Rivolta dei cacciatori contro il presidente: «Stiamo con il cane»

Pro segugio e Arcicaccia Fvg tuonano contro Paolo Viezzi: «Ha tentato di distruggere il binomio animale-padrone»

UDINE. Pazienza gli ambientalisti, ma adesso la fronda dei cacciatori entra a gamba tesa proprio contro il presidente di Federcaccia.

«Un cane non è una persona e la sua uccisione non è il dramma che si è voluto dipingere: di questo sono profondamente convinto». Questo aveva detto – anzi lo ha ribadito con un secondo comunicato – il presidente di Federcaccia Fvg Paolo Viezzi commentando le notizie seguite all’uccisione, domenica a San Daniele, del cane Adamas da parte di una “doppietta” cui poi è stata revocata la licenza.

Il proprietario di Adamas racconta: ho sentito uno sparo e poi il suo pianto

Dopo la levata di scudi dell’Oipa, l’Organizzazione internazionale protezione animali che domani, in piazza San Giacomo, manifesterà pacificamente per solidarietà al povero Adamas, adesso a mettere nero su bianco sono Pro segugio e Arcicaccia Fvg, associazioni venatorie – quindi di cacciatori – che in poche parole «stanno con il cane».

Sandro Levan, presidente regionale di Pro segugio e consigliere nazionale di Libera caccia, interviene proprio sulla frase di Viezzi. «Perché mai il presidente regionale di Federcaccia – spiega – ha ritenuto di ritagliarsi un momento di notorietà tentando di distruggere i valori di un binomio, quello di “cane-padrone”, che è ormai nel Dna collettivo? Infausta, infatti, la sua affermazione che in quel di San Daniele fosse stato ucciso un cane, non una persona, insultando così implicitamente il proprietario del povero animale abbattuto».

E la federazione rilancia con “Cacce aperte”

Chi meglio di un cacciatore dovrebbe sapere che ogni essere umano che vuole bene al proprio cane da lui è sempre ampiamente ricambiato? Ecco la domanda che si fa Levan, che aggiunge: «Di quante persone si potrebbe dire lo stesso? Sono rimasto basito leggendo le dichiarazioni del presidente Viezzi dove sostiene che il grave atto accaduto a San Daniele “è comunque avvenuto nei confronti di un animale e non di un essere umano”. Questo non è il modo più appropriato per difendere la caccia. Tanto meno costituendosi parte civile nei confronti del responsabile dell’uccisione dell’animale che con il suo gesto avrebbe leso l’immagine dei cacciatori. In qualità di presidente regionale della Pro segugio, società che statutariamente è preposta alla tutela dei cani impiegati nell’esercizio venatorio, mi dissocio dalle posizioni assunte da Federcaccia che anche in questa occasione, nelle vesti di sindacato dei cacciatori, non mi è parsa all’altezza di difendere adeguatamente il mondo venatorio».

Levan spiega come sia assodato che per ogni cacciatore il proprio cane rappresenta un legame particolare che non può essere oggetto di discriminazione per eventuali colpe del suo padrone.

Cacciatore ferisce un cane e poi gli dà il colpo di grazia

«Perché tutto ciò non può anche valere proprio per tutti i cani?», si domanda ancora Levan, che sprona le doppiette in questo modo: «A questo punto ritengo che gli associati a Federcaccia dovrebbero sentire il dovere morale di dissociarsi apertamente dalle posizioni inaudite del proprio presidente e avere il coraggio di farsi rappresentare da persone che sappiano difendere i valori della caccia con maggiore saggezza. Soprattutto perché le posizioni inaudite di Viezzi non fanno altro che caricare il critiche il mondo venatorio. E di questo, francamente, la caccia non ne ha proprio bisogno».

A sua volta l’Arcicaccia del Friuli Vg, ribadisce di stare «con il cane. Incondizionatamente». I “compagni della natura” esprimono «la propria condanna per un atto incivile. Indipendentemente delle valutazioni che farà la magistratura – spiegano – la nostra organizzazione sottolinea come la barbara azione sia quanto di più lontano ed estraneo alla cultura del cacciatore. Il cane è il nostro amico, sia esso segugio, da ferma, da sangue o un fedele compagno, al quale ciascuno di noi dedica tempo per la cura e il suo benessere.

Interrogazione, il caso approda a Roma

L’uso del fucile, l’abbattimento della selvaggina in un’azione venatoria – rimarcano – sono per noi un privilegio e un onere che comportano consapevolezza e responsabilità. Comportamenti, modi di essere che si allontanano dai fondamenti dell’etica venatoria fanno parte di un mondo che combattiamo».

Per questo motivo Arcicaccia sostiene e favorisce «l’accrescimento culturale del cacciatore, il suo inserimento nella natura come fruitore oculato nei prelievi, ma anche come osservatore attento e sensibile dei fenomeni e dei mutamenti che spesso le dissennate azioni degli uomini determinano e che trovano in noi – conclude – una sponda forte e decisa accanto a tutti coloro che amano la natura».

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