Roma chiede al Friuli Venezia Giulia altre caserme per i profughi

UDINE. Anche l’Austria è pronta a costruire una barriera al confine con la Slovenia per limitare un afflusso indiscriminato dei migranti.
La notizia, che ieri mattina ha allungato un’ombra inquietante anche sui possibili risvolti che potrebbe verificarsi in Friuli Venezia Giulia dove secondo il ministro della Difesa Roberta Pinotti, l’allerta è massima - è stata immediatamente ridimensionata.
«Si tratta di garantire un afflusso ordinato e controllato nel nostro Paese, in nessun caso di chiusura delle frontiere», ha precisato infatti il ministro dell’interno austriaco Johanna Mikl-Leitner.
E per afflusso «ordinato e controllato» - che interesserebbe principalmente la zona confinaria di Spielfeld - si era fatto riferimento a una sorta di recinzione in grado di consentire un afflusso pianificato.
Ma anche questa versione è stata rettificata dal presidente del Consiglio Werner Faymann il quale ha dichiarato che l’Austria non sarà circondata da reti, ma che si tratta di misure di sicurezza tecniche e che l’argomento non è quello della chiusura dei confini.
È chiaro però che la tensione rimane alta così come l’incertezza di quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane con decine e decine di migliaia di profughi che spingono per entrare in un’Europa sempre più impaurita e divisa.
Il governo sloveno segue, infatti, con molta apprensione le mosse della vicina Austria, nel timore che un’eccessiva “opera” di filtro ai confini possa inevitabilmente ripercuotersi in Slovenia.
Dopo la riunione del consiglio di sicurezza nazionale, il ministro Miror ha detto soltanto che il governo sloveno discuterà nelle prossime ore delle possibili misure da adottare in caso non vengano rispettati gli impegni del mini-vertice Ue-Balcani di domenica scorsa.
Nel caso gli sloveni scoprissero che vengono disattesi, sarebbero pronti a intraprendere delle misure più forti ai confini.
Se il governo lo ritenesse necessario, sarebbero «pronti a posizionare oggi stesso il recinto sul confine con la Croazia» per gestire il flusso dei migranti. Miror ha aggiunto che da «europeo» non vorrebbe che questo accadesse, ma nel caso gli accordi venissero disattesi - ha ribadito - il suo Paese sarà costretto a intervenire.
La Slovenia sta infatti pagando il durissimo prezzo della rotta balcanica. Finora sono entrate nel Paese 90.000 persone. Poliziotti e tutte le persone di enti e associazioni che stanno gestendo questa emergenza sono stremati. Ieri, tra l’altro, c’è stato un altro incendio - pare appiccato anche questa volta dagli immigrati - nel centro di accoglienza a Dobova-Livarna.
Intanto, c’è da registrare qualche fiammata polemica tra Austra e Berlino. «L’Austria manda i migranti verso il confine tedesco nelle ore notturne, per fare in modo che entrino in Germania senza essere notati», è infatti l’accusa rivolta alle autorità di Vienna dal ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere, che si è augurato che gli austriaci riprendano subito a gestire «ordinatamente» gli arrivi dei migranti.
«Il comportamento dell’Austria negli ultimi giorni è stato fuori dai limiti», ha detto De Maiziere in conferenza stampa da Berlino. Ma contemporaneamente, le autorità di Vienna sostengono che la situazione in Austria è complicata perché la Germania ha per così dire frenato l’acettazione di profughi.
Non solo, ma la cancelliera Angela Merkel insiste sulla necessità di gestire la crisi con un controllo dei confini esterni alla Ue e con la cooperazione a livello europeo.
Il Land della Baviera ha, di recente, accusato le autorità austriache di lasciar passare i profughi verso la Germania senza alcun tipo di controllo e ieri è stata la volta del ministro degli Interni tedesco, Thomas de Maiziere, secondo il quale, «il comportamento dell’Austria degli ultimi giorni non va bene».
Per il fine settimana è previsto un vertice di emergenza dei partiti della coalizione di Governo in Germania per discutere della crisi umanitaria e del destino delle migliaia di profughi in arrivo ogni giorno.
Intanto, Horst Seehofer, leader della Csu bavarese, il partito partner della Cdu di Angela Merkel, dopo aver posto un ultimatum a Merkel, già respinto, perchè vengano varate misure restrittive alle frontiere tedesche, minaccia di portare la questione di fronte alla Corte Costituzionale.
Insomma, il vero pericolo a questo punto è che si innesti un effetto domino senza ritorno. Se la Germania frena ulteriormente gli accessi, lo stesso farebbe l’Austria e poi toccherebbe alla Slovenia.
A quel punto per il flusso di migranti, alla prese con i primi rigori della stagione fredda e con spostamenti faticosi e debilitanti, un’altra porta di accesso verso la Germania e il Nord Europa diventerebbe il Friuli Venezia Giulia.
In questi giorni l’assessore all’Immigrazione Gianni Torrenti, ha più volte riferito che si tratta di una ipotesi ancora remota, ma che comunque la Regione Friuli Venezia Giulia sarebbe in grado di affrontare questa emergenza.
Ma nonostante le rassicurazioni di Torrenti, ieri sera la senatrice del Pd Laura Fasiolo, a margine dell’audizione al Comitato Shenghen del ministro della Difesa, Roberta Pinotti ha affermato: «il Ministro si è dichiarato comunque disponibile a mettere a disposizione ulteriori immobili militari, in special modo in Friuli Venezia Giulia, dove l’allerta è massima. La velocizzazione dei processi di sdemanializzazione è fondamentale».
Dunque, da Roma viene confermata l’ipotesi che l’emergenza potrebbe essere in agguato da un momento al’altro. Tutto dipenderà dagli equilibri tra Germania, Austria e Slovenia. Sperando appunto che non si inneschi il micidiale affetto domino.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto










