I sindacati alla Jacuzzi dopo otto ore di sciopero: ritirate i licenziamenti
Il sindaco Avoledo e il consigliere regionale Maurmair hanno incontrato una delegazione. Il volantino distribuito dalle Rsu: «La crisi non può diventare un alibi per colpire chi lavora»

Sciopero di otto ore giovedì alla Jacuzzi di Valvasone Arzene, dove mercoledì scorso sono stati licenziati due dei 94 dipendenti, un ingegnere e una centralinista: Fim, Fiom e Uilm chiedono il ritiro immediato dei provvedimenti e si dicono pronti a impugnarli.
Al presidio di maestranze e forze sociali hanno preso parte anche i due dipendenti interessati dalla soppressione del posto di lavoro: sono stati accolti con un applauso dai colleghi. La centralinista, che è anche mamma, non è riuscita a trattenere le lacrime. Storie di lavoro, ma pure di vita.
«Condanniamo la decisione di licenziare» hanno sottolineato i sindacalisti Michela Zanutta (Fiom), Roberto Zaami (Uilm) e Antonello Lenardon (Fim). «Siamo davanti a un problema di forma e sostanza: Jacuzzi ha licenziato e lo scorso 21 ottobre si è seduta con noi a un tavolo per prorogare la cassa integrazione ordinaria, che è uno strumento per salvaguardare l’occupazione. Qualcosa non torna. L’impugnazione dei licenziamenti è la via che intendiamo percorrere».
Le Rsu hanno diffuso un volantino in cui si mette in evidenza che «la crisi non può diventare un alibi per colpire chi lavora. È inaccettabile che siano sempre i dipendenti a pagare il prezzo più alto. Dietro ogni posto di lavoro ci sono persone, famiglie, vite che non possono essere trattate come voce di costo da eliminare. Non accettiamo che il licenziamento diventi la soluzione più comoda: le difficoltà aziendali non si scaricano sulla pelle delle persone. Non si cancella il futuro senza aver cercato le alternative possibili».
Quindi l’invito delle Rsu all’azienda. «Jacuzzi, basta bugie: durante l’incontro del 21 ottobre l’azienda ha dichiarato che, a fronte di bassi volumi di ordini, era necessario continuare con la cassa integrazione e, allo stesso tempo, che non c’erano né esuberi né licenziamenti, anche perché non si possono effettuare con l’ammortizzatore sociale aperto, ma il 4 novembre s’è rimangiata la parola, licenziando», sottolineano le Rsu.
«Jacuzzi faccia un passo indietro, ritiri immediatamente i licenziamenti e apra un confronto serio coi sindacati per trovare soluzioni a tutela di occupazione e sito di Valvasone Arzene. Noi non ci fermeremo: è troppo facile far pagare la crisi a chi non ha colpe. Non permetteremo che futuro, dignità, diritti e lavoro vengano calpestati. Colpire un lavoratore significa colpire tutti». Venerdì in Jacuzzi le attività dovrebbero essere regolari: gli scioperi saranno, comunque, a sorpresa.
Giovedì una delegazione sindacale ha incontrato il sindaco di Valvasone Arzene Fulvio Avoledo e il consigliere regionale Markus Maurmair. «Quanto accaduto ci preoccupa per le conseguenze sulle persone coinvolte e le modalità con cui sono stati comunicati i licenziamenti» ha dichiarato Avoledo. «Una decisione che non appare in linea con comportamento e relazioni che hanno caratterizzato la presenza di Jacuzzi sul territorio».
Maurmair ha ricordato che «confronto e rispetto reciproco hanno sempre costituito un elemento fondamentale delle relazioni aziendali. È importante recuperare questo metodo e comprendere quali prospettive si aprano per lavoratori e sito». Il Comune sostiene «l’azione dei sindacati. Serve il coinvolgimento della Regione, a partire dagli assessori Alessia Rosolen e Sergio Emidio Bini, per un incontro con la proprietà di Jacuzzi, per conoscere le strategie, approfondire le ragioni delle ultime decisioni e verificare le prospettive produttive e occupazionali» ha sottolineato Avoledo. «Vogliamo capire programmi della proprietà e garanzie che possano essere offerte ai lavoratori. Come amministrazione siamo e saremo al loro fianco, disponibili a sostenere ogni iniziativa utile ad aprire un dialogo costruttivo».
Da parte del sindaco arriva infine un appello alla proprietà affinché comprenda la preoccupazione espressa dal territorio e accolga la richiesta di confronto. «Auspichiamo che l’azienda comprenda quanto sia importante mantenere un rapporto di fiducia e trasparenza con i lavoratori e con le istituzioni. Tutela dell'occupazione e futuro di una realtà produttiva storica come Jacuzzi sono questioni che riguardano non soltanto Valvasone Arzene, ma un territorio. Auspichiamo che si apra quanto prima un confronto serio e responsabile», conclude.
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