Bonnefoy ci spiega il ruolo della letteratura nel descrivere la realtà

Il protagonista del suo ultimo libro è umile e solitario. Cambierà addentrandosi nel Venezuela più misterioso

Estate in montagna, pensieri freschi. In pochi giorni in Val di Non si apprezza l’efficienza degli operatori turistici del Trentino, rudi e montanari come i nostri “di su”, ma a volte, lo diciamo con cognizione di causa, più abituati al controllo della scorza scontrosa.

Genius libri entra per voi nella libreria “Il Gabbiano” a Fondo (Val di Non) e ci ritrova la stessa cura nel sistemare gli scaffali notata l’anno prima. Le scelte del libraio sono utili, specialmente se suggerite con discrezione come quelle della libraria Marisa. “L’ho letto il libro di Bonnefoy, ma ho deciso di rileggerlo con più calma, perché i significati sfuggono.”

Se vi va, occupatevi anche voi di Miguel Bonnefoy, “Le voyage d’Octavio”, uscito a Parigi a gennaio di quest’anno per le Éditions Payot & Rivages, e in Italia per i tipi di 66thand2th, ad aprile (pp. 116, euro 16). L’edizione italiana è assai curata, sia come formato che come sovracoperta e questo garba molto a chi come noi è attento alla qualità anche estetica. Anzi, diremo di più: la cover italiana è molto più bella di quella francese (progetto grafico: Silvana Amato, l’illustrazione è del bravissimo Martin Haake).

Bonnefoy è un giovane prodigio della letteratura internazionale, con il pedigree giusto e i già giusti riconoscimenti.

Nato a Parigi nel 1986, da madre venezuelana e padre cileno, è cresciuto tra Francia, Venezuela e Portogallo. “Il mondo di Octavio” è il suo primo romanzo, scritto in Francia in una residenza per scrittori. Bonnefoy nel 2013 ha vinto con il racconto “Icare” il Prix du Jeune Écrivain de langue française, e ora con questo libro è finalista al Prix Goncourt du premier roman, dopo essersi aggiudicato il Prix Edmée de la Rochefoucauld per l’opera prima.

Tutto questo per dirvi che la critica lo ha accolto con entusiasmo e il pubblico sta facendo altrettanto. E voi? Bonnefoy scrive molto bene, anche se lo stiamo leggendo in traduzione. Ci piace l’idea di entrare nel realismo magico della leggendaria vita venezuelana per sbucare da un’altra parte.

Ci piace percepire che si sta fondando un mondo con il linguaggio. Facile il paragone con Gabriele Garcia Márquez, e pure con i surrealisti, ma è lo stesso autore a tirare in ballo Italo Calvino, come maestro di stile. Alla giornalista di “Gioia”, Ornella Ferrarini, dirà di conoscere i libri di Buzzati, Calvino e Umberto Eco e risponderà che l’atto dello scrivere «è un atto politico». «Creare è difendere», asserisce il giovane romanziere.

Il suo protagonista, Octavio Paz, è un uomo umile, solitario e analfabeta, che intraprende un viaggio di formazione dentro il Venezuela più misterioso. Il libro viene definito come “romanzo picaresco in cui si intrecciano la storia, il mito, l’elemento religioso e irrazionale”. Bonnefoy affronta temi complessi come il ruolo della letteratura nel descrivere la realtà, e l’incontro tra Octavio e Doña Venezuela è stato scelto dall’autore per raccontare al meglio proprio questo. Un libro interessante dunque, dove tutto vola, pur rimanendo con i piedi per terra. E ora? Rimaniamo in attesa del vostro giudizio.

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