Lavoro, in Friuli mancano 20 mila addetti: operai o tecnici specializzati

Le figure richieste riguardano in gran parte persone con questi profili. Crescono gli occupati soprattutto a termine. Il lavoro intermittente ha sostituito, dopo la riforma che ha introdotto norme decisamente più restrittive, i voucher. Bene l’agricoltura, non l’edilizia

Aumentano ancora gli occupati in Friuli Venezia Giulia. Il 2017 si chiude a quota 510 mila, +2,2% sull’anno precedente. Vola la manifattura, che su 11 mila posti in più ne vale poco meno della metà, 5 mila in tutto.
 

I disoccupati scendono a 35 mila (erano 40 mila nel 2010), ma potrebbero diminuire ancora stando ai dati dello studio Excelsior-Unioncamere di luglio scorso in base al quale le imprese Fvg sono alla ricerca 20 mila persone da assumere.



 

Con profili polarizzati: di alta specializzazione o viceversa con una formazione di base. Spazio per crescere ce n’è dunque ancora, ma vanno tenute bene a mente le variabili di un mercato del lavoro assai più complesso rispetto al primo anno di crisi.


Lo studio


«Oggi abbiamo un’occupazione frastagliata. Con imprese che fanno innovazione e crescono, altre che invece sono in difficoltà e che, nel prossimo futuro, rischiano di diminuire il personale o in alcuni casi di chiudere». Così ha detto Carlos Corvino dell’Osservatorio sviluppo e comunicazione del mercato del lavoro presentando i dati salienti del rapporto 2017.



Uno studio corposo di oltre 300 pagine aggiornato in diretta, a beneficio della folta platea riunita all’auditorium della Regione, al III trimestre 2017.


«A partire dal 2014 i dati macroeconomici sono positivi. Cresce il Pil che, sulla base delle ultime previsioni Prometeia (ottobre 2017), nel 2018 si avvia a mettere a segno un altro +1,4%, crescono i consumi delle famiglie e pure l’export» ha sottolineato Corvino, evidenziando la positiva ricaduta sull’occupazione, che come detto ha chiuso il III trimestre dell’anno passato ancora in aumento.

 

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«In valore assoluto, la crescita degli occupati è stata pari a 11 mila unità, il +2,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». Totale: 510 mila lavoratori. Per tornare ai livelli precrisi all’appello ne mancano ancora 10 mila.


Eppure il tasso di occupazione è lo stesso, causa la minor offerta di lavoro legata al progressivo invecchiamento demografico.

 

Accanto a una popolazione sempre più in là con gli anni, giovani e donne restano un nodo da risolvere, sebbene le occupate nel III trimestre dell’anno passato siano cresciute del 5,2% attestandosi a 226 mila 517. Il terzo trimestre 2017 ha visto poi un vero e proprio boom degli occupati indipendenti, cresciuti del +9,6% (+0,4% i dipendenti).


«È una crescita importante, ma molto lontana dai livelli precrisi» ha sottolineato il ricercatore, ricordando che nel 2008 erano ben 180 mila i lavoratori indipendenti (vedi partite Iva, piccoli negozi o imprese). Un miraggio, nonostante la crescita quasi a doppia cifra.



Positiva anche la riduzione dei disoccupati, scesi a 35 mila 926 nel terzo trimestre (-7,15%) e degli inattivi (-4%), 218 mila 587. Il tasso di disoccupazione a settembre 2017 si è attestato sul 6,6%, superiore al dato del Veneto (5,9%) ma ben al di sotto della media nazionale (10,6%). Permane un differenziale di 2 punti e mezzo tra tasso di disoccupazione maschile (5,5%) e femminile (8%).


Ore in calo



L’infilata di segni più non si riflette sulle ore lavorate che sono invece in calo. Effetto della cassa integrazione? Oppure di contratti part time utilizzati non come misure di welfare ma imposti? Corvino ipotizza un mix delle due ragioni aggiungendovi l’incremento del lavoro temporaneo e una tendenza strutturale alla sotto occupazione.


A proposito di tipologie contrattuali, crescono i tempi determinati: erano 9 ogni 100 nel 2009, oggi sono 14 ogni cento. «E andranno crescendo ancora» vaticina il ricercatore.



 



Numeri alla mano. Nel 2017 c’è stato un vero e proprio boom di lavoro intermittente che di fatto ha sostituito i voucher: sono state effettuate 14 mila 240 assunzioni, +222,6%.
 

Segno più anche per il lavoro somministrato (+30,8% per un totale di 60 mila 710 assunzioni), per l’apprendistato (+36% per 7 mila 166 assunzioni) e ancora determinato (+21,1% per 108 mila 46 assunzioni). Dopo il boom del 2015 (effetto Jobs act) calano – del 9,4% – i nuovi occupati a tempo indeterminato, 18 mila 70, ma restano abbondantemente al di sopra dei 13 mila 660 del 2014.


Friuli primo per capacità d’innovazione
Senior woman's hand touching display panel of domestic technology


Nei primi 9 mesi dell’anno passato l’occupazione è cresciuta di 7 mila 914 occupati, l’1,6% in più del precedente. Un balzo in avanti cui hanno contribuito in modo particolare i servizi e la manifattura. I primi hanno visto aumentare la forza lavoro di 6 mila 77 unità (+1,8%), la seconda di 3 mila 283 (+2,7%).


Positiva infine anche la performance dell'agricoltura (+1,9% di occupati, 309 in valore assoluto), ancora in zona negativa invece le costruzioni (-1.755 unità, -6,8%).
 

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