UDINE. Informatici e tecnici della produzione. E ancora progettisti e ingegneri. Ma anche operatori e tecnici della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione. Sono tutte figure professionali che in Friuli Venezia Giulia sono carenti. Lo certifica la fotografia statistica del bollettino Excelsior di Unioncamere, i cui dati locali sono stati elaborati dall’ufficio studi della Camera di commercio di Udine. Su 320 entrate previste a novembre di informatici, ben 55 sono di difficile reperimento. Su 110 progettisti che servirebbero, ne mancano all’appello 51. Su 100 addetti socio sanitari o dell’istruzione, 43 sarà impossibile trovarli, almeno in tempi brevi. Su un totale di 6.520 entrate previste nel mondo del lavoro, il 27% non avrà un contratto, non perchè c’è la crisi e di conseguenza manca la domanda, ma per l’esatto contrario: non esiste offerta adeguata. E la situazione è cristallizzata, il trend in alcuni casi, in particolare per gli analisti di dati, addirittura negativo. Cifre che devono far riflettere chi è chiamato a dare indirizzi in materia di formazione e lavoro.
Il mercato occupazionale
Il mercato occupazionale, nel complesso, dà evidenti segni di risveglio. In novembre gli ingressi previsti sono 6.520, di cui il 78% di lavoratori dipendenti, il restante 22% di autonomi o collaboratori con partita Iva. E le entrate previste tra adesso e gennaio 2018 sono ben 21.800, con un incremento per i prossimi due mesi. Di questa fetta di nuovi assunti, il 30% è rappresentato da operai specializzati e conduttori di impianti, il 26% da professioni relative al mondo del commercioe dei servizi, il 20% da generici, il 18% da dirigenti, specialisti e tecnici e infine il 6% da impiegati.
Per una quota del 39% le potenziali assunzioni interesseranno giovani con meno di 30 anni e l’11% delle entrate previste sarà destinato a personale laureato, proprio quello di cui c’è maggiore necessità, mentre al 36% sarà sufficiente un diploma di scuola media superiore, al 30% una qualifica professionale e al 23% basterà la scuola dell’obbligo. Infine le imprese che in questi mesi prevedono di mettere a libro paga nuovi addetti sono il 16% del totale.
Se focalizziamo l’attenzione nei vari settori, il commercio assorbirà 980 addetti (2.970 nel trimestre), i servizi alle persone 830 (2.550 tra novembre e gennaio), i servizi turistici, di alloggio e ristorazione 780 (2.520), l’industria metalmeccanica ed elettronica 640 (2.080) e infine i servizi operativi di supporto alle imprese e alle persone 620 (1.890). I contratti previsti sono per il 43% a tempo determinato, il 24% a tempo indeterminato, il 16% di somministrazione, il 7% di apprendistato, il 2% saranno collaboratori co.co. e il 4% altri contratti dipendenti e non dipendenti.
A livello nazionale quasi la metà dei posti di lavoro nelle imprese italiane per il 2017 sono per diplomati e laureati. È quanto risulta dall’ultima elaborazione del sistema informativo Excelsior di Unioncamere, realizzato in collaborazione con Anpal, relativa ai programmi occupazionali delle imprese dell’industria e dei servizi per l’anno in corso. Le imprese contano di inserire in azienda complessivamente 467 mila laureati e un milione 415 mila diplomati.
La laurea è richiesta, quindi, per circa 1 posto di lavoro su 10 mentre ai diplomati è destinato oltre 1/3 delle opportunità. In definitiva, considerando il totale dei contratti di lavoro attivati nel 2017, quasi 1 contratto su 2 è destinato a personale con un livello di istruzione medio-alto. Dello studio si è discusso a Verona, nell’ambito di Job&Orienta, la mostra convegno nazionale dedicata a orientamento, scuola, formazione, lavoro. L’indirizzo economico è il corso di laurea più richiesto dalle imprese: 137 mila i contratti offerti, pari al 30% delle entrate totali previste di laureati. A ridosso degli economisti si posizionano i diversi indirizzi di ingegneria, che arrivano a una richiesta di 110 mila entrate.
L'imprenditore: "Pochi laureati e il rischio è la fuga"
«Le aziende hanno fame di laureati informatici e analisti, pensi che li richiedono anche le grandi imprese “tradizionali”, i colossi come la Danieli, non solo quelle di settore. Eppure non se ne trovano, neanche a pagarli oro». L’analisi di Fabiano Benedetti, 47 anni, presidente di Beantech e capogruppo delle aziende informatiche e delle telecomunicazioni di Confindustria Udine, non lascia margini a equivoci. Il quadro, in Friuli, è sconfortante. E servono rimedi urgenti se non si vuole correre il rischio, tra 10 o 20 anni, della desertificazione del settore più innovativo. «Perchè se un giovane friulano va a fare la specialistica al Politecnico di Milano - aggiunge l’imprenditore - poi non torna certo indietro, visto che qualche realtà lombarda lo assumerà di sicuro».
«La situazione che stiamo vivendo è un disastro - spiega -. Le faccio un esempio abbastanza illuminante, indicativo dei problemi che stiamo vivendo giorno dopo giorno. I laureati magistrali in informatica, nel 2016 a Udine, sono stati 18, una cifra irrisoria. Solo noi, che siamo un’azienda media, con un’ottantina di addetti tra dipendenti e collaboratori a Reana, da gennaio 2017 a oggi ne abbiamo assunti 25, tra matematici, analisti di dati e ingegneri. È chiaro che abbiamo dovuto “pescare” altrove, ma così non si può mica andare avanti. Abbiamo stipulato una convenzione con l’Its Kennedy di Pordenone, dove siamo soci della scuola, e attingiamo ai loro diplomati, cercando di far fronte alla mancanza di risorse. Ma non può bastare». «Eppure - sottolinea ancora Benedetti - stiamo vivendo un paradosso: la crisi economica è alle spalle, ma per ripartire davvero servirebbero le risorse umane adatte, che non abbiamo. Servono Data Analyst e Data Scientist, analisti dei dati e scienziati dei dati, figure importantissime per il futuro, ma sono troppo pochi. E la riforma delle università, a mio avviso, non aiuta perchè tanti dopo la laurea triennale se ne vanno e chi li vede più».
Secondo il presidente di Beantech si dovrebbero “allenare” i ragazzi fin dalle medie ad appassionarsi a queste materie. «Bisogna dire chiaro e tondo ai giovani che non hanno ancora scelto l’indirizzo di studi - spiega l’imprenditore - che dopo 6 mesi dalla laurea in informatica e tecnologie web e multimediali tutti hanno trovato un’occupazione. A Udine hanno avviato un nuovo corso, chiamato Internet of things, Big Data & Web, che sono sicuro avrà successo, perchè la domanda del mercato è elevatissima». Infine Benedetti fa un appello all’unità di tutti gli “attori” del territorio. «Università, aziende e istituzioni, penso in particolare alla Regione - conclude - dovrebbero creare le basi per trattenere questi ragazzi in Friuli e far capire loro che anche qui da noi ci sono ottime opportunità per crescere, fare carriera. Ritengo che la sinergia tra ateneo e imprese debba essere ancora più stretta, penso ai laboratori misti dove gli studenti cominciano a lavorare già prima di finire il corso. Sono queste le cose che funzionano e che dovrebbero essere potenziate. E poi è necessario attirare in regione anche gli studenti, con la proposta di corsi universitari che da altre parti non possono trovare».
Tappezzieri, verniciatori, programmatori macchine Cnc, addetti alla contabilità industriale. Sono le quattro figure professionali più richieste dal Sistema Casa regionale, i profili che il comparto ha interesse a formare per inserire nel mondo produttivo. Sui fabbisogni occupazionali del settore il Cluster Arredo e Sistema Casa, assieme all’Area Agenzia regionale per il lavoro – Servizi alle imprese della Regione Friuli Venezia Giulia, ha organizzato due serate con l’obiettivo di illustrare gli strumenti formativi disponibili per le imprese per migliorare la gestione delle risorse umane, sia in termini di formazione interna per i dipendenti sia di accompagnamento dei nuovi inserimenti nel tessuto aziendale. Gli incontri si sono tenuti a Brugnera nel cuore del distretto del Mobile, e a Buttrio, negli uffici del Cluster Arredo con enti di formazione del territorio (Enaip e Ial) chiamati a riqualificare e a formare i lavoratori.
«È stata confermata dalle numerose aziende intervenute – riferisce il direttore del Cluster Carlo Piemonte – la necessità di formare figure in grado di produrre alcuni elementi del made in Italy che sono essenziali al nostro mercato. Le esigenze di occupazione sono ben superiori al numero di persone che si è in grado di formare, sarà quindi nostro compito, insieme agli enti di formazione preposti e all’Agenzia regionale, predisporre percorsi con le aziende per formare tappezzieri, verniciatori, programmatori macchine Cnc, addetti alla contabilità industriale. Le due serate sono state un ottimo esempio di collaborazione sinergica tra Regione, enti di formazione e Cluster. Al via i lavori fin da subito per definire un programma».
«Tramite la struttura “Servizi alle imprese” raccogliamo richieste e aspettative delle aziende, in termini sia occupazionali che formativi – spiega Gianni Fratte, funzionario responsabile dei servizi alle imprese dell’Agenzia regionale per il lavoro –. Nel settore Legno-Arredo esistono fabbisogni inespressi, mancano cioè proprio operatori da inserire nel comparto Sistema Casa. Assieme alle imprese proponiamo quindi pacchetti formativi su misura delle aziende, mirati sulle esigenze specifiche delle imprese. Grazie a un finanziamento sociale europeo, la formazione è gratuita sia per le aziende che per i cittadini».