Extrano e Ma.re partner per la produzione di nuove mascherine: saranno idrorepellenti e riutilizzabili

Realizzate in cotone ed elastan e si possono lavare 10 volte. Agrusti: «Verranno destinate ai lavoratori delle aziende della nostra regione»

PORDENONE. Esperienza, abilità, competenza e la pervicace volontà di risolvere un problema e contribuire ad affrontare l’emergenza coronavirus sono le qualità che hanno reso possibile l’alleanza tra la Ma.re di Villotta di Chions e la Extrano Srl di Azzano Decimo, insieme nella produzione di mascherine idrorepellenti e riutilizzabili per i lavoratori delle aziende del Friuli Venezia Giulia. Regista dell’operazione Confindustria Alto adriatico che l’ha illustrata  in videoconferenza.

«Lo scopo - ha spiegato il presidente Michelangelo Agrusti - è presentare il risultato di questo lavoro che risponde, in parte, alle richieste avanzate da tante autorità circa la realizzazione di mascherine di protezione, rimediando così alla carenza che registriamo non solo in Italia ma in tutta Europa. Due aziende del territorio si sono candidate a realizzare questo prodotto, una specializzata nella chimica tessile, la Extrano, mentre l’altra è un maglificio che ha deciso, temporaneamente, di convertire la propria produzione, la Ma.re di Chions.

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Il principio che si sono imposte era quello di realizzare un prodotto con fibre naturali, il cotone, da immergere poi in una sostanza idrorepellente ma compatibile con il contatto con la pelle, dal potere protettivo. Queste mascherine - ha proseguito Agrusti - sono state realizzate sulla base dell’articolo 16 del decreto ministeriale che consente l’autocertificazione di prodotti che abbiano questa finalità. Lo scopo è dotare i lavoratori delle aziende della regione che garantiscono il loro contributo al mantenimento delle attività produttive».

Non sono impiegabili nel settore sanitario, o per lo meno non ancora. «Sono in fase di certificazione per quel che riguarda questo utilizzo al Tecno Polo di Mirandola e al Politecnico di Milano, non essendoci né in Fvg né in Veneto enti che si occupino di questi aspetti, che stanno eseguendo specifici test. Il responso dovrebbe arrivare la prossima settimana».

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La produzione è già iniziata e a conclusione dell’ottimizzazione del processo avrà una capacità di 15 mila mascherine al giorno. «Ma abbiamo identificato alcune aziende in Veneto - ha aggiunto Agrusti - che potrebbero portare al raddoppio e oltre della produzione e che si sono dichiarate disponibili a farlo per conto di Ma.re». Lo stock è destinato alle imprese del Fvg, non sarà possibile l’acquisto al dettaglio, ma un’azienda triestina si è offerta di acquistarne una quantità sufficiente da distribuire agli ospiti delle case di riposo della regione.

Una delle caratteristiche peculiari di questo prodotto è che, mentre le mascherine basiche possono essere utilizzate al massimo per 4/8 ore, queste sono riutilizzabili perché lavabili a 30 gradi, e una volta asciutte grazie al processo di stiratura, riacquistano le capacità protettive (l’idrorepellenza). Il numero di lavaggi garantito è 10. È realizzata «in doppio tessuto, la composizione è per il 92% cotone e 8% elastan - ha spiegato Mauro Bressan di Ma.re - che la rendono più aderente al volto, e anche il cordino è elasticizzato per una migliore vestibilità. Una volta finite vengono inviate a Extrano per la fase finale, ovvero l’essere immerse in questa sostanza che le rende idrorepellenti, quindi vengono confezionate in pacchetti da due».

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Una persona fa la spesa al supermercato, Bologna, 12 novembre 2014. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

«La lavorazione - aggiunge Giuseppe Crovato - lascia la traspirabilità al tessuto pur creando una barriera alla parte umida che è quella in grado di trasferire batteri e virus. Il procedimento è già certificato per l’utilizzo su tessuti adatti all’utilizzo umano e viene regolarmente eseguito su capi destinati, per esempio, allo sport».

La joint venture «è un esempio della capacità delle nostre aziende che di fronte a questa, che potremmo definire come la guerra della nostra generazione, si sono messe a servizio del Paese» e sono in grado di fornire strumenti di protezione indispensabili affinché le imprese che ancora possono produrre, riescano a continuare a farlo in sicurezza. «Queste persone, insieme ai medici e agli infermieri - ha concluso Agrusti - sono i veri eroi del nostro tempo».

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