Delitto Pedron, il gip tiene aperto il caso

PORDENONE. Niente archiviazione immediata per l’indagine sull’omicidio di Annalaura Pedron, la babysitter strangolata il 2 febbraio 1988 in un appartamento di via Colvera. Ai parenti della ragazza uccisa è stata infatti appena notificata la convocazione dell’udienza davanti al gip in cui l’avvocato della famiglia Pedron, Roberto Pascolat, illustrerà le ragioni che hanno portato il legale, che tutela la madre e la sorella di Annalaura, ad apporsi alla richiesta di archiviazione presentata un mese fa dalla Procura.
L’udienza è stata fissata per il 22 settembre, alle 9, dinanzi al giudice per le indagini preliminari Alberto Rossi.
La famiglia di Annalaura non si rassegna ad accettare che non ci sia alcun colpevole, a quasi trent’anni dall’omicidio. E così il 22 settembre si riaprirà il confronto giudiziario.
«Chiederemo ulteriori approfondimenti investigativi e illustreremo le nostre proposte per gli accertamenti che riteniamo opportuni – ha preannunciato ieri l’avvocato Pascolat –. Riconosciamo l’impegno profuso dalla Procura pordenonese nei mesi scorsi ma le conclusioni contenute nella richiesta di archiviazione, su diversi aspetti che segnaleremo nel corso dell’udienza, non ci convincono. E riteniamo incoraggiante il fatto che il gip abbia ritenuto di non archiviare subito l’indagine ma abbia fissato un’udienza per discutere la situazione e, speriamo, riaprire il caso con nuovi accertamenti».
Un mese fa la Procura aveva presentato la richiesta di archiviazione, terminando così una nuova e complessa tranche di indagini supplementari eseguite nel corso del 2016: raccolti 40 nuovi profili di dna da analizzare, intercettati gli ex adepti della setta Telsen Sao e acquisite nuove informazioni testimoniali.
Tante le domande ancora in sospeso e una, grazie ai nuovi accertamenti, ha avuto finalmente una risposta certa: l'attribuzione del secondo dna maschile trovato sulla scena del delitto, materiale genetico che gli specialisti sono riusciti ad estrarre e analizzare, a 28 anni di distanza dall’omicidio, da una traccia mista di sangue e saliva trovata sul cuscino. Il primo profilo genetico sulla scena del delitto, come emerso già otto anni fa in occasione della prima riapertura del caso, era quello ricondotto a David Rosset, che all’epoca dell’omicidio aveva 14 anni, figlio di un appartenente alla setta Telsen Sao.
Il processo in primo grado, al tribunale dei minorenni, si era concluso nel giugno 2011 con sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato.
Quattro anni dopo, la Corte d’assise d’appello aveva riformato la sentenza assolvendo Rosset per incapacità di intendere e di volere. Ebbene, le analisi scientifiche del 2016 hanno permesso di stabilire che il dna era del bambino che Annalaura assisteva, oggi trentenne.
L’esito dell’esame del dna ha indotto la Procura a escludere la presenza di altri sul luogo del delitto oltre al neonato e al minorenne, inoltre dalle acquisizioni testimoniali (sentito anche Rosset) e dalle intercettazioni non è emerso nulla di rilevante. Quindi, la richiesta di archiviazione. Ma la famiglia di Annalaura non si arrende.
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