carpenteria navale. Con un valore di quasi 30 milioni di euro, ecco arrivare “Arcalupa” una chiatta (o meglio una “barge”) dalle dimensioni notevoli, il 50% più grande della media, con una lunghezza di 127,2 metri, una larghezza di 31,5 metri per 6,5 di altezza (contro i 90 metri di lunghezza e i 24 metri di larghezza di una chiatta “normale”).

Arcalupa è stata costruita negli stabilimenti Cimolai di San Giorgio di Nogaro e ha richiesto l’impiego di centinaia di lavoratori per quasi 230 mila ore lavorate, che corrispondono a quasi 29 mila giornate. La super-chiatta ha affrontato, e superato, diversi test e tutte le prove di collaudo a Trieste e ora è nuovamente ormeggiata a San Giorgio in attesa del varo ufficiale.

È un pontone galleggiante in classe Abs+ (costruita cioè in materiali certificati sia in termini di resistenza che di sicurezza), con un peso di circa 4 mila tonnellate. Può trasportare carichi eccezionali in mare fino a 14 mila tonnellate.

Ha una portata del ponte di coperta di 30 tonnellate a metro quadro. Inoltre, mediante l’installazione di torri di galleggiamento, la chiatta si può riempire d’acqua (in circa 13 ore) e immergersi fino a 6,5 metri dal piano del ponte (13 metri, invece, dal fondo dell’imbarcazione), per creare un bacino galleggiante per il varo e il trasporto di manufatti con una capacità di carico compreso tra le 9 mila e le 10 mila tonnellate.

L’impianto di zavorra, controllabile da remoto, è equipaggiato con due pompe elettriche (da mille metri cubi ogni ora ciascuna) alimentate da tre generatori diesel da 130 kW l’uno. La chiatta si muove al traino di rimorchiatori.

In pratica Arcalupa diventa un bacino di carenaggio mobile in grado di trasportare scafi di imbarcazioni (comprese le navi da crociera), piloni di calcestruzzo, le paratoie del Mose, sezioni strallate dei ponti che vengono costruiti sull’acqua, come anche strutture (moduli) in acciaio per l’oil & gas, per esempio i grandi serbatoi di idrocarburi.

Arcalupa è stata progettata per massimizzare la resistenza del ponte e dei punti di appoggio sullo stesso (per portare il maggior carico possibile, grazie a una struttura a K), così da supportare carichi elevati senza la necessità di un grillage esteso (cioè le strutture di supporto che sorreggono ciò che deve essere trasportato), di conseguenza un significativo risparmio in termini di tempi e costi.

Entro poche settimane sarà pienamente operativa a servizio della stessa Cimolai che l’ha costruita perché funzionale a molti dei suoi lavori e di commesse che ha già in portafogli e di altre che arriveranno in futuro, ma potrà anche servire a terzi, visto che le richieste di “affitto” stanno già arrivando.—

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto