Un'altra stretta sui locali, la delusione dei baristi: «Speriamo di poter riaprire in vista del Natale»

UDINE. Non nascondono delusione, amarezza, preoccupazione per le proprie attività e per i dipendenti. Ma sono comunque pronti a rispettare le regole «se ciò servirà a far andare via prima questo maledetto virus». Sono i baristi di Udine che sperano di poter riprendere a lavorare, ovviamente con le dovute precauzioni, almeno i primi di dicembre, in vista del Natale.
«Ho appena saputo della zona arancione – spiega Ada Basso, dal Caffè Beltrame di via del Partidor – e, certo, c’è una grande delusione. Ma accettiamo le disposizioni, come abbiamo sempre fatto, augurandoci che servano a far finire prima l’epidemia. D’altra parte, devo dire che per noi, che siamo sempre stati molto attenti a far rispettare tutti i decreti, era piuttosto difficile, soprattutto il sabato, indurre tutta la clientela a osservare le norme: dal metro di distanza, agli orari e così via. Era complicato anche far alzare le persone alle 18».
In città ci sono altri tre locali sotto questa insegna e, in tutto, i dipendenti sono 45. «La preoccupazione aumenta – prosegue Basso – pensando proprio ai tanti nostri collaboratori. Non ultimo, c’è il problema delle spese già sostenute per ordinare materie prime fresche che ora non potranno essere utilizzate. Comunque, se si deve chiudere, chiudiamo, sperando almeno nel Natale».
«Noi stavamo lavorando bene – racconta Giuseppe Gangi, titolare dell’omonima pasticceria di via Grazzano che offre specialità siciliane –, ovviamente con tutte le accortezze per evitare i contagi. Ma ho notato che tanta gente si è comportata in modo non idoneo e superficiale. Basta vedere certe foto, anche scattate a Grado e Lignano nel fine settimana.
Quando una questione non ci tocca, forse non ci rendiamo conto. Ma io ho perso anche degli amici. A livello commerciale – sottolinea ancora – è chiaro che le nuove restrizioni ci danneggiano. Ma che vogliamo fare: faremo i sacrifici necessari affinché questo coronavirus sparisca il prima possibile». Comunque, Gangi non si perde d’animo e conclude: «Faremo del nostro meglio puntando sull’asporto».
«Me la sono già “messa via” – sospira poi Mario Zanitti della gelateria Gusto antico di via Cividale –, me lo sentivo già da lunedì che avrebbero chiuso tutto visto l’aumento dei contagi. Anche se certe cose rimangono incomprensibili: per esempio il fatto che il Veneto sia ancora “giallo”. Speriamo di poter riaprire i primi di dicembre perché tutta l’attività natalizia è già stata programmata».
Anche secondo Luca Lombardo del caffè Al Portello, due passi da piazza San Giacomo, il provvedimento «era nell’aria». «Ho sempre lavorato in sicurezza – sottolinea –, ma purtroppo non hanno fatto tutti così. Ci sono state persone “indisciplinate” e anche titolari di attività. E adesso tutti ne subiscono le conseguenze. Però, senza salute non “gira” nemmeno l’economia.
Va anche detto che i sacrifici maggiori li sta facendo chi lavora in ospedale. Per quanto ci riguarda – afferma ancora Lombardo –, l’auspicio è di poter riprendere a dicembre, sempre con tutte le precauzioni».
«Nel momento in cui ci si stava riprendendo un po’...si torna a chiudere. Anche se noi, essendo anche un alimentari, potremo continuare a vendere almeno qualcosa»: c’è delusione anche nelle parole di Gabriele Venier, titolare dell’omonimo panificio pasticceria caffetteria di via Poscolle.
«Siamo dispiaciuti – aggiunge –, ma come abbiamo già fatto in primavera, cercheremo di non mettere in cassa integrazione nessuno dei dipendenti e, comunque, rimaniamo “sul campo”». —
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