Grandinetti: "Contro la fuga dei cervelli investire nel terziario hi-tech"

UDINE. Evitare la fuga dei cervelli all’estero sì può. La riposta però non è attesa dalla manifattura, bensì dal terziario. Quello più avanzato dei servizi ad alto contenuto di conoscenza. La ricetta è del professore di Economia e gestione delle imprese, Roberto Grandinetti, che ieri ha voluto mettere un po’ di sale alla tavola rotonda sulle trasformazioni che stanno interessando l’occupazione.
«Molti nei nostri giovani se ne vanno, specie la parte di offerta qualificata, trovando in Europa e nel mondo occupazione nel terziario. Facciamo in modo che le aziende di servizi nascano qui – ha proposto il docente –, che sia incentivata (a partire dalla formazione) l’imprenditorialità e si creino nuove realtà nel segno di industria 4.0».
Realtà come i Kibs (knowledge intensive business service), imprese che erogano servizi a nuove imprese. Servizi professionali, di design, comunicazione, di ricerca e sviluppo, Ict e logistica evoluta. Crescono a ruota della manifattura e richiedono knowledge workers, operatori della conoscenza per le competenze e l’elevata preparazione che hanno.
«Oggi nessuno ci pensa, ma credo sarà questo – ha aggiunto Grandinetti – il terreno del futuro». Un terreno che richiede specializzazione e alta formazione. Quelle che in parte già domandano le imprese nostrane se è vero che da un’indagine a campione del sistema Excelsior-Unioncamere l’anno passato le aziende Fvg avevano avanzato necessità di personale per 20 mila unità. Di difficile reperimento.
La Regione ha tutti gli strumenti per rispondere alla nuova sfida grazie all’opera di ripensamento del sistema di politiche attive del lavoro operato dal 2013 «quando – ha detto ieri l’assessore Loredana Panariti – si sentiva dire come un mantra che la formazione non serve se non ai formatori e che i servizi pubblici per il lavoro fanno un po’ di burocrazia, ma non cambiano le sorti dell’occupazione.
La scelta di dar vita all’agenzia regionale del lavoro, che ha messo in filiera l’istruzione, la formazione, il rapporto con il territorio e l’intermediazione ci ha consentito una volta in più di dimostrare che così non è. Se oggi un’azienda bussa alla porta dell’agenzia e dice devo assumere “x” lavoratori, ho bisogno di questa formazione, noi abbiamo gli strumenti per farlo».
Assicurazione calata dall’assessore su numeri reali, importanti, come quelli snocciolati poco prima da Francesca Pedron, dell’Osservatorio sviluppo e comunicazione del mercato del lavoro. «In questo quadro l’innovazione resta centrale – ha aggiunto Panariti –, bisogna che il Paese riprenda a investire nell’università e nei giovani rafforzando la formazione e l’accompagnamento verso il mercato del lavoro».
Come detto, il Fvg fa la sua parte. Nel 2017 sono state rilasciate 39 mila 417 dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro e 40 mila 780 Patti di servizio personalizzato. I centri per l’impiego hanno realizzato un totale di 173 mila 809 azioni di politiche attive, il 22,2% in più dell’anno precedente. In particolare, sono stati 7 mila 791 i servizi di accoglienza (+68,3%), 81 mila 118 orientamenti di base (+1%), 24 mila 918 laboratori (+95,6%), 24 mila 756 accompagnamenti al lavoro (+32%) e 16 mila 114 attività di orientamento professionale (+119,9%).
Ben 67 mila 391 sono gli utenti coinvolti, di cui 32 mila 87 maschi e 35 mila 304 femmine. Giovani soprattutto, 23 mila 479 i ragazzi fino a 29 anni, quindi 22 mila 261 gli utenti tra i 30 e i 45 anni, infine 21 mila 651 gli over 45. Sempre nel 2017 il servizio che incrocia domanda e offerta di lavoro ha realizzato da raccolto 4 mila 320 vacancy (offerte di lavoro) provenienti da aziende per un totale di 7 mila 241 profili professionali ricercati, dall’altro ha individuato 10 mila 158 candidati di cui 5 mila 911 utenti incarico ai Cpi, 5 mila 675 autocandidati.
Determinante in questo caso il ruolo svolto dai Centri per l’impiego che hanno portato all’assunzione del 49% dei candidati. Infine un cenno al progetto Pipol (Piano integrato di politiche per l’occupazione e il lavoro) che si rivolge a cinque fasce di destinatari, che comprende giovani dai 19 ai 30 anni, disoccupati e lavoratori a rischio.
Dal 2014 sono 53 mila 468 gli iscritti di cui il 33% giovani Neet che non hanno compiuto 30 anni e il 43% lavoratori disoccupati o sospesi. Il progetto consente loro di realizzare percorsi formativi ad hoc il cui esito occupazionale è positivo e in crescita: dai 2 mila 352 rapporti di lavoro a tempo indeterminato del giugno 2017 si è passati ai 3 mila 283 di gennaio 2018. Stessa dinamica per i tempi indeterminati, erano 10 mila 57, oggi sono 14 mila 802.
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