Il sottosegretario Minniti: niente allarmismi ma l’attenzione è massima

«Il Fvg avrà un ruolo strategico nel monitoraggio dei flussi migratori». «Il pericolo di infiltrazioni terroristiche c’è, ma la paura non deve sopraffarci».
Il sottosegretario con delega all'intelligence Marco Minniti interviene alla presentazione del 'Rapporto sul terrorismo internazionale di matrice jihadista' realizzato dalla Fondazione Icsa, 28 novembre 2013 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Il sottosegretario con delega all'intelligence Marco Minniti interviene alla presentazione del 'Rapporto sul terrorismo internazionale di matrice jihadista' realizzato dalla Fondazione Icsa, 28 novembre 2013 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

GORIZIA. «Il Friuli Venezia Giulia è in un passaggio cruciale, in quanto al centro della rotta balcanica: la guardia, in questo momento, deve essere tenuta molto alta».

Nessun allarmismo, ma attenzione massima sul fronte orientale, quello più caldo in queste settimane sul fronte dell’immigrazione: il sottosegretario Marco Minniti, autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, ha confermato come anche i Servizi segreti nazionali siano impegnati nel monitoraggio dei flussi migratori che non stanno risparmiando da ormai un anno e mezzo la nostra regione.

«Se il Fvg avrà un ruolo strategico? Lo ha già, senza dubbio - ha indicato il sottosegretario -. Sappiamo che c’è una ripresa dei flussi attraverso la rotta balcanica: è chiaro che questo comporta massima attenzione, un’attenzione specifica in particolare nei rapporti di comunicazione con gli altri Paesi e naturalmente anche con quelli balcanici».

Da Minniti non è mancata poi una stoccata alle istituzioni europee, ree di aver sottostimato in una prima fase la portata degli eventi migratori, giudicati proprio in queste ore da parecchi esperti, i più importanti dal secondo Dopoguerra.

«Come risulta evidente, e l’Europa se n’è resa conto magari con un po’ di ritardo, questa è una partita che deve essere gestita in maniera sovranazionale - ha sottolineato il componente dello staff del presidente del Consiglio Renzi -: nessun Paese può essere lasciato solo perché la partita così non si risolve. E’ chiaro che quando si governa un piano di accoglienza, questo debba andare di pari passo con la sicurezza: accoglienza e sicurezza sono due facce della stessa medaglia».

Minniti, già sottosegretario ai tempi dei governi D’Alema negli anni Novanta, è intervenuto ieri al Polo universitario dell’ateneo di Trieste a Gorizia, parlando in particolare agli studenti di Scienze internazionali e diplomatiche nella ventunesima tappa del road show “Intelligence live”, organizzato dal sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

Nel corso dell’intervento in aula, Minniti ha parlato anche della minaccia del terrorismo e in particolare dell’azione dell’Isis: «Non dobbiamo farci vincere dalla paura del terrorismo. L’Is punta a questo: se l’opinione pubblica viene travolta dall’angoscia collettiva, i governanti risultano più deboli nell’affrontare le minacce» ha spiegato il sottosegretario.

«Soccombere alla paura significa consentire ai terroristi di vincere un pezzo della loro partita. Is fa un uso parossistico della violenza, che é la comunicazione della stessa violenza: in appena diciotto mesi, con modalità da blitzkrieg, lo Stato islamico è passato da componente minoritaria dello schieramento in Siria a componente fondamentale del terrorismo internazionale, anche grazie a un’imponente legione straniera che può contare su decine di migliaia di componenti che arrivano da tutto il mondo. Dobbiamo capire cosa spinge questi ragazzi a lasciare famiglie e case per andare a combattere in Siria e Iraq e magari, in prospettiva, diventare quelli che tornano a casa per costituire gruppi locali affiliati».

E per vincere le nuove sfide che il terrorismo propone, secondo Minniti «è necessaria un’alleanza strategica tra mondo dell’università e intelligence. Stiamo andando in giro per le università - ha detto spiegato il componente del governo- perché la connessione tra la pratica della conoscenza e la sofisticazione della conoscenza è inversamente proporzionale all’età: più si va avanti e meno si è capaci di comprendere la conoscenza complessa. E le nuove generazioni hanno una marcia in più: non deve sorprendere allora che alcuni servizi abbiano pensato di avere addirittura leve di arruolamento sotto i 18 anni».

Intanto, trenta esperti - di età compresa tra i 26 e i 40 anni - sono stati assunti dai Servizi attraverso una procedura pubblica aperta: tra loro, anche uno 007 del Friuli Venezia Giulia.

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