I baristi a Pordenone: «Così ci lasciano in agonia, meglio un lockdown breve»

PORDENONE. La notizia arriva come una doccia gelata nel tempio del cioccolato. Giuseppe Faggiotto, titolare del gruppo Peratoner, che gestisce l’omonima pasticceria a Pordenone, ma anche il Caffè degli specchi e la Bomboniera a Trieste, lo dice con chiarezza.
«Non ci aspettavamo proprio la zona arancione. Sa cosa le dico? Sarebbe stato meglio un lockdown di 15 giorni per abbassare la curva e poter ripartire in vista del Natale. Inoltre la chiusura non consente incassi, ma taglia almeno i costi. Così invece continua una lenta agonia, questo clima è davvero dannoso».
Le nuove misure andranno a modificare completamente il lavoro: niente più bar con servizio al tavolo, solo asporto e consegne a domicilio. «Già durante il lockdown abbiamo sperimentato l’asporto – ricorda Faggiotto –, ma non è la stessa cosa. Per due ragioni. La prima riguarda il personale: il mio gruppo conta settanta dipendenti ed è chiaro che la gran parte tornerà in cassa integrazione, che poi non parliamo della stessa cassa che hanno i dipendenti dell’industria».
La seconda ragione riguarda le abitudini delle persone «che non sono ancora così spinte. A Trieste ci siamo attrezzati, abbiamo un furgone e anche le biciclette per le consegne a domicilio: facciamo le colazioni internazionali e la domenica sono richieste. A Pordenone abbiamo un altro tipo di prodotto e di clientela ed è più complesso».
La precedente chiusura «ci è costata un milione e mezzo di minore fatturato, ma la nostra è una azienda solida, ho 40 anni di partita Iva alle spalle. Se abbiamo superato la prima fase – ricordo che Pasqua l’abbiamo fatta in lockdown – non so cosa potrà accadere adesso, soprattutto se compromettiamo anche il Natale».
A fine del 2019 il gruppo ha rilevato la storica pasticceria Bomboniera di Trieste e la partenza «è stata più che ottima. Così anche a gennaio e febbraio, poi la chiusura. Ora io mi chiedo: se invece che un gruppo l’avesse rilevata una famiglia, cosa sarebbe accaduto? Un disastro. Io sono preoccupato per la mia impresa, ma anche e molto per i piccoli, le imprese a gestione famigliare. La nostra economia è fatta soprattutto da queste aziende».
C’è un altro aspetto che amareggia Faggiotto. «Io e tutto il personale abbiamo lavorato per garantire la massima sicurezza ai clienti che frequentano le nostre attività, per far rispettare le regole. Perché non si è scelto di aumentare i controlli e di chiudere di volta in volta chi invece non rispettava le limitazioni? Perché oggi, così facendo, accade che chi si è comportato correttamente paga il prezzo due volte e non è giusto».
E proprio questa beffa è quella che ha fatto più imbestialire il presidente di Confcommercio, Alberto Marchiori. «Non ci sono aggettivi ed epiteti per descrivere chi commette questi abomini istituzionali – attacca duramente il presidente dei commercianti –. Ho parlato mercoledì sera con Petiziol, il braccio destro del presidente Fedriga, e so che fino a tarda sera la Regione è stata in collegamento con il Ministero della salute per definire i termini dell’ordinanza regionale.
Bene: oggi (ieri per chi legge ndr) d’improvviso questa novità». Marchiori è categorico: «Stanno scherzando con il fuoco, molti imprenditori chiuderanno e questo colpirà le famiglie perché in piazza, il 28 ottobre, non c’erano solo i commercianti, c’erano le famiglie. Devono temere di più l’ira dei buoni!. Perché non hanno potenziato i controlli?
Perché per colpa di pochi imbecilli ci rimettono tutti? – tuona Marchiori –. In questo Paese è sempre così, non solo con il Covid. Per evitare le infiltrazioni della malavita negli appalti, hanno fatto una norma che mette in crisi le imprese e potrei continuare. Questa situazione è diventata impossibile». —
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