Memorie di un eccidio, Del Din: «La patria è stata la mia guida»
Incontro al Bosco Romagno a 81 anni dalla strage di Porzus. Il monito della Medaglia d’oro al valor militare: «Coraggio e fermezza hanno prevalso sulle ideologie»

Nell’esatta ricorrenza dell’81° anniversario dei solenni funerali delle vittime della strage di Porzûs, celebrati a Cividale il 21 giugno del 1945, l’Associazione Partigiani Osoppo Friuli ha rinnovato il suo impegno alla memoria, esercizio imperativo, è stato ribadito domenica mattina alle porte del Bosco Romagno – teatro dell’epilogo dell’eccidio, ricordato da un cippo – da tutti i partecipanti alla cerimonia in omaggio ai caduti.
Il monito più forte è arrivato dalla Medaglia d’oro al valor militare Paola Del Din, che dall’alto dei suoi 102 anni ha impartito una preziosa lezione di storia, di vita e di etica: «Onore all’Osoppo, formazione partigiana che si ispirava a una norma fondamentale: non si doveva parlare di politica, nei reparti. Quando qualcuno mi chiedeva di che orientamento fossi, io rispondevo semplicemente che la mia guida era il concetto di patria», ha commentato, evidenziando come «coraggio e fermezza» siano riusciti a prevalere sulle «ideologie folli del secolo passato».

Ad aprire lo spazio delle allocuzioni è stato il sindaco di Cividale Attilio Vuga: «Siamo qui, ancora una volta», ha commentato, «per mantenere vivo il ricordo di fatti tragici che per decenni tanto hanno pesato sulle coscienze, fintanto che non si è arrivati alla dovuta verità, oggi acclarata e consolidata ma frutto di grandi fatiche», ha sottolineato il primo cittadino.
«Le assenze a questa cerimonia, prima e dopo l’arrivo a Porzûs del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sono rimaste e non sono mai passate inosservate», ha concluso, plaudendo all’impegno dell’Apo.
Dal presidente di quest’ultima, Roberto Volpetti, la sottolineatura dell’importanza di una giornata altamente simbolica, che è doveroso onorare, e della complessità del percorso che è stato necessario affrontare perché fosse acclarata la verità, appunto, sulla terribile vicenda; il saluto del Comune di Udine è stato portato dall’assessore alla cultura Federico Pirone (soffermatosi sul rilievo di 3 date, il 21 giugno 1945, il 2 giugno del ’46 e il 27 giugno del ’47, che aprì la strada alla specialità della Regione Friuli Venezia Giulia), quello della Regione dal consigliere Roberto Novelli: «Per troppi anni una certa parte politica ha cercato di avvelenare le radici dell’albero della verità, che ora è assodata e può essere raccontata senza timori», ha osservato. A tenere l’orazione ufficiale, in chiusura, è stato lo storico Andrea Monopoli.
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