Il castello di Colloredo torna alla gente: «È stato ricostruito com’era e dov’era»
Con l’apertura dell’Ala Nievo è stato completato l’intervento di recupero. Negli anni la Regione ha stanziato complessivamente oltre 40 milioni di euro. Il governatore Fedriga: «Consegnato l’ultimo patrimonio ferito dal terremoto»

Dov’era e com’era. Un intervento di recupero straordinariamente fedele all’originale, integrato da innovative tecniche antisismische e saldamente ancorato all’originalità del territorio: dove è stato possibile gli archi, le colonne, stipiti e basamenti sono stati recuperati dalle macerie, in alternativa sono stati utilizzati materiali trovati in loco, perchè «nessun sasso e nessuna pietra sono stati comprati per la riqualificazione».
Un aspetto distintivo di un progetto unico nel suo genere, ribaditonel corso dell’inaugurazione e della riconsegna alla comunità dell’Ala Nievo del castello di Colloredo di Monte Albano.
Una cerimonia affollata (almeno un centinaio di persone tra autorità, tecnici e cittadini) e particolarmente sentita, a cinquant’anni dal terremoto che nel 1976 piegò il Friuli. Senza spezzarlo.
Dall’orrore del sisma alla luce, con l’antico maniero che ha ospitato quello che di fatto rappresenta l’atto finale della Ricostruzione. Un castello gravemente ferito dal sisma: le scosse di settembre 1976 diedero il colpo di grazia a ciò che il 6 maggio la furia dell’Orcolat aveva risparmiato. Per decenni parte del complesso è rimasta un silenzioso cumulo di macerie, un monito doloroso trasformatosi con il tempo in un esempio di sofferenza, resistenza e identità.
L’orgoglio di Fedriga
Gli interventi di recupero, avviati negli anni Novanta e sostenuti da un investimento complessivo della Regione di oltre 40 milioni di euro (ai 15 miliardi di lire stanziati nel 1994 si sono aggiunti in diverse fasi successive altri 35 milioni di euro), hanno concluso simbolicamente mezzo secolo di ricostruzione.
Oggi quel cantiere infinito «si trasforma in un traguardo di rinascita, un momento simbolico perchè nel 50° del terremoto viene riconsegnata l’Ala Nievo. Il castello di Colloredo, fortemente danneggiato durante il sisma, viene ora restituito alla comunità», ha esordito il governatore Massimiliano Fedriga, presente al taglio del nastro. «Questo castello non rappresenta solo un’importante opera di riqualificazione, è un simbolo di questa comunità. Ringrazio tutte le maestranze che ci hanno lavorato, i professionisti e la direzione infrastrutture, che non ci hanno messo solo l’impegno, ma anche il cuore per riconsegnare questo gioiello a questa terra, l’ultimo patrimonio restituito alla gente dopo il sisma. Un lavoro impegnativo, abbiamo stanziato molte risorse, ma il risultato non è solo spettacolare, è anche coerente con le scelte fatte per la ricostruzione. Ricostruire com’era e dov’era è stata la linea guida che ha garantito la riconsegna di questa splendida ala del maniero».

L’impegno mantenuto
«Impossibile nascondere l’emozione in un’occasione come questa», ha ammesso il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. «A 50 dal terremoto riconsegniamo il castello di Colloredo, mantenendo un impegno solenne, la promessa fatta dal Friuli alla sua terra, alla sua storia e alla sua gente. Qui si respira e si vede il carattere dei friulani, quella tenacia che ha unito il prima e il dopo terremoto di un popolo».
Destinazioni future
Ricostruito pietra su pietra, il castello di Colloredo «è un simbolo del nostro Friuli. Restituirlo restaurato, finalmente, 50 anni dopo il terremoto, è un segnale che questa è un’epoca che vuole ispirarsi alla capacità di ricostruzione dei nostri padri e dei nostri nonni ed essere all’altezza delle sfide della società contemporanea e di quella futura», ha ricordato il vicegovernatore Mario Anzil.

«L’inaugurazione dell’Ala Nievo ci ricorda che questo è un complesso che può diventare un importante contenitore culturale. Un punto di partenza per una nuova sfida altrettanto affascinante e complicata, quella cioè di dargli ora una destinazione coerente e utile. Serve una seria riflessione, ci vuole la condivisione con la comunità. Può uno dei gioielli del Friuli che ci portano verso una stagione di rinascita culturale».
Un castello con un’anima, «quella del Friuli e dei friulani. Perchè in mezzo secolo sono state tante le persone che hanno contribuito a questo risultato ed è doveroso ricordarle», ha esordito l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio, Cristina Amirante. «Il recupero non è stato semplicemente un intervento edilizio, è stato un progetto di restituzione culturale e civile. Un bene che aveva una destinazione privata è stato progressivamente trasformato in un patrimonio prevalentemente pubblico, secondo lo spirito della legge regionale 66 del 1991. Le sue mura, le sue sale e i suoi spazi saranno ora a disposizione della collettività: luoghi di cultura, conoscenza e incontro. L’Ala Nievo porta con sè una parte importante della storia del castello. Un castello ora antisismico».
A rappresentare le istituzioni anche l’onorevole Walter Rizzetto, l’europarlamentare Anna Maria Cisint, il prefetto Domenico Lione e l’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, che ha evidenziato come «sono stati investiti negli ultimi anni 26 milioni di euro e oggi il castello risorge finalmente dalle sue macerie, riaprendo i battenti nell’abbraccio collettivo che segna la riconsegna storica dell'Ala Nievo, l'anima più prestigiosa, romantica e poetica dell'intera fortezza».
Il ruolo del Comune
Pieno di sentimento territoriale il discorso del sindaco di Colloredo di Monte Albano, Renza Baiutti, che dopo i ringraziamenti di rito ha rivendicato «un ruolo del nostro Comune e del nostro territorio nella futura valorizzazione di questo gioiello. Una meraviglia uscita da un percorso di ricostruzione lungo, complesso e tenace, fatto da persone che hanno continuato a credere che ricostruire non significasse solo riparare le pietre ma restituire un futuro ai luoghi e alla comunità. oggi possiamo dire con orgoglio che ciò che sembrava perduto è tornato a vivere».
Sentimenti particolari quelli che hanno poi animato le parole di Luigino Bottoni, presidente della Comunità Collinare del Friuli «che ha sede proprio in questo meraviglioso castello, dove abbiamo visto lavorare le migliori maestranze e i migliori professionisti, seguendo lo spirito di come si costruivano i castelli una volta. Il risultato di queste scelte è ora sotto gli occhi di tutti».
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