Chiude la Scuola di musica persi oltre cento allievi

GORIZIA. È naufragata la speranza di veder risorgere, almeno per quest’anno, la Scuola di musica di Gorizia dopo il fallimento dello storico Istituto di via Oberdan. L’Accademia musicale Città di Gorizia, sorta sulle ceneri della vecchia Fondazione, ha gettato la spugna dopo un incontro in municipio, con il sindaco Ettore Romoli. Lo ha fatto con un post di tredici righe pubblicato sulla pagina Facebook dell’Accademia dal maestro Riccardo Radivo, docente e socio fondatore, che, pur non facendo parte del Consiglio d’amministrazione del neonato sodalizio, è sempre apparso come il deus ex machina dell’operazione-rinascita che, però, è tramontata.
Ha scritto Radivo: «Comunichiamo che, per problemi di matura economica e amministrativa, non sarà possibile cominciare l’anno scolastico 2014-15. La mancanza di un’adeguata copertura finanziaria che possa garantire una sicurezza economica, e il conseguente riconoscimento giuridico dell’associazione rendono impossibile l’apertura dei corsi musicali e del palazzo De Grazia in questo fine 2014. Per ulteriori delucidazioni in merito si consigliano allievi e famiglie di contattare i propri insegnanti di riferimento».
Radivo e soci, in poche parole, si sono resi conto – un po’ tardivamente, visto che l’impossibilità di accedere ai contributi dei “tempi d’oro” era nota da tempo, e ciononostante si parlava di far partire le lezioni il primo ottobre – di non poter accollarsi l’onere di una gestione dell’attività alquanto onerosa. C’era il rischio – devono aver pensato – di far la fine del vecchio Istituto di musica. Eppure il sindaco si era dato da fare, con la concessione in comodato gratuito dell’utilizzo di palazzo De Grazia. Così come la Fondazione Carigo, attraverso il presidente Gianluigi Chiozza, si era adoperata con il curatore fallimentare, Annarita Morgutti, per ottenere in custodia gli strumenti e parte degli arredi posti sotto sequestro (per poi girarli al Comune e all’Accademia) nelle more della trattativa per acquistare i beni (o partecipare all’asta se questa non fosse andata a buon fine).
Ma tutto ciò non è bastato. «Il sindaco – rileva la presidente dell’Accademia musicale, Gabriella Bon – ci ha detto che più di 10 mila euro all’anno il Comune non poteva sborsare. Per noi è stata una doccia fredda: avevamo stimato che per poter partire ci volessero almeno 30 mila euro. Altri contributi per ora non ne abbiamo, se si eccettua la disponibilità di una banca (che pare avesse promesso, sempre su interessamento di Romoli, 2 mila 500 euro, ndr). Oltre alle quote di iscrizione dei soci e alle rette degli allievi. Malgrado ciò – continua la Bon, che è parsa un po’ spiazzata dal comunicato di Radivo – ero dell’avviso che avremmo, comunque, potuto cominciare con un budget trimestrale. Poi, alla fine dell’anno, sarebbe stato necessario capire se altri contributi sarebbero giunti da Regione e Provincia. Ma si vede che Radivo non se l’è sentita di proseguire l’avventura a queste condizioni».
Cosa farà ora l’Accademia? «Ritengo – afferma la Bon – che anche se non parte la scuola di musica potremo promuovere almeno un’attività concertistica a palazzo De Grazia». E gli oltre cento allievi? Si organizzeranno per proseguire le lezioni privatamente con i loro insegnanti oippure, come in molti hanno già atto, busseranno un po’ mestamente alle porte di altre scuole.
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