Anziana maltrattata dal figlio In aula emerge un’altra verità
S’era lasciata andare ad una sorta di “confidenza”, fors’anche avventata, nel descrivere i rapporti con il figlio. Attriti e incomprensioni la preoccupavano, tanto che nel carabiniere riponeva la speranza di poter avere un aiuto su come affrontare la difficile e altalenante situazione. Si trattava di un pubblico ufficiale, eppure l’anziana ottantenne s’era sfogata, l’impulso era quello di una madre, peraltro fragile e debilitata da uno stato di salute precario. La comunicazione di reato aveva fatto il suo corso e il figlio della donna, M. B., è finito a processo con l’accusa di maltrattamenti. Il pubblico ministero, vice procuratore onorario, avvocato Brizzi, aveva richiesto una pena di due anni. Il giudice monocratico Marcello Coppari ha invece disposto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. La madre, una volta pronunciata la sentenza, ha continuato a ripetere: «Non ho ancora capito perché mi hanno portato in Tribunale», ascoltata in dibattimento come teste e parte offesa. In realtà pensava che tutto quel “pasticcio”, trovarsi davanti alla giustizia contro il proprio figlio, fosse stata un’iniziativa dell’avvocato difensore.
Stando alla denuncia, i maltrattamenti s’erano verificati dal 2001 fino al 2015. L’uomo allora viveva assieme alla moglie e ai due figli minori, nell’appartamento sottostante quello della madre, a San Floriano del Collio. Si occupava da anni della madre malata. Tutto era iniziato quando s’era separato dalla consorte. Il Tribunale dei minori aveva disposto una serie di interrogatori, sotto forma di sommarie informazioni testimoniali, per conoscere il vissuto dei bambini di fronte alla separazione dei genitori. La donna s’era “messa in mezzo” alla situazione, preoccupata tanto dei nipotini quanto del figlio. Lo vedeva depresso, problematico, e ad acuire le cose c’erano anche questioni economiche nell’ambito dell’azienda agricola di famiglia. Una sommatoria di complicazioni piombate addosso tutte insieme.
Il carabiniere incaricato di raccogliere le informazioni aveva quindi ascoltato anche la madre. In quelle condizioni, l’anziana aveva riposto estrema fiducia nel carabiniere, confidando che a raccontare ogni cosa, ponendo l’accento sugli atteggiamenti del figlio e drammatizzando emotivamente il suo stato d’animo, avrebbe potuto contare su un supporto. A darne la misura è una domanda rivolta dalla donna al militare: «Se dico queste cose, qualcuno fa qualcosa?». La signora in aula ha parlato su tutto del dolore per il figlio e se anche le avesse dato una spinta, o si fosse confrontata animatamente con lui, ha voluto far capire come non era poi così grave. L’anziana ha confermato che con i carabinieri aveva volutamente appesantito i suoi racconti perché ciò che desiderava era un aiuto.
Il padre dell’uomo, chiamato a testimoniare, ha spiegato di non aver visto nulla di particolarmente violento o aggressivo da parte del figlio, parlando semmai di «normali discussioni». Sono stati ascoltati anche l’ex compagna e alcune amiche dell’anziana, conosciute nei gruppi di preghiera in paese. Alla fine l’imputato ha spiegato che dissidi e scontri erano anche avvenuti, ma di non aver mai voluto toccare la madre se non solo per calmarla quando era in stato di agitazione. —
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