Accusato dalle allieve di pacche sul sedere: professore assolto

UDINE. Tutto falso. Inventato di sana pianta o, al più, montato ad arte. L’incubo dell’insegnante dell’istituto “Malignani” accusato di violenza sessuale nei confronti di quattro sue studentesse, all’epoca ancora minorenni, è finito nella tarda serata di ieri, quando il gup Francesco Florit ne ha proclamato l’innocenza: assolto «perchè il fatto non sussiste».
La sentenza è arrivata attorno alle 20.15, dopo quasi tre ore di Camera di consiglio. Il pm Annunziata Puglia aveva chiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie del fatto lieve e, negate le attenuanti generiche, la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione.
Nel procedimento, soltanto due delle quattro ragazze avevano scelto di costituirsi parte civile e chiedere un risarcimento: per una, l’avvocato Alessandro Calienno aveva quantificato il danno in 5 mila euro, mentre per l’altra, la collega Teresa Dennetta si era rimessa alla decisione del giudice.
Per il difensore, avvocato Stefano Comand, l’esito non poteva che essere assolutorio, trattandosi di contestazioni totalmente campate in aria. Prive, insomma, di qualsiasi fondamento certo.
La vicenda ruotava attorno a una serie di presunti palpeggiamenti. Niente più che pacche sul sedere che il professore, che ha 54 anni e nei confronti del quale la scuola non ha adottato alcun provvedimento disciplinare, avrebbe dato in diverse occasioni ora all’una e ora all’altra minorenne.
L’episodio scatenante - quello che aveva messo in moto anche un’istruttoria interna all’istituto - era stato fatto risalire al 2013, quando il docente avrebbe toccato un’allieva in classe, mentre quelli segnalati successivamente da altre tre ragazze, tutte chiamate in causa dalla prima denunciante, sarebbero avvenuti durante una gita a Cesclans dell’anno prima. Sentite in incidente probatorio, le studentesse avevano parlato anche di frasi in qualche modo ambigue e, comunque, inopportune, essendo state pronunciate dal loro insegnante.
Di segno completamente opposto gli elementi raccolti dall’avvocato Comand nel corso dell’investigazione difensiva. «La prima cosa da fare – ha detto –, era verificare se e come gli episodi fossero realmente avvenuti. Due su quattro non possono essere negati, ma da qui a definirli toccamenti lascivi a sfondo sessuale ce ne passa».
Non è un caso, allora, se in fase d’indagine le studentesse avessero adoperato espressioni di volta in volta diverse, passando dal semplice «buffetto» all’assai più pesante «manata sul sedere». «Un fatto neutro – ha osservato il legale – è stato descritto e interpretato in modi via via differenti. Senza, peraltro, che nessuna di loro abbia mai colto il professore nell’atto di toccarle».
La sensazione, nettissima, è che il caso sia cresciuto sul “sentito dire”. «Tutte riferiscono di avere appreso da altri», continua Comand, che nella cinquantina di pagine della sua memoria ha inserito anche l’analisi del neuropsicologo Giuseppe Sartori sul «degrado che con il passare del tempo interviene nella memoria del minore» e sul «contagio dichiarativo» che porta le persone ad autosuggestionarsi l’una con l’altra.
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